Pubblicato il: 24 marzo 2018 alle 8:00 am

Dalla cannabis un principio attivo per ridurre le crisi epilettiche Il cannabidiolo riduce del 44% gli attacchi nella Sindrome di Lennox-Gastaut. Lo rivela uno studio svolto su 171 pazienti

da Boston, Stanley Ruggero Tucci.

24 Marzo 2018 – La sindrome di Lennox-Gastaut fa parte del gruppo delle encefalopatie epilettiche gravi dell’infanzia. L’incidenza è stimata in 1/1.000.000/anno e la prevalenza in 15/100.000. La malattia, definita epilessia generalizzata criptogenica o sintomatica, è caratterizzata da sintomi come crisi epilettiche multiple e un lieve ritardo mentale associato a disturbi della personalità. Il tasso di mortalità è circa 5% e raramente è dovuto solo all’epilessia. Infatti, il decesso è causato dall’ictus o da episodi di male epilettico.

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet ha dimostrato che il cannabidiolo è efficace e generalmente ben tollerato anche nei pazienti con crisi epilettiche associate alla sindrome di Lennox-Gastaut.

Il cannabidiolo (CBD) è il secondo principio attivo per concentrazione presente nella pianta di cannabis, dopo il più noto tetraidrocannabinolo (THC). A differenza di quest’ultimo non ha effetti psicoattivi, ed è utilizzato nel trattamento di una grande varietà di disturbi.

Recentemente, l’azienda biofarmaceutica GW ha presentato all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) la richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio per il cannabidiolo come terapia aggiuntiva nel trattamento delle crisi epilettiche associate sia alla sindrome di Lennox-Gastaut che a quella di Dravet, un’altra forma di epilessia a insorgenza infantile con elevata resistenza alle terapie.

Nessuno studio controllato, finora, aveva studiato l’uso del cannabidiolo come terapia aggiuntiva anticonvulsivante in questa popolazione di pazienti. Il trial è stato condotto in 24 centri di sperimentazione negli Stati Uniti, nei Paesi Bassi e in Polonia per valutare l’efficacia e la sicurezza della sostanza. I dati sono stati forniti dall’Osservatorio malattie rare.

I 171 pazienti ammissibili (di età compresa fra 2 e 55 anni) presentavano la sindrome di Lennox-Gastaut e una serie di altri significativi criteri di inclusione, tra cui almeno due crisi alla settimana durante il periodo di riferimento di 4 settimane e la mancata risposta al trattamento con almeno due farmaci antiepilettici.

I pazienti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere 20 mg/kg al giorno di cannabidiolo per via orale, o placebo, per 14 settimane. L’assegnazione al gruppo è stata nascosta sia ai pazienti che ai caregiver, sia ai ricercatori che alle persone che hanno valutato i dati. L’endpoint primario era la variazione percentuale, rispetto al basale, della frequenza mensile di crisi convulsive durante il periodo di trattamento, analizzata in tutti i pazienti che avevano ricevuto almeno una dose del farmaco in studio e che avevano ottenuto dei dati di efficacia post-basale.

La riduzione media percentuale della frequenza di crisi mensili rispetto al basale è stata del 43,9% nel gruppo cannibidiolo e del 21,8% nel gruppo placebo. La differenza media stimata fra i gruppi di trattamento è stata di -17,21 eventi nel corso delle 14 settimane di trattamento.

Gli eventi avversi si sono verificati nell’86% dei pazienti nel gruppo cannabidiolo e nel 69% del gruppo placebo: la maggior parte erano lievi o moderati e i più comuni sono stati diarrea, sonnolenza, febbre, diminuzione dell’appetito e vomito. Dodici pazienti nel gruppo cannabidiolo e un paziente nel gruppo placebo si sono ritirati dallo studio a causa degli eventi avversi; un paziente nel gruppo cannabidiolo è morto, ma ciò è stato considerato non correlato al trattamento. Ora che l’efficacia e la sicurezza a breve termine del principio attivo è stata verificata, spetterà alla fase di estensione in aperto di questo studio, già in corso, valutarne quelle a lungo termine.

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