Pubblicato il: 15 ottobre 2017 alle 12:00 pm

Quanto sono attuali le ‘Lettere luterane’ di Pasolini L’opera raccoglie gli articoli pubblicati sul ‘Corriere della sera’ e su ‘Il Mondo’ in cui l’autore riflette sul degrado fisico, ambientale e morale dell’Italia negli anni ’70. Lucida e mai banale lettura del Paese applicabile ai giorni nostri

di Valentina Grasso.

Roma, 15 Ottobre 2017 – Lei ha scritto: «Sul piano esistenziale io sono un contestatore globale. La mia disperata sfiducia in tutte le società storiche mi porta a una forma di anarchia apocalittica». Che mondo sogna?

Per un certo tempo, da ragazzo, ho creduto nella rivoluzione come ci credono i ragazzi di adesso. Adesso comincio a crederci un po’ meno. Sono, in questo momento, apocalittico. Vedo di fronte a me un mondo doloroso, sempre più brutto. Non ho speranze. Quindi non mi disegno nemmeno un mondo futuro.

Queste parole sono un estratto dell’intervista a Pier Paolo Pasolini durante la trasmissione di Enzo Biagi, “Terza B, facciamo l’appello”. Pasolini, poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, attore, paroliere, drammaturgo e giornalista italiano, dichiara di non avere speranze di cambiare la realtà; eppure, con tenacia, non rinuncia mai a descriverla con parole “corsare” che si rivolgono ai posteri, queste ultime riportate nelle “Lettere luterane”.

Le “Lettere luterane”

Le “Lettere luterane” sono una raccolta di articoli dell’autore scritti tra dagli inizi del 1975 e gli ultimi giorni di vita pubblicati sul quotidiano il “Corriere della sera” e il sul settimanale “Il Mondo”, in particolare nella sezione “pedagogia”. A quarantadue anni dalla terribile notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, in cui Pier Paolo Pasolini fu malmenato e ucciso sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia le Lettere luterane sono più che mai attuali. Uno dei tanti ed interessanti temi trattati è quello della “criminalità giovanile”.

La criminalità

Essa è descritta come una delle realtà affermatesi a seguito dell’instaurazione del “Nuovo Fascismo” ossia la “civiltà dei consumi”, una macchina distruttrice di anime. Pasolini denuncia l’era del consumismo, causa di ferite insanabili e destinate ad intensificarsi; una delle ferite è certamente la criminalità. Egli afferma che di fatto il bagaglio culturale dell’antico regime clerico-fascista (seppur sbagliato) non è riuscito realmente ad imporsi e la liberazione da quel regime non è stata altro che l’affermarsi del vero regime ossia quello consumistico al quale consegue una rivoluzione antropologica e la distruzione della tradizione culturale. Negli anni sessanta il conformismo, lo stereotipo e l’omologazione di massa hanno schiavizzato la società, colpevole di essersi adattata a questi fenomeni. Pasolini definisce i giovani “infelici” e “conformisti”. I moti del 68’, un’importante rivendicazione dei diritti, hanno comportato per molti giovani un travisamento delle libertà, un eccessivo edonismo e istigazione alla violenza gratuita. La criminalità e la violenza nascono perché i giovani non riconoscono alcun valore. La massa dei criminali è costituita da quelli che l’autore definisce “criminaloidi”, ossia giovani che patiscono la perdita dei valori di una tradizione culturale e non hanno intorno a sé i valori di una nuova cultura.

La televisione e le sue conseguenze

E’ stata la televisione che ha, praticamente (essa non è che un mezzo), concluso l’era della pietà, e iniziato l’era dell’edonè. Era in cui dei giovani insieme presuntuosi e frustrati a causa della stupidità e insieme dell’irraggiungibilità dei modelli proposti loro dalla scuola e dalla televisione, tendono inarrestabilmente ad essere o aggressivi fino alla delinquenza o passivi fino alla infelicità (che non è una colpa minore).

Pasolini afferma che una delle cause della criminalità è la televisione e ed il suo abuso. Infatti il progresso tecnologico ed informativo dei media non ha portato ad una vera democratizzazione bensì ad un divario sociale sempre più marcato. L’impossibilità di raggiungere i modelli proposti dai media genera rabbia e frustrazione nei giovani. Il tutto sfocia nella violenza, nella ferocia che altro non è che “vuoto” causato dalla mancanza di valori che l’autore definisce con l’espressione ”scomparsa delle lucciole”.

Uno sguardo al presente

E’ inevitabile rapportare le riflessioni di Pasolini al presente. La cronaca ci informa quotidianamente di atti di violenza, bullismo, luoghi pubblici devastati, sevizie e violenze di massa ai danni di giovani adolescenti; baby- gang intimidatorie ma con il viso di bambini. Non “ragazzi di vita” ma criminaloidi che patiscono la perdita dei valori. Giovani obbedienti al processo di degradazione. E’ azzardato definire profetico il pensiero di Pasolini? Le posizioni nei confronti dell’autore sono da sempre in contrasto, tuttavia la condivisione del proprio pensiero non fu mai il suo obiettivo. Pasolini ha semplicemente professato la sua verità perché come scrisse egli stesso: bisogna essere sinceri fino in fondo.

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