Pubblicato il: 1 marzo 2018 alle 8:00 am

Il guazzabuglio politico italiano visto dalla Francia Alla vigilia delle elezioni, giornalisti e commentatori d’oltralpe avanzano ipotesi sui possibili scenari dopo il 4 marzo

di Danilo Gervaso.

Parigi, 1 Marzo 2018 – Archiviate quasi un anno fa le elezioni, la Francia si affaccia ad osservare lo scenario italiano con qualche timore e forte della sua ritrovata compattezza. Alla vigilia delle presidenziali francesi che hanno incoronato Emmanuel Macron, pochi in Europa avrebbero scommesso sulla capacità di En marche! di riuscire a ottenere anche la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale. Invece Macron ha dimostrato di aver compreso appieno il sistema istituzionale della V Repubblica, costruito da Charles de Gaulle nel 1958. Lungimiranza, preparazione, fiducia? E un Paese rafforzato politicamente come giudica i possibili vincitori italiani dell’importante voto del 4 marzo?

Il Figaro si chiede con Richard Heuzé se l’Italia sarà governabile dopo le elezioni, visto che appare chiaro già una settimana prima che nessuna forza politica sarà in grado di ottenere la maggioranza all’indomani del sondaggio legislativo.

Ampio spazio trova sui quotidiani francesi la descrizione della riforma elettorale, che Heuzé vede concepita per favorire le coalizioni a scapito dei singoli gruppi di voto, uno strumento di lotta essenzialmente diretto contro il movimento M5S, che rifiuta ogni alleanza e denuncia una “cospirazione scandalosa”. Include solo un turno. Il 61% dei posti è assegnato da una rappresentanza proporzionale, una richiesta della destra di Silvio Berlusconi, un 37% al voto uninominale, fortemente voluto da Matteo Renzi. I posti rimanenti (2%) sono riservati agli italiani dall’estero.

Le monde fa sue le opinioni terroristiche di Juncker, secondo il quale l’Europa potrebbe dover prepararsi per lo “scenario peggiore” all’indomani delle elezioni italiane del 4 marzo. Rompendo il silenzio ufficiale di Bruxelles e contraddicendo i commenti rassicuranti del suo entourage, il presidente della Commissione europea ha parlato della prospettiva di un governo che non sarebbe “operativo” a Roma. “Sono più preoccupato per l’esito delle elezioni italiane che per il referendum interno della SPD”, ha aggiunto il presidente. La Commissione ha trasmesso la sera una dichiarazione, in italiano, con intento riparatore, affermando che “qualunque sia l’esito del voto”, il presidente Juncker era “fiducioso” che un governo avrebbe assicurato che l’Italia rimanesse ” un attore centrale in Europa e per la definizione del suo futuro “. I timori dell’Europa che in Italia si vada verso un’estremizzazione della politica sono quindi reali, ma si spera che l’Italia rimanga un Paese profondamente europeista.

Per France.info sussiste il pericolo di confinare il discorso politico tra estrema destra, quella dei neofascisti, da un lato, che fanno leva sul razzismo, e sinistra ed estrema sinistra, che hanno paura di questa forte ondata violenta e xenofoba.

Les echo.fr, nell’articolo di Dominique Moisi, guarda invece ai leader, primo fra tutti Berlusconi: “In un momento molto incerto, dominato dal ritorno di Silvio Berlusconi, le elezioni italiane si svolgono in un difficile contesto economico e sociale “per poi aggiungere che, visti i candidati, è più probabile la svolta cinquestelle. Il vecchio leader è visto non più vincente, ma “vittima dei suoi eccessi, della sua volgarità, dell’atmosfera di decadenza morale e culturale e della corruzione finanziaria che accompagnò il suo “regno”.

E una coalizione destra – estrema destra? Gli italiani, secondo Moisi, potrebbero trarre ispirazione dal “modello austriaco” votando di fatto per una coalizione tra destra e estrema destra, centrata proprio su Silvio Berlusconi, “a 81 anni il simbolo più perfetto di un’Italia cinica e anziana che, dopo averlo respinto, ritorna da lui, chi per convinzione, che per l’assenza di un’alternativa soddisfacente”.

Molti giornalisti oltralpe sono concordi nell’affermare che i risultati incerti dipenderebbero anche da un sistema di voto, che nella sua nuova complessità, sembra quasi incomprensibile, anche per gli italiani più colti: una ”autodistruzione sofisticata”. L’Italia potrebbe rischiare di ridiventare ciò che è stato per secoli, cioè una semplice “espressione geografica”?

Basterebbe che le elezioni non portassero a nessuna maggioranza di governo, condannando gli italiani a rivedere quel sistema divenuto incapace di produrre maggioranze. Variante di questo scenario, giochi di alleanza tra formazioni politiche, che farebbero della Germania un modello di semplicità e razionalità rispetto al guazzabuglio Italia.

Nessuna fiducia da parte dei giornalisti politici nemmeno al M5S. Suscita, però, curiosità il fatto che neanche le difficoltà del Movimento con il governo della città di Roma, scoraggi i suoi sostenitori.

Uno scenario “giudicato positivo” vedrebbe la vittoria di una sorta di continuità: il primo ministro Paolo Gentiloni, a capo di una coalizione tra la destra di Berlusconi, Forza Italia, e il centro-sinistra del PD.

Insomma, la Francia critica il guazzabuglio ma benedice l’inciucio.

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