mercoledì, Gennaio 19, 2022
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Per la prima volta, scriverò da disabile…

di Claudio Pau*.

Per la prima volta, scriverò da disabile…

Cinque anni quasi, cinque anni dalla mia nuova vita, quella da seduto… «Le mie gambe, perché non si muovono le mie gambe? Come tornerò sulla mia montagna? Come giocherò le mie partite di calcetto? Come farò a vivere senza?».

Erano questi i miei primi pensieri nella rianimazione dell’ospedale Rummo di Benevento; 47 giorni, trasferimento alla Maugeri di Telese Terme, si prova a ripartire ma senza stimoli. Si parla con le decine e decine di persone che ti chiedono – senza pensare al dolore che tu possa ricevere – quanto tempo ancora debba restare seduto, e sempre con un sorriso a 32 denti le mie risposte ironiche, per dare speranza a loro, speranza che io avevo già perduto. In pochissimi giorni mi si spezza di nuovo un braccio, ne perdo la sensibilità e il movimento, la mia riabilitazione rallenta in modo vertiginoso e dopo 5 mesi di terapia riesco a tornare a casa mia, un’abitazione che per causa di forza maggiore non poteva offrirmi più dello spazio della sala da pranzo.

La speranza per dei progressi era riposta tutta nell’entrata della celebre struttura di Montecatone di Imola, un ospedale che tratta nello specifico casi di lesione midollare, ma si sa, in Italia anche per un ricovero devi avere Santi in paradiso. Passano altri 5 mesi dunque, mesi vissuti quasi totalmente a letto in quel soggiorno. A pochi giorni dal mio primo anniversario da disabile arriva una telefonata: «Signor Pau, lei ha il ricovero Lunedì». La mia gioia alle stelle, la speranza di scendere da quel letto da solo e non con un sollevatore comandato da mio padre era immensa, un Brigante come me non poteva non accettare quella sedia. Si parte, 600 km per un ricovero, si inizia un percorso fantastico: «Pau rialzati da terra, fallo da solo!!!», «Pau salta quello scalino, si impenna così», «Pau, la tua vita non è finita!!!». Era facile vivere lì e avere il sorriso, eravamo tutti in sedia! Tornato a casa oltre all’autonomia era rimasta una cosa: farsi vedere nel paese in sedia, farsi vedere da disabile!!! A pochi giorni dal ritorno dal mio primo ricovero imolese (4 mesi) sento il suono del campanello… Lucia Saudella: «Claudio, a Solopaca hai dato tantissimo in passato, ne conosci la storia, la ami… Vogliamo candidarci alle elezioni del Consiglio della Pro Loco?». Le risposi che mi avrebbe fatto piacere, ma dovevo pensarci. Pensarci perché sapevo che dare la mia disponibilità avrebbe voluto dire farsi vedere da disabile in strada, sapevo che avrei dovuto accettare la mia condizione… Ma a Solopaca non ho mai saputo dire no: accettai. Non auguro a nessuno di subire nella propria vita quello che ho subito, perché riemergere dopo essere andati così a fondo non è semplice, ma soprattutto basta un soffio per tornare giù.

Riabilitarsi mentalmente è molto difficile; farlo da solo – perché ti interessa che la tua famiglia non soffra ulteriormente e i tuoi amici di sempre si sono dileguati – lo è ancora di più.

La mia voglia di Solopaca, sempre in crescendo, è stata parte fondamentale di questo percorso riabilitativo. Quella riabilitazione che ogni mattina mi fa spingere per 7/8 km per allenarmi, per tenere intatta la mia autonomia. Quella riabilitazione che la sedia non te la fa vedere più, anche se ci sei seduto sopra.

Purtroppo la sedia, qualche giorno fa (e non poche lacrime hanno bagnato e stanno bagnando il mio cuscino) l’ho rivista! E l’ho rivista perché dal mio Comune hanno improvvisamente deciso di far mettere un lucchetto alla porta del cortile della sede della Pro Loco, porta che utilizzo da ormai 3 anni e mezzo per accedere con la mia sedia a rotelle all’interno del palazzo, dove ho il ruolo di Vice Presidente. Era l’unico accesso possibile per me. Io e la mia sedia restiamo fuori.

*Vice Presidente Pro Loco Solopaca (Benevento).

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