Pubblicato il: 4 marzo 2018 alle 8:00 am

Si vive solo una volta? No, anche due se c’è lo spirito giusto Ci sono individui che imparano la lezione con la prima esperienza e si comportano più attentamente evitando gli stessi errori, altri continuano a sbagliare condizionati del proprio “Io”

di Giosuè Battaglia.

Roma, 4 Marzo 2018 – La vita terrena è quell’arco di tempo che trascorre dalla nascita di un organismo fino alla sua morte. Vi sono svariate teorie di scienza e filosofia che ancora continuano a dibattere su questo dilemma, considerandolo in diverse opinioni più o meno condivise. Un concetto importante di vita è rappresentato dalla “vitalità”, che rappresenta la capacità di vivere in modo autonomo e quindi capacità di vita fino al momento della morte corporale. Da più parti si sente la frase come: “Si vive una volta sola!”, quando si vuole indicare un’azione fatta una volta tanto e la si vuole giustificare con la mancanza di irripetibilità durante l’arco della propria vita. Altra frase comune è “Se potessi tornare indietro!”, con la quale si stigmatizza un errore fatto e che non si ripeterebbe dopo l’esperienza avuta. Ma il vivere una sola volta è il vivere del momento della propria esistenza, con i vari passaggi a partire dalla nascita, proseguendo con la fanciullezza, gioventù, maturità, vecchiaia e morte che mette fine alla vita biologica. Durante tutto questo tempo e nei vari passaggi, si vive più volte e si fanno diverse esperienze che si ripetono e che ogni individuo tratta secondo la sua indole e il suo modo di rapportarsi agli altri. Ci sono individui che imparano la lezione avuta con la prima esperienza e si comportano più attentamente evitando le stesse conseguenze di prima; invece altri, rispondono alla stessa maniera sbagliando come la prima volta, non per colpa propria e non per mancata intelligenza, ma solo per propria valutazione dovuta all’animo presente nel proprio “Io”.

Comunque l’esperienza che si ripete, testimonia un “vivere più volte”. C’è da chiedersi, non è un vivere due volte quando si esce da una brutta storia e si aprono davanti nuovi scenari? Non si vive due volte quando si assiste alla nascita di un figlio? Ogni volta che un evento nuovo sopperisce o nasce un altro evento, è da considerarsi una nuova vita, perché si ha una nuova linfa per l’animo e se anche chi non ha tratto esperienza da quella passata, comunque affina il senso della valutazione e sviluppa una nuova vita in sé. Il romanzo di Fleming prospetta: “Si vive solo due volte: una volta quando si nasce e una volta quando si guarda la morte in faccia”. Il nascere è l’inizio corporale della vita, che apre un sipario dell’esistenza terrena e ciò avviene inconsapevolmente per l’organismo, ma la vera vita è quella che viene vissuta e che è fatta di pensiero, di stati d’animo, di sentimento che sono peculiari all’io e quindi accompagnano il cammino dell’individuo. Quindi ogni qualvolta si passa attraverso una situazione, più o meno importante, l’individuo ha un ritorno alla vita, cioè quella via che si spiana dopo aver valicato quel momento; dopo il buio arriva la luce, quella luce che dà nuova linfa e quindi nuova vitalità. Insomma sono situazioni di vita nell’arco di tempo della vita, che portano l’individuo a continuare la vita quale organismo vivente.

neifatti.it ©