Pubblicato il: 1 marzo 2018 alle 4:09 pm

Zone economiche speciali, ecco cosa cambierà in Campania Grassi (Confindustria Napoli): «Aumento dell’export e posti di lavoro». L’assessore Lepore: «La Regione chiuderà in tempi brevi il Piano strategico»

di Ennio Tomasini.

Napoli, 1 Marzo 2018 – Una durata non inferiore a 7 anni e non superiore a 14, la possibilità di ricomprendere nelle aree a fisco agevolato anche porti non strategici, (purché “presentino una rilevanza strategica per le attività di specializzazione territoriale che si intende rafforzare e dimostrino un nesso economico funzionale con l’area portuale), l’obbligo per le imprese di mantenere in vita l’attività oggetto dell’agevolazione per almeno 7 anni dopo il completamento dell’investimento. Sono le principali previsioni contenute nel regolamento istitutivo delle Zone economiche speciali in vigore dallo scorso 27 febbraio. Un provvedimento che consente di attivare anche Zes interregionali (qualora una regione che non abbia un’area portuale sia adiacente a una regione in cui sia presente almeno un’area portuale) e di includere nelle zone a fiscalità semplificata anche aree della medesima regione non territorialmente adiacenti, a patto, anche qui, che «presentino un nesso economico funzionale e che comprendano almeno un’area portuale». Un nesso, precisa il regolamento, che sussiste «qualora vi sia la presenza, o il potenziale sviluppo, di attività economico-produttive, indicate nel Piano di sviluppo strategico, o di adeguate infrastrutture di collegamento tra le aree interessate».

Fissate le regole, ora la fase successiva è individuare i confini delle Zes. La palla, dunque, passa alle Regioni che, assieme alla proposta di istituzione, dovranno presentare anche un Piano di sviluppo strategico, un’analisi dell’impatto sociale ed economico atteso, l’individuazione delle semplificazioni amministrative di propria competenza, l’indicazione delle agevolazioni e incentivazioni (senza oneri a carico della finanza statale) che potranno essere concesse dalla regione. Procedure che la Campania dovrebbe chiudere in breve tempo, assicurano il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, e l’assessore alle Attività produttive, Amedeo Lepore: «La Giunta regionale, che ha già contribuito fortemente ai contenuti del decreto nazionale e ha avviato da mesi un’approfondita opera di elaborazione della Zes – assicurano – è pronta a concludere in tempi rapidi la definizione del Piano di Sviluppo strategico della Campania, che comprende i porti di Napoli e Salerno e le principali aree retroportuali della Regione, individuando i nodi logistici e produttivi dei nostri territori».

Scaldano i motori le imprese che sollecitano da anni l’istituzione delle Zes. Per Confindustria Napoli è il vicepresidente con delega alla Logistica e alla Portualità, Vito Grassi, a spiegare i benefici che il provvedimento porterà in termini di competitività delle imprese e creazione di nuovi posti di lavoro. «Con la pubblicazione in Gazzetta del regolamento e l’imminente definizione del Piano strategico da parte della Regione Campania, si aprono nuove opportunità per le imprese meridionali che lasciano ben sperare per una più incisiva ripresa dell’economia: un credito d’imposta per maxi investimenti fino a 50 milioni, tempi dimezzati per autorizzazioni e procedure (con il Governo pronto a esercitare i poteri sostitutivi) e oneri amministrativi e istruttori più bassi», dice Grassi. Che invita a fare un paragone con le altre aree del Mezzogiorno che hanno già attivato le Zes.  «Per capire la reale portata che potrà avere per noi l’istituzione delle Zone economiche speciali – dice – basta guardare agli esempi più vicini al posizionamento del Mezzogiorno negli equilibri degli scambi via mare. Il porto di Tangeri, in Marocco, ha visto nascere 60mila posti di lavoro ed esportazioni per oltre 2,6 miliardi di euro. La zona franca di Barcellona ospita circa cento imprese e conta 6mila occupati. Così i porti di altre aree del mondo: in Irlanda la Shannon Free Zone registra un impatto economico considerevole: il rapporto tra sterline spese dal settore pubblico in infrastrutture e incentivi e di 1 a 22 dopo i primi 5 anni. A Panama, dove sono presenti 2.600 imprese dedite a commercio e servizi, c’è un interscambio di 21,6 miliardi di dollari, di cui 11,4 miliardi in export. Non dimentichiamo, inoltre – conclude Grassi – che il decreto legge contiene importanti norme come quelle sulla ricollocabilità dei lavoratori delle aree di crisi industriale del Mezzogiorno, che prevede una copertura finanziaria fino alla fine del 2018, e quelle sulla imprenditorialità giovanile, che permette un vasto programma per promuovere il lavoro autonomo, i talenti e la creatività dei giovani in tutto il Mezzogiorno».

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