Pubblicato il: 8 marzo 2018 alle 7:37 am

La carriera prefettizia è donna Maddalena De Luca: «Siamo quasi la metà dei prefetti in carica. Ma talvolta ci vuole più fatica per far emergere preparazione, impegno, dedizione»

di Marzio Di Mezza.

Roma, 8 Marzo 2018 – E’ il prefetto più giovane d’Italia. Ed è donna. Maddalena De Luca, attualmente a disposizione con incarico speciale, a capo della segreteria del Sottosegretario all’Interno. Nel 1994, dopo la laurea in Giurisprudenza e vari altri corsi e specializzazioni, vince il concorso per Vice Consigliere di Prefettura. Di lì a poco arriva la nomina per ricoprire l’incarico di vice capo di Gabinetto presso la prefettura di Asti, dove resta per 5 anni. Ed era chiaro che aveva messo il piede sul secondo gradino della scala che la conduceva verso il suo sogno più grande. L’impegno, la passione, le competenze, le hanno permesso di superare difficoltà, diffidenze, stereotipi. La società sembra ancora stupirsi di fronte a un prefetto donna, per i media è ancora una “notizia”, visto che qualche quotidiano importante ha titolato appena un anno fa “Milano. Arriva il primo prefetto donna”. Eppure già nel 1987 (ce lo ricorda l’Accademia della Crusca) Alma Sabatini, nel suo ‘Il sessismo nella lingua italiana’ (Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato), raccomandava di usare i femminili prefetta e questrice o questora. Ma, come diceva qualcuno, il nostro è un Paese che scivola facilmente sulle desinenze femminili, titoli e cariche rivestono ancora una forma di sacralità primitiva.

«L’istituto prefettizio ha già compiuto 200 anni e per moltissimo tempo questa carriera era considerata di esclusivo appannaggio maschile – ricorda Maddalena De Luca -. Con il mio concorso, nel ’92, per la prima volta abbiamo superato gli uomini».

Domanda scontata: una donna incontra più difficoltà?

«Da un certo punto di vista si. Devi superare diffidenze. Talvolta ci vuole più fatica per far emergere preparazione, impegno, dedizione. Non si può nascondere che un certo retaggio maschile sia rimasto».

Quanti sono i prefetti in Italia?

«Siamo 200 i prefetti in carica».

E quante donne?

«Siamo 89, quasi il 50%».

Di cosa vi occupate?

«Il prefetto è rappresentante del governo sul territorio. In ogni provincia italiana c’è un prefetto che dipende dal Ministero dell’Interno. Ci occupiamo di funzioni delicatissime quali la mediazione e il raccordo tra i cittadini e le istituzioni pubbliche. Uno dei principali obiettivi è il benessere e la sicurezza dei cittadini».

A proposito di sensibilità, quella innata femminile può essere considerata un plus valore per un incarico prefettizio?

«Assolutamente si. La dimensione diversa, anche a livello familiare, l’apertura mentale di una donna e la sensibilità di una mamma talvolta possono essere risolutive per certe questioni particolarmente delicate».

E’ un aspetto che viene compreso? Accettato?

«Le figure professionali apicali sono attualmente quasi per il 50% ricoperte da donne nella Pubblica Amministrazione e nella carriera prefettizia».

Come si diventa prefetto?

«Il percorso parte da una laurea in materie giuridiche. Le ulteriori specializzazioni di diritto sono utili. Il gradino iniziale è quello di consigliere di prefettura, al quale si accede con un concorso complesso e che prevede non solo la conoscenza di materie giuridiche ma anche storia e lingua. Poi la carriera sotto il profilo amministrativo arriva al grado di viceprefetto (sommando incarichi, studi, altri titoli e competenze). Infine la nomina a prefetto è della presidenza del Consiglio dei ministri».

E una prefetta mamma come riesce a coniugare carriera e figli?

«Bella domanda. Dal mio punto di vista ci vogliono passione, determinazione e generosità. Ti innamori di questa carriera e sai che ti dedicherai completamente ad essa, senza riserve. Ma la carriera è la proiezione del tuo successo come persona, del tuo valore con le persone che ami».

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