Pubblicato il: 13 marzo 2018 alle 9:00 am

Fra tre generazioni la pesca sarà drasticamente ridotta «Ci saranno cambiamenti nella crescita del fitoplancton e nella circolazione oceanica intorno all'Antartide»

di Teresa Terracciano.

Los Angeles, 13 Marzo 2018 – Gli scienziati dell’University of California – Irvine hanno previsto che la pesca mondiale sarà in media del 20% meno produttiva entro l’anno 2300, in particolare nell’Atlantico settentrionale diminuirà di quasi il 60% e in gran parte del Pacifico occidentale si prevede un calo di oltre il 50%.

I climatologi delineano i risultati di simulazioni al computer che mostrano un mondo sottoposto a quasi tre secoli di riscaldamento globale. Questo tetro futuro sarà caratterizzato da un aumento di 9,6 gradi Celsius (17 gradi Fahrenheit) della temperatura media dell’aria in superficie, circa dieci volte il riscaldamento che abbiamo visto fino ad oggi. Il riscaldamento modificherà drasticamente gli andamenti del vento, aumenterà le temperature superficiali oceaniche e scioglierà quasi tutto il ghiaccio marino nelle regioni polari.

«Queste condizioni causeranno cambiamenti nella crescita del fitoplancton e nella circolazione oceanica intorno all’Antartide, con l’effetto netto del trasferimento di nutrienti dall’oceano superiore all’oceano profondo», ha detto l’autore principale della ricerca J. Keith Moore, professore dell’University of California – Irvine. «Gli ecosistemi marini di tutto il mondo saranno sempre più “affamati” di sostanze nutritive, portando a una minore produzione primaria (fotosintesi) che costituisce la base delle catene alimentari oceaniche».

L’azoto e il fosforo sono elementi chiave per la crescita del fitoplancton nell’oceano. Poiché questi elementi sono sempre più impoveriti ovunque al nord, le popolazioni di fitoplancton diminuiscono e la scarsità si riverbera lungo la catena alimentare, influenzando in ultima analisi il pesce che gli esseri umani catturano e mangiano. Moore e i suoi colleghi ricercatori hanno usato un modello che collegava la crescita del plancton alle attuali catture di pesce e poi ha preso in considerazione la diminuzione delle sostanze nutritive e delle popolazioni di plancton a causa del riscaldamento del clima nei secoli a venire.

«Osservando il declino degli alimenti ittici nel tempo, possiamo stimare quanto potrà essere ridotta la pesca», ha detto Moore.

La ricerca sottolinea l’importanza di guardare nel futuro attraverso modelli climatici, cosa che spesso non viene fatta a causa delle complesse risorse computazionali richieste da tale modellizzazione. Sono stati necessari mesi di calcoli utilizzando migliaia di unità di elaborazione centrale per simulare il clima e gli oceani fino al 2300.

Il clima si sta surriscaldando rapidamente oggi, ma nell’oceano la maggior parte di questo calore è ancora in superficie, ci vogliono secoli perché quel calore si diriga più in profondità, cambiando la circolazione e rimuovendo il ghiaccio marino.

«Questo è ciò che accadrà se non rallenteremo il riscaldamento globale, ed è catastrofico per gli oceani», ha sottolineato Moore. «C’è ancora tempo per evitare la maggior parte di questo riscaldamento e raggiungere un clima stabile entro la fine di questo secolo, ma per fare ciò, dobbiamo ridurre in modo drastico l’uso di combustibili fossili e le emissioni inquinanti dei gas serra».

Fonte per approfondimenti: J. Keith Moore, Weiwei Fu, Francois Primeau, Gregory L. Britten, Keith Lindsay, Matthew Long, Scott C. Doney, Natalie Mahowald, Forrest Hoffman, James T. Randerson. Sustained climate warming drives declining marine biological productivity. Science, 2018; 359 (6380): 1139 DOI: 10.1126/science.aao6379

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