Pubblicato il: 8 marzo 2018 alle 7:42 am

8 marzo, tre storie che in Islanda nessuno noterebbe L’Italia oggi festeggia la donna, ma nel mondo è tra i paesi dove è maggiore il divario di genere

Il nostro è un Paese che scivola (ancora) facilmente sulle desinenze femminili, titoli e cariche sono – quando non sfociano nei pastrocchi grammaticali – il segno di un’avanguardia (ma anche retroguardia) sessista.

Nel Global Gender Gap, che misura la parità di genere in 144 paesi, siamo passati dal 77esimo posto nel 2006 all’82esimo nel 2017, siamo adesso tra Messico e Myanmar. “L’Italia – si legge nel rapporto – vede una riduzione dell’uguaglianza salariale per lavori simili e una riduzione di donne in ruoli ministeriali, mentre allarga il proprio divario di genere a oltre il 30% per la prima volta dal 2014”.

Sul punto “Partecipazione economica e opportunità”, siamo addirittura al 118esimo posto.

Si fa fatica a concepire una impostazione egualitaria sul tema maschio-femmina nella distribuzione di spazi e ruoli. Ogni volta che una donna conquista uno spazio “nuovo” o giustamente rivendicato la risposta del sistema sociale sembra più simile allo stupore che all’indifferenza.

Non è un caso, dunque, che oggi trattiamo l’argomento da questo punto di vista. Quello della normalità. Una donna che sceglie la carriera prefettizia, un’altra che impiega il suo talento per rivoluzionare l’agricoltura, la terza docente di sociologia. Storie di normalità, che in posti come l’Islanda o la Norvegia (prima e seconda posizione nella top ten del Global Gender Gap Index), non fanno rumore (o notizia?).

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