Pubblicato il: 22 febbraio 2018 alle 8:00 am

Sesso e ricatti: in Francia una donna contro il governo Macron Coinvolto in uno scandalo sessuale il giovane ministro dell'Economia. Per i suoi avvocati c'è stato il rapporto ma non lo stupro

di Danilo Gervaso.

Parigi, 22 Febbraio 2018 – Sembra non esaurirsi mai l’eco dello scandalo Weinstein: dagli Stati Uniti all’Europa si è aperto un vaso di Pandora che non accenna a diminuire. La stampa e i tutti i media in Francia sono occupati dalla notizia delle due denunce rivolte al ministro Gerald Darmanin, che, dal canto suo, assicura di non aver mai abusato di nessuna donna, forte del suo potere politico. Il 16 febbraio il tribunale gli ha dato ragione, decidendo che “il fatto non sussiste”.

Gérald Darmanin, classe 1982, ministro dell’Economia dal 2017, nominato nel governo di Édouard Philippe, è l’uomo nuovo dalla rapidissima carriera. Liceo religioso esclusivo privato ai Francs-Bourgeois a Parigi, laureato in Scienze politiche a Lille, Gerald Darmanin diventa assistente parlamentare di Jacques Toubon al Parlamento europeo, carica da cui inizia la sua brillante stagione politica: nel 2012 è uno dei sei deputati più giovani di Francia. I guai cominciano però quasi subito, quando viene condannato in primo grado per alcuni suoi commenti omofobici, ma è anche criticato per le sue strategie politiche che assomigliano troppo al clientelismo, secondo la sua principale detrattrice, la giornalista del giornale satirico Canard, Anne-Sophie Mercier.

La denuncia successsiva è più pesante: Gérald Darmanin è stato denunciato nel maggio 2017 per stupro da Sophie Spatz, 46 anni, ex squillo, denuncia a cui reagisce presentando una controdenuncia per calunnia. Tuttavia l’esposto della donna sarebbe rimasto senza seguito se non fosse stato per l’attivista femminista Caroline de Haas, grazie alla quale Sophie Spatz ha presentato una nuova denuncia nel gennaio 2018, questa volta accettata.

Nel 2009 Sophie Spatz si trova in serie difficoltà personali. La donna – un passato da escort – sta cercando di ottenere la cancellazione di una condanna del 2004 per ricatto. Molte porte le si chiudono in faccia prima di incontrare Gérald Darmanin. Il ministro ha 27 anni all’epoca. È membro del partito di maggioranza ed è responsabile degli affari legali dell’UMP (Union pour un mouvement populaire). Promette di intercedere a favore della ragazza e – secondo Sophie – chiede un appuntamento per la sera stessa, in un club privé, Les Chandelles, poi la serata sarebbe proseguita in una camera d’albergo dove, di fronte alle richieste del suo ospite, “finisce col cedere”, come per offrire un ringraziamento al favore promesso. Il legale della donna ritiene che i fatti possano essere descritti come stupro sulla base dell’articolo 222-23 del codice penale.

Gli avvocati di Gérald Darmanin non negano il rapporto sessuale, ma ritengono che non si tratti di stupro, mentre l’opinione pubblica al solito è divisa: secondo i giornali che hanno avuto accesso agli SMS inviati dalla donna, il rapporto sessuale era chiaramente legato alla promessa di accedere al fascicolo, ma il portavoce del gruppo del Presidente Macron En marche denuncia una vera e propria caccia all’uomo, prendendo così apertamente le difese del collega, e altri ancora ne chiedono le dimissioni, ammettendo che tuttavia, in questo caso, la decisione spetta a Darmanin. Bisogna tener conto di diversi fattori: la sua immagine, la sua capacità di esercitare pienamente e serenamente la sua funzione ministeriale, e anche l’immagine globale della maggioranza e della politica. In casi simili alcuni predecessori hanno deciso per le dimissioni.

Dunque sarà lui a decidere, poiché, riporta Alain Duhamel, giornalista di RTL, viviamo oggi in una società con tre giustizie parallele spesso conflittuali: la giustizia dei magistrati che è lenta e non sempre infallibile, ma in fondo professionale e seria, la giustizia dei media, veloce e ancor meno infallibile, e la giustizia dell’opinione pubblica, quella dei social, che conta sempre più e può prestarsi a qualsiasi fantasma d’accusa. Queste due ultime giustizie sono tanto pericolose quanto utili.

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