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Riscaldamento climatico: «Nel 2030 sarà troppo tardi»

di Teresa Terracciano.

Bonn, 7 Novembre 2017 – La battaglia del clima non sarebbe ancora persa, ma è molto mal gestita. Attualmente c’è un «divario catastrofico» tra gli impegni assunti dagli Stati per ridurre le proprie emissioni di gas a effetto serra e gli sforzi necessari per conformarsi all’accordo di Parigi adottato al COP21 nel dicembre 2015. «È necessario limitare l’aumento della temperatura globale a un livello significativamente inferiore ai 2°C rispetto ai livelli preindustriali, cercando di limitarlo a 1,5°C». Questo è l’avvertimento delle Nazioni Unite. Non è il primo avviso lanciato dall’organizzazione, che si basa su una grande rete internazionale di scienziati, ma occorre un tono particolarmente forte a pochi giorni prima dell’apertura della COP23 (6-17 novembre a Bonn, Germania) e dopo un’estate difficile, durante la quale si sono succeduti di uragani, inondazioni e incendi che hanno mostrato la vulnerabilità ai cambiamenti climatici dei paesi ricchi e poveri.

Il livello di emissioni annuali di CO2 dei combustibili fossili (carbone, petrolio e gas) e l’industria del cemento, che rappresentano il 70% del totale delle emissioni di gas serra, è stabile dal 2014, poco meno di 36 miliardi di tonnellate (gigatonnellate o Gt).

Tuttavia, si osserva dalla relazione, questa stabilizzazione c’è stata solo in un breve periodo e la tendenza potrebbe essere invertita se la crescita dell’economia mondiale si accelera. Inoltre, la questione si fa più complessa se si considera non solo la CO2, ma anche il metano e tutti i gas a effetto serra, i prodotti per l’agricoltura e la deforestazione. Le emissioni totali, pari a circa 52 Gt di CO2 nel 2016, si mostrano allora in leggero aumento rispetto agli anni precedenti.

Siamo pertanto molto lontani dalla drastica riduzione delle emissioni essenziali per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi. Per contenere il riscaldamento globale a 2°C, le emissioni globali dovrebbero essere fissate a 42 Gt per il 2030, calcolano gli esperti. E puntare ad un massimo di 36 Gt per mantenersi al di sotto di 1,5°C.

Senza ulteriori sforzi, nel 2030, l’umanità avrà disperso l’80% di CO2 che può essere rilasciato nell’atmosfera senza nemmeno superare il limite di 2°C del riscaldamento.

La soluzione più radicale è chiara: consiste nel lasciare sottoterra le riserve di carbone all’80-90%, metà di quelle di gas e circa un terzo di quelle di petrolio. Ciò implica, in via prioritaria, non costruire nuove centrali a carbone e pianificare l’arresto di quasi 6700 unità attualmente in servizio.

Ma i rapporti continuano, anche altre leve devono essere attivate. Agendo in tutti i settori economici, è da 30 a 40 Gt di CO2 all’anno che potrebbe ritirarsi dall’atmosfera.

Con la diffusione dell’energia solare ed eolica, il miglioramento dell’efficienza energetica, lo sviluppo di mezzi di trasporto alternativi, lo stop alla deforestazione e attivando una riforestazione si potrebbero abbattere fino a 22 Gt di emissioni annue.  L’umanità non ha ancora bruciato tutte le possibilità a disposizione, ma è entrata in un pericoloso “allarme rosso”.

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