Pubblicato il: 17 aprile 2018 alle 7:30 am

Elezioni regionali, il Molise si scopre ombelico d’Italia Tutte le attenzioni della politica nazionali sul test del 22 aprile, con il caso del candidato grillino Greco sul quale aleggia un’ingombrante parentela

di Gianmaria Roberti.

Roma, 17 Aprile 2018 – Qualcuno le promuove a test nazionale, nella partita a scacchi tra i vincitori delle politiche, che vorrebbero lucrare rendite di posizione il 22 aprile. Di certo sono insoliti i riflettori accesi sulle regionali in Molise. Negli ultimi sondaggi pubblicabili, c’è un testa a testa tra centrodestra e 5 stelle, con il centrosinistra ad arrancare. Una proiezione del risiko in atto dalle parti del Quirinale, nelle consultazioni per formare il governo. E così, anche Campobasso, Isernia e dintorni diventano un ring per i big nazionali. Da Salvini a Di Maio, passando per Berlusconi e perfino Gentiloni, tutti sono arruolati per un blitz.

IL CASO GRECO – Ma col passare dei giorni, a occupare la scena è il candidato grillino Andrea Greco, scelto con 212 preferenze online degli attivisti. Intorno a lui monta il caso per una parentela ingombrante. Un fardello che sbuca dall’oltremondo delle guerre di camorra anni ’80. Una serie di articoli di stampa riesuma il fantasma di Sergio Bianchi detto ‘o pazzo, zio acquisito del 32enne frontman pentastellato. Bianchi era un killer cutoliano, uno scannacristiani da decine o forse centinaia di omicidi nel curriculum. Quando morì in una sparatoria con la polizia nell’83, Andrea Greco neppure era nato. Ora il candidato deve fare i conti con lui, che sposò la sorella del padre Giuseppina Greco, impalmata mentre svernava da sorvegliato speciale tra le montagne di Agnone. Nel tritacarne tirano anche il papà dell’aspirante governatore, ferito per errore durante la caccia delle forze dell’ordine al killer. Una storiaccia venata da accuse e rimbalzi sulla doppia morale. E si sprecano gli attacchi concentrici. “Candidato M5s in Molise è nipote di un pericoloso camorrista – twitta Michele Anzaldi, deputato del Pd – uno che ha ammazzato 200-300 persone. Colpe di zii e padri non ricadono su nipoti e figli. Ma cosa avrebbero detto se fosse stato del Pd?”. E il senatore forzista Maurizio Gasparri insinua: “Inquietanti scenari familiari su candidato presidente M5S in Molise. Pare ci siano anche altre macchie, su parenti e su candidati in lista. Perché Di Maio tace? Secondo il loro metro di giudizio Andrea Greco è super impresentabile”. Ma non ci sta Greco, laureato in legge e consulente legale in Consiglio Regionale per il M5s. “E’ indegno scendere a questi livelli se non si hanno argomenti politici, denuncerò chiunque metterà in giro falsità – dice il giovane candidato – Mia zia nei primi anni ’80 sposò un appartenente a un’associazione criminale, ma non può risponderne mio padre che tra l’altro andò a vivere in un’altra città”. “Il casellario giudiziale di mio padre – scandisce Greco – è pulito e non risultano carichi pendenti. Non ha mai ospitato alcun esponente criminale in casa sua ed è stato anche ferito per sbaglio in un’operazione dei carabinieri. Lo Stato gli ha riconosciuto il danno subito che lo rende disabile da 36 anni. Lui è vittima di questa vicenda, chi usa questa storia per attaccarmi è un indegno e i cittadini ne trarranno le conseguenze”.

IL CENTRODESTRA E L’ESERCITO DI LISTE – Se il Molise potrebbe essere la prima Regione a 5 stelle, a mettersi di traverso è il centrodestra. A tentare di riprendere Palazzo Vitale è Donato Toma, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Campobasso. Un nome spuntato fuori dopo i rumors sul ritorno dell’ex governatore Michele Iorio, poi trombato alle politiche, e su Enzo Di Giacomo. A sostenere Toma, professore a contratto all’ateneo del Molise, un esercito di liste: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia, Lega, Movimento Animalista, Movimento Nazionale per la Sovranità, Idea Popolo e Libertà, Orgoglio Molise, Alleanza per il Futuro, Popolari per l’Italia e Il Molise che Vorrei.

LA RINCORSA DEL CENTROSINISTRA – In affanno, invece, è il centrosinistra, amministrazione uscente alla Regione. La rincorsa inizia fin dall’identikit del candidato, in un estenuante girotondo di papabili. Prima la rinuncia a riprovarci del governatore Paolo Di Laura Frattura. Subito dopo c’è il gran rifiuto di Antonio Di Pietro. Quando la quadra appare sempre più lontana, Di Laura Frattura ci ripensa, offrendo la disponibilità. Ma l’unica frattura si registra in coalizione, con lo strappo minacciato dalla sinistra di Molise 2.0. Per ricompattare l’alleanza, ecco quindi il nome condiviso di Carlo Veneziale, assessore regionale, napoletano d’origine ma trapiantato ad Isernia. A lui il sostegno di  Partito Democratico, Molise 2.0, Molise di Tutti, Liberi e Uguali e Unione per il Molise.

L’OUTSIDER CASAPOUND – Il quarto incomodo è Casapound, alla ricerca di un risultato non marginale al centrosud. Il movimento neofascista punta sul 31enne Agostino Di Giacomo. Tra i temi privilegiati, manco a dirlo, gli immigrati. Dopo l’episodio di un nigeriano aggredito da un egiziano a Isernia, Di Giacomo salomonicamente conclude: “L’accoglienza qui è bella che fallita, del sogno della società multiculturale di una certa sinistra rimane solo il business che ha arricchito poche persone che hanno destabilizzato una intera regione solo in nome del dio denaro”. Giusto per non fare torto a nessuno.

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