Pubblicato il: 6 settembre 2017 alle 8:00 am

L’esodo dei venezuelani verso l’Italia, lento, continuo e silenzioso… In Lombardia la comunità più numerosa. Arrivano con un normale visto turistico per simulare una vacanza

di Dario De Simone.

Milano, 6 Settembre 2017 – Una emigrazione lontana dai riflettori, lontana dallo scontro aspro tra i cosiddetti buonisti e i seminatori di odio a sfondo razziale. E’ la storia dei venezuelani che fuggono dopo l’aggravarsi della crisi politica ed economica di un Paese alla deriva, devastato dalle folli politiche del Governo Maduro e lacerato dal conflitto tra il presidente e l’opposizione.
E non è solo la storia dell’emigrazione di massa di venezuelani che tentano di raggiungere la Colombia attraverso i pochi varchi di confine non troppo presidiati. E’ una storia che riguarda anche l’Italia. Perché l’emigrazione di venezuelani è iniziata molto prima di aprile, molto prima che lo scontro politico tra il regime di Maduro e opposizione sfociasse in scontri di piazza, molto prima che la crisi economica portasse addirittura a problemi di rifornimento alimentare.

Molti venezuelani avevano capito già nel 2016 che la situazione sarebbe precipitata in pochi mesi. Chi aveva un parente in Europa ha deciso così di giocare d’anticipo. Altri hanno seguito a ruota nei primi mesi del 2017. Arrivano in Italia con un normale visto turistico e con voli che fanno scalo a Madrid o Parigi; un biglietto di andata e ritorno costa tra gli 800 e i 1.200 euro se prenotato con anticipo. In tantissimi acquistano il ritorno a distanza di due o tre settimane per simulare una breve vacanza in Italia a casa di parenti, ma a tornare sono in pochissimi; lo testimoniano i frequenti posti vuoti sui voli dalla Malpensa e da Fiumicino per Caracas. In tanti arrivano in Italia e presentano domanda di asilo politico.

Secondo i dati dell’UNHCR, a livello mondiale le richieste di cittadini venezuelani sono quadruplicate: nel 2016 erano state meno di 30.000, nei primi 6 mesi del 2017 oltre 50.000. L’80% delle domande viene presentato in Paesi dell’America del Sud o negli Stati Uniti. Ma sono in crescita quelle in Spagna e in Italia.
Secondo le stime ufficiali, in Lombardia sono residenti circa 1.400 venezuelani, i due terzi tra Milano e la Brianza. Sono numeri poco credibili soprattutto dopo gli sviluppi del 2017 e l’arrivo di tanti immigrati non censiti. Secondo stime approssimative, una famiglia venezuelana su tre starebbe ospitando un parente sfuggito al regime di Maduro. Si pensi che già nel 2014 avevano partecipato in 500 ad una manifestazione antigovernativa che si era svolta davanti al consolato di piazza San Babila per iniziativa dell’attivissima Mercedes Vasquez, la leader in Italia dell’opposizione a Maduro.
Milano è tra le città più antigovernative del mondo: alle ultime elezioni politiche del 2013 il 91% dei venezuelani di Milano ha votato per il rampante Henrique Capriles, ricalcando il dato ottenuto un anno prima quando Capriles aveva sfidato un Hugo Chavez già malato.
Gli irregolari che si stabiliscono in Italia tentano di lavorare a nero nelle più svariate attività. Sono facilitati dalle similitudini culturali: grazie all’influenza italiana imparano la nostra lingua in tempi rapidissimi, si adattano a svolgere qualsiasi lavoro, sono culturalmente di un livello più elevato rispetto ad altri immigrati sudamericani e – dato da non sottovalutare – sono mediamente bellissimi e bellissime. E non è raro trovare casi di ragazzi e ragazze arrivati in Italia perché destinatari di un formale invito di cittadini italiani conosciuti nelle varie chat online.

Nonostante ciò, il fenomeno della prostituzione è molto limitato e i casi di cronaca nera che coinvolgono venezuelani in Italia si contano sulle dita di una mano.
Ragazzi e ragazze trovano lavoro in ristoranti, bar e altre attività commerciali, spesso gestite da stranieri, in zone periferiche delle città dove i controlli sono più rari. Altri, soprattutto uomini, lavorano come badanti al fianco di persone molto anziane che hanno bisogno anche di un supporto fisico costante. Tra l’altro le autorità sembrano disposte a tollerare e a chiudere un occhio davanti ad una situazione emergenziale ma comunque limitata nei numeri complessivi e che ha un bassissimo impatto negativo e che invece può rappresentare una grande risorsa futura.

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