Pubblicato il: 5 novembre 2017 alle 9:00 am

Se il culto dei defunti cambia, persino la morte diventa un malinconico ricordo Dai nobili sepolti sotto le chiese fino alle cremazioni: cosi' chi ci lascia non torna alla polvere del suolo

di Giosuè Battaglia.

Roma, 5 Novembre 2017 – Recandosi al cimitero in questi giorni per la commemorazione dei defunti, si nota come anche il culto dei morti sia cambiato. Sono passati alcuni secoli da quando i morti venivano sotterrati sotto le chiese e solo qualche blasonato poteva occupare il posto sotto la navata centrale o sotto il pavimento dell’altare.

In quell’epoca (dal Medioevo a Napoleone) vi era tutta una letteratura in merito, così tutto ruotava intorno alla sistemazione dei resti che doveva avvenire su mensole e nel luogo veniva posto del pane e del vino perché i morti dovevano cibarsi e rinfrescarsi per poter vivere nell’altro mondo. I famigliari si recavano a fargli visita con cibarie e fiori e quando se ne perdevano i connotati allora le persone andavano presso questi luoghi a pulir le ossa e ad accendere candele nel loro cranio. Ai blasonati, invece, erano riservati funzioni religiose più appropriate al loro rango, con addobbi floreali di un certo rilievo.

Con la Rivoluzione Francese, per evitare l’aria nauseabonda che stagnava intorno alle chiese, dovuta appunto alla putrefazione dei corpi, fu emanato da Napoleone stesso l’Editto di Saint Cloud che dettava regole sui cimiteri, la loro costruzione, le tombe che dovevano essere tutte uguali e solo qualche blasonato poteva avere una scritta sulla tomba che ne ricordasse il casato. Anche in questa epoca e fino ad oggi si è accresciuto il culto dei morti fatto di marmi, di fotografie ritraenti il defunto, epigrafi.

Infatti, si ricordi ‘A Livella del compianto Totò, che volle ricordare in questa sua poesia i luoghi delle catacombe di San Gaudioso che si trovano sotto la Basilica Santa Maria della Sanità e dove lui andava spesso a giocare fra i tanti resti umani. Ebbene, tutto quanto citato è venuto a mancare in questa nostra epoca, facendo perdere tradizioni, usi, e perché no?, anche attività commerciali ruotanti attorno a questo culto. Proprio in questi giorni si assiste a tombe chiuse con cemento, perché vuote e non riutilizzabili a causa della cremazione delle salme già in uso da qualche tempo. Ciò, nonostante il luogo triste di un cimitero, fa perdere quella “vitale” caratteristica del momento della ricorrenza, della commemorazione. Allora il luogo diventa ancora più triste per quello che appare all’occhio, senza la tomba addobbata di fiori.

Non si può immaginare una salma, seppur ridotta a ossa, che ricordi la persona cara in vita. Si ha la visione di una boccetta di polvere nella quale è contenuto un frammischio di corpo umano, legno, e altri corpi estranei come viti, bolloni, apparecchiature dentali, protesi. Il tutto poi è raccolto in delle urne le quali possono essere conservate in diversi luoghi. Allora tutto questo mette fine a una letteratura esistente a proposito.

Con la cremazione si mette in dubbio anche la stessa fede cristiana che non ammetteva il rogo, riservato alle anime dannate e da sempre rinnegato, in favore di un ritorno dell’uomo nella nuda e madre terra. E’ vero che ciò non cambia alla lettera le parole bibliche tradizionali che il sacerdote proferisce su ciascun penitente nel tempo di inizio della Quaresima: «Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai», ma quella polvere è intesa polvere della terra naturale. Così il luogo naturale per diventare polvere, non può essere un “cremulator” e un luogo dove conservare i resti, non può essere un’ampolla tenuta su un mobile.

neifatti.it ©