Pubblicato il: 9 aprile 2018 alle 9:00 am

Icarus, distante circa 9 miliardi di anni luce da noi, la stella blu più lontana mai osservata E’ stata scoperta grazie al telescopio Hubble da un team internazionale di ricercatori, tra cui Claudio Grillo, astrofisico dell'Università Statale di Milano

di Pierluca Mandelli.

Milano, 9 Aprile 2018 – Il nome ufficiale è impronunciabile: MACS J1149+2223 Lensed Star 1. Allora, alla stella supergigante blu, molto più grande, massiccia, calda e probabilmente centinaia di migliaia di volte intrinsecamente più luminosa del Sole, è stato dato il nome di Icarus.

La stella appartiene ad una giovane galassia a spirale ed è così lontana che normalmente sarebbe troppo debole per poter essere visibile, anche utilizzando i più grandi telescopi attualmente disponibili. In questo caso tuttavia, un ammasso di galassie, situato lungo la linea di vista tra noi e la stella, ha prodotto l’effetto di una “lente gravitazionale”, deflettendo ed amplificando significativamente la luce emessa da Icarus. Questa circostanza, insieme alle straordinarie caratteristiche di risoluzione e sensitività del telescopio spaziale Hubble, ha permesso ad Icarus di segnare il primato di stella singola più distante mai osservata.

Ricordiamo che il telescopio spaziale Hubble – che prende il nome da Edwin Hubble (1889–1953), uno dei grandi pionieri dell’astronomia moderna – è il più famoso osservatorio mai inviato nello spazio e probabilmente quello che ha ottenuto i maggiori successi. Il telescopio da 11 tonnellate è stato portato in orbita a 570 km dalla Terra dallo Space Shuttle nell’aprile 1990.

Dopo la scoperta di Icarus (evidenziata dal confronto di immagini raccolte in anni diversi), il team di ricercatori, tra i quali vi è Claudio Grillo, astrofisico dell’Università Statale di Milano, ha inoltre visto la stella diventare circa 3 volte più luminosa in un periodo di meno di un mese. Si ritiene che il rapido aumento di luminosità sia dovuto ad un effetto di lente gravitazionale secondario determinato da una piccola concentrazione di massa (probabilmente un’altra stella) nell’ammasso-lente che è transitata davanti ad Icarus. Questo effetto prende il nome di “microlensing” ed è alla base di vari studi che hanno portato alla scoperta di nuove stelle e numerosi pianeti extrasolari.

Lo studio della variazione temporale della luminosità di Icarus ha così permesso di confrontare diversi modelli di distribuzione della materia, luminosa e oscura, per l’ammasso di galassie che funge da lente.

La scoperta di Icarus, attraverso il lensing gravitazionale, ha aperto una nuova via per lo studio di stelle singole e luminose in galassie lontane. Queste stelle possono aiutare a comprendere più a fondo i fenomeni che governano l’evoluzione stellare.

Un esempio di questo tipo di astri è dato da Rigel, una delle due stelle più brillanti della costellazione di Orione.

L’imminente lancio del successore di Hubble, il James Webb Space Telescope, permetterà di osservare altre stelle come Icarus e di raccogliere informazioni più dettagliate su stelle lontane, chiarendo, ad esempio, se e quanto esse stiano ruotando.

Fonti: https://www.nature.com/articles/s41550-018-0430-3

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