Pubblicato il: 12 aprile 2018 alle 8:30 am

Costalli: «Un governo subito, l’Italia ha priorità che non possono aspettare» l presidente nazionale di Mcl invoca un esecutivo che rimetta al centro la persona e gli investimenti per il lavoro: «Noi sempre vicini alla gente con spirito di servizio e chiarezza»

di Giuseppe Picciano.

Roma, 12 Aprile 2018 – Il convegno sul rapporto tra donazioni e trapianti è il pretesto per intavolare una conversazione sull’attualità politica con Carlo Costalli, presidente nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori, intervenuto come relatore. Con un incremento del 20% rispetto al 2016, è una Campania da record nella donazione di organi quella del 2017: sono stati infatti segnalati 170 potenziali donatori di organi e tessuti. L’indice di donazioni per milioni di abitanti passa dal 13,6 del 2016 al 16,9 del 2017 con un aumento di 3 punti per milione. Il tasso di opposizioni dei familiari alla donazione si è invece ridotto dal 42,9% al 38,9%, rappresentando anche in questo caso uno dei valori più bassi mai registrato. Insomma, i dati sono confortanti, ma bisogna far conoscere meglio e di più questi temi allo scopo di sensibilizzare la popolazione sulla necessità della donazione che può salvare delle vite. «In una società allo sbando che ha perso valori e ideali – osserva Costalli – iniziative come queste che richiamino alla solidarietà sono importanti, rappresentano un segnale di vicinanza alle persone che soffrono. Noi siamo sempre in prima linea per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica lavorando in sintonia con l’Associazione Italiana Medici Cattolici. Napoli è stata una tappa significativa di questo percorso itinerante che si svilupperà lungo tutta l’Italia».

L’Italia non ha ancora un governo, presidente. A suo tempo fece previsioni poco rassicuranti sull’esito delle elezioni. Come valuta la situazione di stallo?

«Purtroppo si è verificato ciò che temevamo, la politica italiana è in un pantano dal quale sarà complicato uscire. Confidiamo nella saggezza del presidente Mattarella. Intanto è giusto che i due partiti usciti vittoriosi dal voto del 4 marzo abbiano eletto un loro rappresentante alla presidenza delle camere. Adesso bisogna fare un governo, possibilmente stabile e duraturo».

A chi spetta il mandato secondo lei?

«A Salvini, è il leader del partito più votato nella coalizione di centrodestra, che ha vinto le elezioni».

E il 32 per cento del Movimento 5 stelle?

«E’ un risultato clamoroso, enorme, ma da soli i grillini non possono governare. In fondo in Italia abbiamo avuto il Partito Comunista all’opposizione con il 30 per cento dei consensi».

Come analizza la vittoria del M5S e della Lega?

«Hanno saputo intercettare il malumore del Paese riuscendo a interpretare le istanze di aree geografiche ben definite nel Nord e nel Sud. Temi come la sicurezza e il disagio sociale hanno fatto presa sulla gente».

Quali sono le priorità che il prossimo governo dovrebbe individuare?

«Il lavoro, con il ritorno della persona al centro di ogni progetto, e massicci investimenti, soprattutto al Sud. L’Italia è il Paese Ocse con il più basso livello di investimenti in formazione nelle imprese, sia nel settore dei servizi sia in quello manifatturiero, giusto per fare un esempio».

Intanto la situazione resta ingarbugliata, mentre si delineano diversi scenari. Il ritorno al voto è un’ipotesi reale?

«Non auspico un ritorno alle urne in tempi brevi. La situazione non deve spaventarci, in Germania ci hanno messo otto mesi per fare il Governo, in Spagna Mariano Rajoy amministra con l’astensione dei socialisti».

Cosa fare in questo quadro così frammentato della politica italiana?

«Noi ci auguriamo la ricomposizione delle forze moderate che si rivedono nel Partito Popolare europeo. E’ lo scenario migliore per i futuri governi dell’Italia: una grande forza tranquilla e rassicurante di centro».

Il 2018 è l’anno del congresso del Movimento Cristiano Lavoratori. Con quale spirito affronterete questo appuntamento?

«Con lo spirito costruttivo di sempre. Siamo una forza moderata al servizio della gente anche grazie alle nostre centinaia di patronati diffusi in tutta Italia. In un periodo dove i nostri modelli storici, che si rifanno al cattolicesimo, si stanno perdendo, noi continuiamo nella nostra politica di prossimità sui territori, fedeli alla dottrina sociale della Chiesa».

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