Pubblicato il: 21 aprile 2018 alle 8:00 am

La forza dei grandi ideali nel libro di Romain Gary Le radici del cielo vinse il Prix Goncourt nel 1956 e ispirò un film con questo meraviglioso romanzo ecologico

di Monica Longo.

Roma, 21 Aprile 2018 – “Le radici del cielo” di Romain Gary è un meraviglioso romanzo ecologico del 1956. Una narrazione in grado di coniugare ironia e poesia con l’amore per la natura. Imperdibile per chi goda di mal d’Africa, ami gli animali e, come è solito ripetere, il protagonista, fatichi ad accontentarsi di un cane.
Al bar dell’Hotel del Ciadien, di fronte al sorriso beffardo di Habib e al suo inestinguibile sigaro, si sovrappongono numerose voci sullo sfondo di un panorama unico, specie di notte, quando il cielo accende la sua “skyline” e pare scendere, abbassarsi a guardare, per meglio vedere da dove venga tutto quel rumore.
Forse per fissare gli occhi spiritati di Morel, guida degli elefanti, “il francese pazzo”, il bianco innamorato degli elefanti, che lotta contro tutto e tutti per la loro salvaguardia. Intorno a questo anarchico che, con l’aiuto dei maggiolini, gli avevano salvato la vita nei lager, e pronto a barattare la sua per la loro. Gli occhi azzurri di Minna, sfuggiti agli orrori della caduta di Berlino e in cerca di quella purezza che solo la natura può distillare, per poi instillare nel cuore degli uomini. Gli occhi feroci di Orsini e degli altri cacciatori, furenti nel sostenere che gli ideali più nobili altro non siano che patetiche maschere rituali dell’interesse. Tutti occhi in cerca del proprio posto nel volto di un’Africa segnata dalle rughe delle divisioni, contesa tra chi la vorrebbe impermeabile ai secoli, tribale, cruenta, magica, e chi la sogna affrancata dal dominio del colonialismo, dallo stereotipo di essere lo zoo del mondo, disposta a rinnegare se stessa pur di riempire la pancia vuota e depredata.
In mezzo gli elefanti. Che belli gli elefanti!
Il tuono terrestre del loro galoppo, gli enormi spazi di cui esso necessita. Soprattutto la percezione di essi: per molti, preziosa carne, in divenire, per alcuni, opportunità di mastodontiche ricchezze, per pochi privilegiati, semplice rito propiziatorio in onore delle divinità che governano le paure umane.
Questo il palcoscenico e gli attori principali, a voi alzare il sipario su un prosa che ha avuto pochi rivali nel secolo scorso, scoprire gli altri personaggi del dramma, e assistere in dovuto silenzio a questa rappresentazione, per meglio cogliere i mille suoni delle notti africane e la maestosità della loro sinfonia.
Le pagine di questo libro sono in grado di ridare forza a grandi ideali, in un mondo che sembra non lasciarci credere più in niente, oltre al profitto, ai soldi, all’esibizione a tutti i costi di un’immagine spesso così lontana da ciò che siamo.
Con questo romanzo Romain Gary vinse il suo primo Goncourt, massimo premio letterario transalpino attribuibile una sola volta a voi scoprire come vinse il secondo, e sempre a voi constatare che ne avrebbe meritati un’altra mezza dozzina.
Questo romanzo è un capolavoro, un libro originale e di spessore. Leggetelo!

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