Pubblicato il: 11 aprile 2018 alle 7:30 am

La Grande Emozione Non passa l’effetto Chievo. Entra in scena il popolo azzurro. E lo scudetto diventa l’evento pop dell’anno

di Antonio Mango.

Napoli, 11 Aprile 2018 – Il day after di Napoli Chievo, un lunedì da storditi e una settimana per tornarci su. La città ha  bisogno di metabolizzare la “Grande Emozione”. Vorrebbe parlarne all’infinito. Cappuccino e cornetto sì, ma come è dolce la mattinata. Entri al bar e ti accorgi che ognuno non aspetta altro che dire dove si trovava quando è successo l’indescrivibile, che ha fatto quando quella parabola si è infilata nella rete di Sorrentino, come saranno rimasti di stucco avversari e opinionisti di carriera pronti a festeggiare la Juve campione. Era la fine del campionato, addirittura la vittoria dei veneti, che avevano fatto un catenaccio remoto e insignificante, un solo tiro, non un’azione degna di questo nome, eppure l’imponderabile  sfera si era impossessata del risultato, della mente e delle gambe della banda azzurra. Uno a zero per il Chievo.

Poi è venuto il novantesimo più recupero (titolo fortunato della nostra rubrica). C’era solo l’attesa immotivata che quella sfera disegnasse in 200 secondi un’altra fine da quella temuta. Qualcuno in tribuna sfollava. Almeno si vince il traffico, tanto qui non cambia niente. E, invece, accade quello che non t’aspetti, ma che desideri, come un bambino cui restituisci il giocattolo rubato. Segnano il convalescente e ‘o guaglione. Il primo con un pulito e chirurgico colpo di testa (finalmente), il secondo, vent’anni, forse uno dei peggiori in campo, con uno strepitoso stop e una parabola a giro. Il tempo di stendersi a terra felice, sommerso dagli amici scampati alla tempesta, e la partita finisce. I due momenti che non si dimenticano: il gol della speranza di Milik, quello della vittoria di Diawara. Il secondo ha liberato l’urlo del  San Paolo e delle case di Napoli, tra ragù appena consumati e smadonnate per ogni palla persa. Scene domestiche da finale Champions, non per il prestigio della squadra avversaria, ma per l’emozione della vittoria quando tutto era perduto. Quest’è il calcio, quando la razionalità finisce  ed entra in campo il fato.

Passata l’emozione, chi ha messo sulla testa di Milik un pallone d’oro? Insigne. Cari amici, prima di fischiare, per penitenza, guardate dieci volte l’azione.

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