Pubblicato il: 1 marzo 2018 alle 8:15 am

Volgare, vuota e offensiva: la desolante corsa al voto La sociologa Amaturo: «Non ci sono né programmi né idee, solo slogan. L’istruzione non è più un obiettivo mentre internet ci ha reso superficiali»

di Giuseppe Picciano.

Roma, 1 Marzo 2018 – «La durezza di questa campagna elettorale fa il paio con la sua insignificanza», riflette con un pizzico di amarezza su Facebook un politico di lungo corso ormai fuori dai giochi. Il problema è che oltre alla insignificanza, la peggiore campagna elettorale della storia repubblicana sta offrendo ai cittadini anche un linguaggio intriso di ostilità, volgarità e disprezzo nei confronti dell’avversario politico determinando un clima insopportabile. Il clima di odio ha superato da tempo il livello di guardia a tal punto che un’organizzazione come Amnesty International la lanciato lo scorso 12 febbraio la campagna “Conta fino a 10” che mira a contrastare i discorsi violenti, aggressivi, discriminatori e a diffondere invece un uso corretto delle parole, attraverso strumenti innovativi, partecipazione attiva e una nuova forma di attivismo digitale, con la consapevolezza che la diminuzione del linguaggio di odio conduce a una società più inclusiva e accogliente. Ogni giorno sino al 2 marzo, Amnesty International Italia monitorerà i discorsi e le dichiarazioni di tutti i candidati dei collegi uninominali di Camera e Senato dei quattro principali partiti e coalizioni dopodiché pubblicherà i risultati. I quali sono facilmente prevedibili considerando le performance dialettiche dei leader di partito che, avviluppati dal vortice delle pulsioni, hanno deliberatamente “sbracato” abbandonando la più laboriosa elaborazione del pensiero critico.

Censire il profluvio di insulsaggini e contumelie volate da una parte all’altra degli schieramenti è praticamente impossibile. Si passa dalle iperboli sbeffeggianti del governatore De Luca (“Di Maio? Sterminatore di congiuntivi) ai moniti dei 5Stelle i quali sentendosi più uguali degli altri come nella “Fattoria degli animali” di Orwell, danno del ladro matricolato al migliore degli avversari, fino alle dichiarazioni di leghisti, forzisti e Fratelli d’Italia che non si fanno mancare nulla nella loro guerra santa agli immigrati. Non mancano poi amorevoli apprezzamenti come «fascista o comunista assassino», «incapace», «corrotto», «siete il male assoluto». Di programmi veri, se non quelli fantastici che minerebbero la tenuta dei conti pubblici, nemmeno una riga.

Perché, professoressa Amaturo?

«Perché è una campagna elettorale scialba: non ci sono proposte, non ci sono idee, non c’è la contrapposizione ideologica che pure ha caratterizzato i dibattiti fino agli anni ‘90. L’unico modo per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica è alzare i toni, utilizzare slogan collaudati e soffiare sul fuoco della conflittualità sociale. D’altronde, l’Italia patisce ancora gli effetti della lunga stagnazione economica per cui agitare gli animi offre alla gente una valvola di sfogo, appaga rancori e risentimenti. Il guaio è che si fa leva anche sugli umori dello spaccato più nevralgico della società che sono i giovani, soprattutto i cosiddetti “né-né”, coloro cioè che non studiano e non cercano lavoro. Attraverso un linguaggio semplice, diretto e stereotipato molti partiti solleticano le frustrazioni di questi ragazzi: non offrono problemi, ma li ingigantiscono».

Enrica Amaturo, direttrice del Dipartimento di Scienze sociali dell’Università Federico II di Napoli e presidente dell’Associazione nazionale di Sociologia, commenta non senza perplessità i registri comunicativi, per così dire, adottati dai partiti politici alla vigilia della tornata elettorale.

Secondo lei, i leader politici sono consapevoli del clima che con le loro dichiarazioni direttamente o indirettamente generano?

«Direi di sì, è una campagna elettorale pensata per il breve termine e quindi l’importante è concentrare tutti gli argomenti in pochi giorni. Purtroppo è un quadro da cui si denota anche tanta irresponsabilità dei leader. Nel caso fosse necessario un governo di larghe intese, come sarà possibile giungere a delle mediazioni dopo i veleni di queste settimane? L’importante per loro non è elaborare il pensiero, è trovare le migliori scorciatoie linguistiche, così i temi salienti diventano marginali. Si puntano pochi argomenti che fanno presa sulla gente, trascurando completamente quelli vitali come gli investimenti per il lavoro, la ricerca scientifica, la crescita del Mezzogiorno. La maggioranza degli italiani è convinta che la priorità assoluta sia la creazione di posti di lavoro, non certo l’arrivo dei migranti. Senza dubbio questo dramma va affrontato efficacemente, ma non è cima ai pensieri degli italiani anche se alcune forze politiche, per esempio, ne hanno fanno fatto l’unico cavallo di battaglia.

Come mai è scaduta la qualità del linguaggio politico?

«I politici rappresentano uno spaccato del Paese. E’ venuta meno l’educazione all’elaborazione critica del pensiero e del rispetto per quello altrui. Grazie ai social tutti hanno diritto di tribuna e ciò, sullo sfondo di un’ignoranza dilagante, ha abbassato il livello del linguaggio. Anche il rapporto dialogico in politica ne ha risentito. Basti considerare i contenuti che circolano e le argomentazioni che animano i salotti televisivi: vince chi grida o insulta di più, non chi dice cose sensate. Mi duole dover constatare che anche i partiti seguono questa onda lunga del populismo avendo rinunciato, in primis, alla formazione di una classe dirigente capace e di elaborare idee e progetti».

Di certo i politici attuali non hanno la preparazione dei loro predecessori: quanto ha inciso, professoressa Amaturo, la crisi del sistema dell’istruzione?

«Molto. Tutto il settore dell’istruzione è in affanno e non si scorgono prospettive incoraggianti: le continue riforme “riformate” hanno creato una situazione nella quale la società della conoscenza è marginalizzata. A questo aggiungiamo l’invasività massificante di internet che esalta la superficialità dei contenuti e penalizza la profondità del pensiero. Non sono una passatista in senso stretto, sono anzi aperta all’innovazione, ma di certo va ripensato il sistema dell’istruzione».

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