Pubblicato il: 6 aprile 2018 alle 8:00 am

E ora il New Yorker illustra i dolci italiani Il periodico statunitense pubblica una speciale guida con il meglio della pasticceria regionale tricolore. E gli americani impazziscono per le "Small bobs of S. Agatha"

di Danilo Gervaso.

Roma, 6 Aprile 2018 – Siamo il Paese della Dieta Mediterranea e la maggioranza degli Italiani è assolutamente convinta di mangiare bene. Ma nei fatti, spesso non è così. Nella dieta degli italiani sono presenti molti dolci e le donne ne mangiano di più rispetto agli uomini, sentenziano al Centro Studi e Ricerche sull’Obesità dell’Università degli Studi di Milano.

Inutile negarlo! Siamo un popolo di golosi e per nostra fortuna ci è toccato di nascere nella nazione che ne ha le maggiori espressioni al mondo. Scegliere è alquanto difficile dato anche l’elevato numero di prodotti tradizionali arricchito da quelli che via via i nostri pasticcieri inventano.

Cupcake, muffin, apple pie… E chi più ne ha più ne metta: ma quando arriva l’ora del dolce gli americani scelgono da alcuni anni le ricette Italian style.

L’Italia – e non è una sorpresa – può schierare tantissime ricette di dolci tipici perfettamente in grado di competere con l’invasione made in USA.

A sorprendere positivamente è poi il dato proveniente dagli Stati Uniti con una crescita nelle vendite di dolci che sfiora il +50% rispetto a solo 4 anni fa, un’ulteriore certificazione del trend registrato quest’anno dalle nostre esportazioni nell’intero comparto food, con un fatturato di 29,6 miliardi di euro.

Una buona notizia per gli imprenditori italiani che operano nel settore gastronomico e che esportano i loro prodotti all’estero è che anche negli USA le dolcezze italiane vanno forte: i dolci “Made in Italy” vantano una crescita importante. Ci sarà dunque più di un motivo da festeggiare per tutte le PMI impegnate in processi di internazionalizzazione ed espansione sui mercati esteri, perché panettoni, pandori, torroni e tutte le delizie prodotte in Italia, confermano il loro appeal crescente a livello globale.

Se il nostro cibo va forte sulle tavole di tutto il mondo il merito è anche delle numerosissime  aziende artigiane specializzate nella pasticceria, che, oltre a dare  lavoro a molte persone, costituiscono un  patrimonio economico e di tradizione culturale costantemente difeso e valorizzato.

Molte sono, in verità, le contaminazioni, i dolci spacciati per tipici italiani e che invece non hanno niente del gusto a cui siamo abituati; gli Italian wedding cookies, ad esempio, sono preparati secondo una ricetta che risale all’emigrazione dall’europa dell’Est: si tratta dei biscotti (un impasto di burro, farina e frutta secca, mandorle e nocciole) serviti un tempo durante i matrimoni e oggi consumati a Natale o durante le feste italo-americane negli USa.

Quelli che chiamano biscotti sono invece soltanto qualcosa di simile ai cantucci fiorentini.

Ci sono poi i cannoli americani: dopo la pizza, il cannolo è il simbolo dell’italia. La ricetta originale siciliana, che racchiude secoli di storia e cultura, è riadattata alle esigenze americane. Se dite a un americano che il cannolo vero è con la ricotta di pecora, vi guarderà scioccato. In America circola una versione semplice con crema e gocce di cioccolato.

Ma per acquistare direttamente c’è sempre Internet. E anche i dolci regionali tipici sono ben noti e apprezzati oltreoceano, tanto che il New Yorker, il noto periodico statunitense nato nel 1925, ha deciso di pubblicare una guida grafica molto interessante, un libro giocato molto sulla curiosa simbologia proprio, e solo, dei nostri dolci tradizionali, senza strizzare l’occhio alle mode, affidata a Tamara Shopsin.

Tamara Shopsin è un’illustratrice, designer, cuoca e artista, nota per le sue collaborazioni con il fotografo americano, nonché compagno, Jason Fulford e per alcune guide interessanti, come ad esempio la simpatica Guida per non annoiarsi durante le vacanze. Stavolta la signora si è cimentata con i dolci italiani e ha pubblicato sul New Yorker una guida illustrata alle delizie (dolci) d’Italia.

Si va dall’occhio di bue, noto per il suo squisito ripieno di marmellata o di cioccolata ai cuddureddi, tipici dolcetti di carnevale calabresi, passando per le chiacchiere di Carnevale (che hanno un nome diverso in ogni regione), gli ossi dei morti tipici in Sicilia nel periodo di Ognissanti, la pupazza frascatana (dolce che ha le sembianze di una donna con tre seni tipico della provincia di Roma.), i para frittus, le ciambelle sarde, i brutti ma buoni tipici biscotti alle nocciole e mandorle dall’origine contesa tra Piemonte e Lombardia o le minnuzze di Sant’Agata, cassatine tradizionali siciliane preparate per l’omonima santa, i baci di dama, chiamati così perché ricordano due labbra intente a baciarsi, tipici della tradizione piemontese.

Le immagini, essenziali e rosa pastello, fanno sorridere più che per i disegni realizzati, per le traduzioni scelte, molto letterali.  Ecco quello che ne è venuto fuori: i Chitchat sono le chiacchiere di Carnevale, la Doll of Frascatana è la Pupazza di Frascati, gli Ugly but good i brutti ma buoni, le Small bobs of S. Agatha le siciliane Minne di S. Agata. Ma c’è perfino un Small pussy with double squirt! Vi lasciamo immaginare che dolce è.

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