Pubblicato il: 17 novembre 2017 alle 2:30 pm

Immunoglobulina antitetanica: oltre che introvabile e’ pericolosa? Seconda puntata dedicata al farmaco irreperibile nelle farmacie italiane. Alcune Asl avvertono sui possibili rischi per la salute da iniezioni di preparati derivati da plasma umano. E un tribunale ha condannato il ministero della Salute

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 17 Novembre 2017 – Nell’articolo precedente abbiamo parlato della difficoltà di reperire l’immunoglobulina antitetanica in Italia. Sono emersi aspetti non da tutti noti, come ad esempio l’esistenza di una esportazione parallela, consentita dalle leggi, che agevola la distribuzione all’estero a discapito dell’approvvigionamento nazionale. Ma quello dell’assenza di questo prodotto dalle farmacie non è l’unico dato preoccupante quando si parla delle immunoglobuline antitetaniche.

Michele Selvaggio, medico con esperienza ventennale nei presidi d’emergenza ospedalieri, ci rivela come i pazienti che ricorrono alle cure del pronto soccorso per ferite importanti, vengano messi in guardia sui rischi per la salute connessi all’inoculazione di prodotti derivati dal plasma umano, come appunto l’immunoglobulina antitetanica.

Perché? La risposta ufficiale la troviamo – per caso – sul sito dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, che ha messo online un modulo che si può scaricare e stampare e deve essere consegnato firmato nel caso in cui si ricorra alle cure del Pronto Soccorso per «sottoporsi a trattamento con immunoglobuline antitetaniche derivate da plasma umano».

Il modulo, correttamente, informa sui «Rischi legati al trattamento», spiegando che: «l’antitetanica è associata a scarsi effetti collaterali, come modeste reazioni locali nella sede di iniezione e talvolta febbre. Il prodotto da iniettare – è ancora scritto – è derivato da plasma umano ed è stato sottoposto ad un procedimento per ridurre il rischio di trasmissione di agenti patogeni infettanti e testato per la ricerca del virus dell’epatite B, dell’epatite C e dell’AIDS. I dati epidemiologici attuali – viene poi precisato – hanno confermato la possibilità di trasmissione di virus in caso di somministrazione di emoderivati ma non vi sono segnalazioni di casi di trasmissione di virus con la somministrazione occasionale di gammaglobuline antitetaniche somministrate per via intramuscolare. Non si può escludere però – evidenzia l’Azienda Ospedaliera –  la possibilità di trasmissione di malattie da virus o da patogeni al momento sconosciuti».

Non si può escludere. Per completezza, il paziente, comunque, viene avvisato anche del fatto che «non esistono alternative terapeutiche che consentano una precoce profilassi contro il tetano» e che esistono concreti e seri rischi in caso di rifiuto del trattamento o che lo stesso venga effettuato in ritardo: «la mancata somministrazione di immunoglobuline anti-tetaniche aumenta la possibilità di sviluppare il tetano».

Resta il dubbio, pesante, alimentato da quel «non si può escludere». Una sorta di artificio comunicativo per informare l’utente. Una conseguenza che non si può escludere ma nemmeno affermare. Io ti informo, se tu accetti sai quali sono i rischi che potresti correre: sembra questo il senso. Un evento prevedibile secondo la migliore scienza ed esperienza del momento storico. Una eventualità contemplata dai protocolli. Un evento prevedibile ed evitabile con l’uso della ordinaria diligenza, per dirla con il diritto. Se ne dovrebbe rispondere per colpa.

E infatti, sulla possibilità di contrarre un virus da questo tipo di trattamento, si è espresso il Tribunale di Reggio Emilia nel luglio 2013 riconoscendo il nesso di causa tra la somministrazione di immunoglobuline antitetaniche e il contagio da virus HCV (virus dell’epatite C) sulla base del criterio del «più probabile che non”, condannando il Ministero della Salute a corrispondere in favore della danneggiata l’indennizzo previsto dalla legge 210/1992. Alla donna, durante un ricovero ospedaliero presso una struttura sanitaria del parmense nel 1988, era stato somministrato del Partobulin 250 mcg (immunoglobulina umana antiRH) per via intramuscolare.

Come se non bastasse, sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.226 del 29-09-2014, riferendosi alla Autorizzazione della variazione relativamente al medicinale per uso umano (si parla di un farmaco a base del principio attivo Immunoglobulina Umana Antitetanica, appartenente alla categoria degli Immunoglobuline specifiche e nello specifico Immunoglobuline specifiche, ndr) tra le altre cose viene scritto: «Quando vengono somministrati farmaci preparati a partire da sangue o plasma umano, non si può escludere in maniera assoluta  la possibilità  di  insorgenza  di  malattie  infettive   dovuta   alla trasmissione di agenti infettivi. Ciò vale anche per patogeni di natura attualmente sconosciuta».

Insomma, dopo una ferita importante e il ricorso al medico, che sia di famiglia o di un pronto soccorso, bisogna… incrociare le dita.

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