Pubblicato il: 5 marzo 2018 alle 8:39 am

«Un Paese appeso» Il Pd a pezzi. I 5 Stelle primo partito. La Lega comanda nel centrodestra

di Fabrizio Morlacchi.

Roma 5 Marzo 2018 – Aprendo la sua maratona elettorale, Enrico Mentana ieri sera ha detto: «Il referendum può essere considerato la prova generale di queste elezioni».

Il segnale, insomma, era chiaro. Era più di un segnale. Ma Renzi non ha voluto coglierlo, ha tirato dritto come ha sempre fatto in questi anni. E si è schiantato.

«Se questo è il risultato finale la cosa chiara per il Pd è un dato negativo, noi passeremmo all’ opposizione», ha commentato il capogruppo Pd Ettore Rosato. Più semplicemente il vicesegretario Maurizio Martina ha parlato di «una sconfitta molto evidente e molto chiara, molto netta».

I seggi? Sulla base delle proiezioni (mentre sono in corso gli scrutini): il Movimento 5 Stelle potrebbe avere tra i 216 e 236 seggi a Montecitorio. Il centrodestra ne avrebbe tra i 248 e 268, il centrosinistra tra i 107 e i 127, Liberi e Uguali tra gli 11 e i 21.

“Il Parlamento è appeso. Il Paese pure”, twitta Ferruccio De Bortoli.

E si, gli scenari sono improbabili. Chi sosteneva l’attuale legge elettorale è riuscito nel suo intento: generare caos. Le forze che, insieme, potrebbero garantire i numeri per governare sono 5Stelle e Lega. Chi se l’immagina un governo con Salvini e Di Maio insieme? Mai dire mai, certo. Ma stando alle prime dichiarazioni (che sono sempre quelle meno credibili), i margini per un dialogo sono quasi inesistenti.

«Dovranno venire a parlare con noi usando i nostri metodi di correttezza, di trasparenza», afferma Alessandro Di Battista, il primo pentastellato a commentare i risultati e parlando di «apoteosi».

La Lega mette subito in chiaro che Salvini non potrà fare il cameriere a Di Maio (che in politichese non vuol dire “non ci sono margini”, anzi…). Giancarlo Giorgetti, vicesegretario della Lega chiarisce: «Parleremo per prima coi nostri alleati, abbiamo idea di cosa fare e guardiamo al futuro con serenità e consapevolezza. Sappiamo cosa dobbiamo fare. Credo che la sfida di Matteo Salvini sia stata vinta». Il messaggio sembra diretto – e chiaro – a Silvio Berlusconi, il quale aveva promesso in campagna elettorale che avrebbe riconosciuto a Salvini il diritto alla premiership se avesse preso più voti nella coalizione. Anche se Forza Italia ha già fatto sapere attraverso una nota del coordinamento nazionale che il centrodestra “è il vero vincitore di una tornata elettorale in cui è in gioco il governo del paese e non le affermazioni individuali”. Come a dire, abbiamo un senso solo uniti.

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