Pubblicato il: 24 settembre 2017 alle 9:00 am

Il Paradiso delle signore: l’happy end della cenerentola moderna La trama del libro da cui la fiction è tratta, i retroscena e le ambientazioni

di Caterina Slovak.

Roma, 24 Settembre 2017 – Nel 2015 è andato in onda per la prima volta su Raiuno un  serial che ha avuto  un buon successo, tant’è che quest’anno è stato messo in palinsesto il sequel (la quarta puntata martedì 26 settembre). Ambientato negli anni ’50, mentre l’Italia si lascia alle spalle la guerra e guarda al futuro, il film è la storia di una ragazza, Teresa , che lascia la Sicilia per Milano, dove entra a lavorare, come commessa, nel primo grande magazzino d’Italia: il Paradiso delle Signore. Lì, tra moda, amori, intrighi e amicizie, cercherà di dimostrare la sua intraprendenza e trovare la sua strada. E anche l’amore.

Forse non tutti i telespettatori sanno che, sia il titolo che la trama, sono tratti da un romanzo in Francia molto famoso, Au bonheur des Dames – letteralmente La felicità delle signore – di Emile Zola (1883), che oltralpe è stato un po’, con le debite differenze, il Verga italiano.

Personaggio eclettico e coraggioso, “inventore”  del naturalismo francese, grande estimatore della scienza (credeva nella letteratura proprio come scienza) e del progresso, commesso da Hachette e poi giornalista “d’assalto” –  il suo il celebre articolo J’accuse è diventato simbolo di ogni denuncia sociale – Zola racconta di Denise, ragazza di campagna che, dopo la morte dei genitori, lascia il suo paese natale per recarsi a Parigi presso uno zio. Ma egli, un mercante di stoffe, non può darle lavoro, perché il nuovo grande moderno magazzino, Il Paradiso delle Signore, sta inghiottendo e rovinando tutti i negozianti della zona. E invece sarà proprio lì che Denise troverà lavoro: andrà a vendere abiti, stoffe, mantelle, pizzi, guanti, accessori, insomma ogni ben di Dio per le signore e signorine amanti della moda. E’ il primo grande magazzino di Parigi; i suoi colori, le sue novità ed i suoi prezzi attirano donne da ogni parte della città. merce di ogni categoria e per ogni tasca.

Apriranno uno dopo l’altro nel centro di Parigi, lungo i boulevard, questi grandi negozi, con i loro scaffali traboccanti di merci di ogni genere. E intorno, per i piccoli commercianti è la rovina. Il “mostro” man mano ingloba le piccole aziende familiari che ostacolano la sua espansione, comprando per sfinimento il futuro e la dignità dei piccoli commercianti.

Il padrone del grande magazzino è Mouret, imprenditore capace e privo di scrupoli ma  anche gran seduttore, uno che di donne ne ha quante ne vuole, soprattutto se le sceglie tra le dipendenti del Paradiso. E un  profondo conoscitore dell’animo femminile, in grado di conquistare tutte le donne di Parigi, seducendole con trine, stoffe, mantelli, guanti, con i colori e lo sfarzo. Da lui non avrà vita facile la giovane Denise: al suo reparto sono all’ordine del giorno gli sgarbi, la prevaricazione ed il pettegolezzo, ma lei è una che lavora sodo senza scendere a compromessi e non aspira  a raggiungere una posizione sociale  diventando l’amante di qualcuno. Pur essendone innamorata, sarà l’unica  a respingere Mouret, poco abituato a ricevere rifiuti. Più lei lo respinge, più Mouret ne diventa ossessionato.

Ma è una fiaba moderna il Paradiso delle Signore e la vicenda Denise, come da copione, avrà il suo lieto fine, che come al solito non sveliamo. La diffusione del progresso visto qui come nuova struttura di vendita viene descritto da Zola in maniera minuziosa ma anche critica, il grande magazzino diventa  “sterminata officina”,  “mostro scintillante” .

Appartenente alla produzione “minore” di Emile Zola, questo piccolo capolavoro  stupirà sicuramente il lettore che troverà ancora così attuale un romanzo scritto più di cento anni fa, e si renderà conto che, dopotutto, il nostro secolo non ha inventato proprio niente di nuovo, né nel bene né nel male.

Il romanzo, che mescola in parti eguali moralismo e cinismo, buonismo e rassegnazione, lascia intendere che l’onestà vince, e d’altra parte, la vittoria del colosso sui piccoli negozi viene presa dallo stesso autore come un qualcosa di inevitabile, al quale non ci si oppone: è la vita. E le donne, che in preda a un’esagerata euforia scelgono le merci, somigliano tanto alle shopping addicted di oggi. In fondo, neppure la vanità femminile è cambiata!

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