Pubblicato il: 25 maggio 2018 alle 8:00 am

Il gallo di Renato Caccioppoli Nel racconto di Jean-Noël Schifano la vita e gli aneddoti di una figura leggendaria della matematica

di Caterina Slovak.

Roma, 25 Maggio 2018 – L’ultima rievocazione di Renato Caccioppoli si deve a Mario Martone che, nel suo film Morte di un matematico napoletano (1992), splendidamente interpretato da Carlo Cecchi, ha ripercorso l’ultima settimana prima del suicidio nel 1959 del brillante professore di matematica presso l’Università di Napoli, nipote del rivoluzionario anarchico russo Mikhail Bakunin e pianista di talento.

Quest’uomo eccezionale, che si oppone all’arrivo di Mussolini a Napoli nel 1938 convincendo l’orchestra di un ristorante all’aperto a suonare la “Marsigliese”, inneggiando alla libertà e commentando l’esibizione con giudizi estremamente espliciti e duri nei confronti del regime, è ora oggetto di un breve racconto: Jean-Noël Schifano, Il Gallo di Renato Caccioppoli, Gallimard, 2018, 104 pagine, dove l’autore, il più napoletano degli scrittori francesi, ha trovato nel matematico napoletano quasi un fratello di linguaggio, un uomo barocco per il suo gusto per l’eccesso. Una figura quasi leggendaria della matematica italiana del secolo scorso, i cui aneddoti si raccontano ancora oggi nei corsi universitari di Analisi Matematica.

Inizia alla Facoltà di Ingegneria, per passare poi a Matematica, dove si laurea nel 1925. La sua carriera accademica sarà brillantissima, fatta di pubblicazioni, docenze e riconoscimenti scientifici. Un matematico dalle capacita’ davvero geniali, che a soli ventisei anni vince il concorso per la cattedra di Analisi Algebrica all’Universita’ di Padova e nel 1934, appena trentenne, è chiamato alla prestigiosa Università Federico II di Napoli, dove rimane fino alla sua tragica fine.

Fortemente antifascista, è arrestato per le sue esternazioni. Si racconta che, siccome il regime guardava con sospetto i possessori di cani di piccola taglia, considerati una scelta “poco virile”, Renato scendeva in strada con un gallo al guinzaglio, sfidando la terribile OVRA, causando l’ilarità generale ed amplificando la fama di stranezza intorno alla sua persona. Seguiranno l’internamento in ospedale psichiatrico, dove scrive sul muro le sue formule algebriche. Poi la guerra, le bombe. Infine la liberazione.

Nel dopoguerra riprende la docenza e l’impegno scientifico partecipando, non senza spunti polemici, alle attività del partito comunista. Si intensificano i riconoscimenti accademici e nel 1958 diviene membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei, ma gli ultimi anni della sua vita sono segnati dalla disillusione politica, dal naturale affievolirsi della geniale creatività matematica e dalla triste separazione dalla moglie. Si perde sempre più nell’alcool e (forse) nella droga; si isola progressivamente dagli amici e dall’ambiente universitario. Muore suicida nella sua casa di Palazzo Cellammare l’8 maggio 1959, cogliendo di sorpresa, con questo gesto, tutti quelli che lo conoscono.

Ma la sua leggenda oltrepassa le note biografiche. La sua complessa personalità culturale e umana gli ardeva dentro come un fuoco che lo divorava, e che non gli dava pace.

Ad esempio si ricorda che un giorno Caccioppoli è fermato di notte dalla polizia per un controllo a Piazza Garibaldi, a Napoli, vicino alla stazione ferroviaria, zona ad alta densità di delinquenza e prostituzione e quando risponde di essere docente di analisi matematica all’Università di Napoli, gli agenti non gli credono e lo arrestano. La sua identità è confermata l’indomani, quando i colleghi danno alla polizia indicazioni precise per riconoscerlo: un logoro impermeabile e una canottiera bianca. Infatti, questo era il suo abbigliamento, estate e inverno.

Renato Caccioppoli non era probabilmente il professore che uno studente sogna di avere ad ogni esame: imprevedibile in ogni momento, a volte teneva le lezioni in napoletano, altre volte era visibilmente ubriaco e disattento.

Le sue lezioni erano brevissime, arrivava sempre in ritardo e andava via spesso in anticipo, giustificandosi dicendo che un quarto d’ora delle sue lezioni contenevano più scienza e informazione di due ore di lezione normale.

Anche i suoi studenti ricordano il carattere anticonformista e severo: di solito bocciava gli studenti dopo la prima domanda. Molti riportano altre frasi che spiazzavano l’interlocutore, come la risposta alla domanda su quale fosse la frase più vera in assoluto, a cui Caccioppoli risponde: «Al cuore non si comanda»; o l’invenzione più utile in assoluto: il metodo di Ogino-Knaus – quando funziona- ma anche l’invenzione più inutile, quando non funzionava.

L’illustre studente Luciano De Crescenzo lo conosce come docente, e all’esame ne riceve un 21 “di scoraggiamento”. Ma l’esperienza più allucinante per un suo studente deve essere stata quella di dover disegnare una retta: la lunghezza non era mai sufficiente, lavagna, muro, porta, corridoi… il ragazzo continuava a camminare disegnando la sua retta nelle sale della facoltà di Matematica, finché arriva lo stop, e la bocciatura: avrebbe dovuto disegnarla tratteggiando gli estremi, cosa che lo studente non aveva fatto!

Caccioppoli è poi persuaso che le donne non possano comprendere la matematica, e fatica a riconoscerne il merito anche davanti all’evidenza. Si dice che a una studentessa abbia detto, rammaricato dopo un brillante esame: «Signorina, nonostante lei sia una donna le devo mettere 30 e lode».

Il libro di Jean-Noël Schifano è bello, perché la sua erudizione è entusiasmo, semplicità, comunicazione profonda, empatia verso tutto ciò che è napoletano, amore incondizionato verso la città dove “tutto ha origine: miti, cinema, letteratura… una continua scoperta”, come questa per Caccioppoli, un vero intellettuale colto e raffinato, intransigente e spietato avversario dell’ignoranza e delle banalità, emblema lui stesso della doppia natura di Napoli: da un lato l’enorme generosità con cui essa si dà ai suoi figli, quasi che personaggi come Renato possano essere partoriti solo dal ventre di una città così complessa e ricca (“il feto del Vulcano”, dice Schifano), dall’altro, invece, il lato oscuro di Napoli, ubriaco, disilluso, crudele, quello che ti nega ogni aiuto, quando questo è necessario.

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