Pubblicato il: 19 aprile 2018 alle 8:09 am

Movimento 5 Stelle, il gigante dai piedi di argilla Prima forza a livello nazionale, la creatura di Grillo è in affanno nelle amministrazioni locali: dalla disfatta dei sindaci del litorale laziale al pasticcio di Quarto Flegreo

di Linda Di Benedetto.

Roma, 19 Aprile 2018 – Se alle politiche il Movimento 5 Stelle ha convinto gli italiani che l’hanno incoronato primo partito, nella provincia di Roma le amministrazioni pentastellate non sembrano aver riscosso lo stesso successo. Pomezia, Ardea, Nettuno e Anzio, cittadine del litorale romano, sembrano anzi essere state travolte dal grillismo.

Andiamo con ordine, partendo dall’amministrazione di Pomezia. Il sindaco è Fabio Fucci, eletto nel 2014. Fucci, ingegnere informatico già consigliere comunale nel 2011, ha vinto con il 60% di preferenze. Ha svolto il suo mandato apportando discrete migliorie alla cittadina, unica piccola nota di demerito l’incendio all’impianto di stoccaggio dell’Eco X. A detta di un comitato civico ci furono delle segnalazioni in merito, che la giunta non prese in considerazione. Scattata la fine del secondo mandato, Fucci ha scelto di ricandidarsi contro la regola dei due mandati. Il movimento lo ha espulso. Nel dicembre scorso, il sindaco di Roma Virginia Raggi, gli ha revocato la nomina di vicesindaco della Città Metropolitana. Poche settimane fa, i consiglieri di maggioranza si sono dimessi in blocco e l’inflessibile Fucci, fiore all’occhiello dei 5 Stelle, è stato costretto a dimettersi. Ha subito fondato una lista tutta sua “Essere Pomezia” e sfiderà il suo ex movimento alle amministrative del 10 giugno.

Ad Ardea, la cittadina di Giacomo Manzù dalla storia millenaria, nel giugno del 2017 è stato eletto sindaco il perito elettronico in pensione Mario Savarese, in quota 5 Stelle, con il 62% delle preferenze. Alcuni mesi dopo, i bambini disabili restano senza assistenza scolastica per ragioni di bilancio. Un caso eclatante che ha portato i genitori a protestare in Comune contro il sindaco lasciato solo dai consiglieri comunali, mentre poco distante, in Piazza del Popolo, i genitori di altri bambini disabili s’incatenavano alle panchine, chiedendo giustizia per i loro figli.

Nettuno è una città medievale a vocazione turistica, ha il poco invidiabile primato di primo comune del Lazio ad essere stato sciolto per mafia nel 2005. Nel 2015, dopo le dimissioni del sindaco del Pd Alessio Chiavetta, il Comune viene commissariato, l’incarico è assunto dal prefetto Raffaela Moscarella. A giugno 2016 il vice questore Angelo Casto, in quota 5 Stelle, viene eletto con il 69,2 % delle preferenze. Presenta la sua squadra formata da vari membri delle forze dell’ordine. Ma qui inizia l’odissea nettunese. I cittadini lamentano la completa chiusura dei canali di comunicazione con l’amministrazione. Bandi pubblici revocati, ricorsi contro il comune, fino ad arrivare alle dimissioni in blocco della maggioranza grillina annunciate dalla stampa locale. E’ una vicenda che imbarazza il movimento a livello nazionale. Come se non bastasse in quei giorni convulsi circolano conversazioni tra i membri della giunta piene d’insulti, minacce in consiglio, lettere a mezzo stampa dei consiglieri di maggioranza e di opposizione a favore e contro Casto, che per tutta risposta chiede su whatsapp «sei con me o no?». Il caos richiede persino l’intervento della Digos. Casto intanto combina incontri con funzionari della vicina Anzio, per un comando congiunto di Polizia locale, quando non ha una giunta. Ma regge e riparte, quanto durerà? Lo farà sapere senz’altro su whatsapp. Il caso finisce sulla stampa nazionale.

Anzio, città di Nerone, di Papi e di navigatori, la perla del Tirreno, torna a votare. Dopo 20 anni a guida centrodestra, bisognerà fare i conti con i 5 stelle. A contendersi il simbolo due gruppi interni, uno dei vicini nettunesi, l’altro di alcuni attivisti del territorio anziate, che sostengono il detentore ufficiale del simbolo Cristoforo Tontini consigliere comunale di Anzio, che avendo ancora una chance si candida a sindaco.

Saranno forse l’inesperienza, la mancanza di competenze, le regole dello statuto, rigide ed elastiche a seconda delle esigenze, le cause del fallimento amministrativo in questi comuni del litorale laziale? È questo il cambiamento annunciato?

Ma non è tutto. Due anni fa il giornalista Carlo Valentini fece un’analisi degli enti a guida pentastellata commissariati: da Ragusa al Veneto «i 5stelle sono nel pallone qui e là, come dilettanti allo sbaraglio».

In Campania, nel gennaio 2016, scoppiò il caso Quarto, dove si scoprì che «uno dei consiglieri della giunta M5s, Giovanni De Robbio, era indagato dalla Dda di Napoli per voto di scambio e tentata estorsione ai danni della prima cittadina grillina Rosa Capuzzo», scrisse il Fatto Quotidiano. Lei, sentita dai pm, disse di aver contattato due volte Roberto Fico chiedendogli un intervento. L’attuale presidente della Camera, però, ha sempre negato.

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