Pubblicato il: 1 marzo 2018 alle 8:20 am

Come “voterà” la psiche dell’elettore? Dipende dai meccanismi della dipendenza o dell’affidamento Nel primo caso si tratta di un’accettazione vincolante e temporanea di surroga della propria volontà, nel secondo il patto di fedeltà è a lunghissima scadenza

di Francesco Rettura*.

Fra pochi giorni al voto. I miei pazienti lamentano tutti una desolante vigilia elettorale. Io credo che abbiano ragione, ma non intendo oggi scrivere di politica, non mi compete in questa sede e non ho voglia di farlo. Voglio, invece, informare su cosa accade nella nostra psiche nella fase che precede la scelta del voto perché il meccanismo che si mette in moto è delicato e complesso. Nella relazione che siamo portati a costruire, quando abbiamo un “oggetto” che ci interessa, si presentano davanti al nostro IO due possibilità, entrambe portatrici di notevoli conseguenze e valenze.

La prima possibilità è il meccanismo della dipendenza, tanto in senso cronologico quanto in senso di risparmio delle risorse energetiche e psichiche. In senso cronologico, perché dalla nascita e fino all’età di 10 anni restiamo dipendenti dalle figure genitoriali e degli adulti per impiantare le strutture essenziali per il nostro sviluppo psico-fisico. In termini energetici, perché risparmiamo energie in campo decisionale, in campo previsionale-strategico, in campo operativo, in campo di verifica dei risultati ottenuti. È comodo trovare “o cocco ammunnat e buono”, ma si tratta di una vittoria di Pirro. Ogni volta che concediamo un risparmio di esperienza al meccanismo di formazione della nostra personalità, la depriviamo di elementi di connessione e di complessità che sono fondamentali per garantirsi il processo di identificazione. In senso politico, è il voto di scambio, è come un patto di affari nel quale è più forte l’altro, è l’accettazione di un compromesso vincolante, è il mettersi sotto accettando una situazione di subordinazione, è accettare una mutilazione della propria dignità anche se temporanea: in questo senso allertatevi tutte le volte che qualcuno vi dice “non preoccuparti, penso a tutto io”. Non esiste un tempo predefinito per la durata della dipendenza: ci sono condizioni psichiche che la limitano nella durata, ce ne sono altre che possono farla durare tutta una vita.

La seconda possibilità è il meccanismo dell’affidamento. Per metterlo in atto dobbiamo aver elaborato l’esistenza di un bisogno primario, una chiarezza dello scenario nel quale lo collochiamo, una consapevolezza della rete relazionale a nostra disposizione, la maturazione del nostro meccanismo di scelta, l’accettazione delle opzioni possibili e delle conseguenze prevedibili. A questo punto, siamo pronti a dare la nostra fiducia a qualcuno, a consegnarci ad una visione del mondo, ad una religione, ad una ideologia, ad un destino e ad un futuro. Si tratta di una dinamica psichica molto potente perché coinvolge strutture profonde della nostra personalità, perché attiva territori emozionali di vasta portata, perché condiziona categorizzazioni importanti del nostro sistema logico, perché costruisce le priorità della nostra memoria, perché sceglie gli occhiali con i quali guarderemo il mondo, perché sceglie i meccanismi di selezione delle persone che accetteremo e di quelle che rifiuteremo.

Solo adesso disponiamo di tutti gli elementi che ci servono per analizzare le ricadute del voto nella nostra psiche.

Chi è disposto a spendere un meccanismo di dipendenza sa che opera con un patto a tempo determinato. Ottenuto il vantaggio previsto, il patto decade e l’individuo torna libero per probabili nuove ricerche di vantaggi di vario contenuto: affettivi, economici, di potere, di prestigio, etc. Quando la dipendenza non ha consentito di raggiungere il risultato previsto, il nostro cervello razionale ci permette di fare un bilancio di costi e benefici e di razionalizzare, così, il costo psichico che abbiamo pagato.

Chi è, invece, disposto a spendere un meccanismo di affidamento, sa che adopera un patto a lunga, lunghissima, scadenza. Sa di mettere in atto un patto di fedeltà, sa di mobilitare le proprie energie in senso totalizzante, sa di accettare principi di coerenza molto forti, accetta di disporre di griglie interpretative complesse ed articolate, si abitua a confronti di tipo valoriale e non utilitaristici, ha la condizione profonda di anteporre l’interesse collettivo a quello individuale…ha radicato il senso del “noi” e della comunità e si muove, quindi, su prospettive tattiche e strategiche.

Una delusione sulla dipendenza provoca poco o nessun danno in senso di scelta politica, ben altro sarebbe il discorso se in campo affettivo. Una delusione sull’affidamento viene vissuta, invece, come tradimento. Un tradimento profondo perché profondo è il coinvolgimento dei piani psichici. Per molti cittadini la scelta politica conserva ancora un alto contenuto etico e valoriale, il senso di una passione e di una speranza, ma anche il senso di una vita e di tutte le sue scelte. In quest’ultimo periodo abbiamo perso molto del meccanismo di affidamento, e questa è una pericolosa deriva sociale e psicologica. Ricordo ai politici di non dimenticare le conseguenze di un affidamento deluso: queste si riempiono di distacco e di ostilità verso i partiti e le istituzioni. Quando gli individui restringono troppo il loro orizzonte sociale e comunitario torniamo fortemente al dominio psicologico del “Homo homini lupus” e per dovere professionale devo dire che, a questo punto, i rientri sono lunghi e difficili.

*Psicologo – Psicoterapeuta

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