Pubblicato il: 31 maggio 2018 alle 8:00 am

A Palermo è iniziata la rivoluzione dei fiori Francesca, mamma e insegnante, appende rose e tulipani nei cestini della città. «Idea nata come risposta da dare a mia figlia che mi chiedeva perché la città fosse così sporca»

di Arcangela Saverino.

Palermo, 31 Maggio 2018 – «La bellezza salverà il mondo» è la frase che il principe Miskin pronuncia nell’Idiota di Dostoevskij. L’uomo moderno è abituato ad associare il termine Bellezza ad una dimensione puramente estetica, ad una questione di gusto, tralasciando la sua dimensione morale ed etica. Gli antichi greci utilizzavano l’espressione καλὸς καὶ ἀγαθός (“bello e buono”) per indicare l’ideale di perfezione a cui l’uomo doveva tendere: il bello era associato alla morale, alla dimensione est-etica, strettamente legata a quella politica e, soprattutto, a quella culturale. Francesca Friscia, mamma, insegnante di sostegno e di tecnologia e architetto, fa appello a tale concetto di Bellezza per lottare contro il degrado e gli scenari degradanti della sua città, Palermo, che quest’anno è capitale italiana della cultura. Perché non basta la bellezza della sua arte per salvarla, non bastano le opere artistiche per apprezzarla e Francesca ha compreso che, per non farsi schiacciare dal peso del brutto e del male, oltre i monumenti, serve anche la natura. Nasce così l’iniziativa Appizzastufiore (“appendi questo fiore”): ogni giorno compra fiori e li appizza sui cestini dei rifiuti di Palermo: «L’idea è nata come risposta da dare a mia figlia che, osservando le strade di Palermo, mi ha chiesto perché la città fosse così sporca, rammaricata per il fatto che i turisti possano pensare che non solo la città, ma anche noi lo siamo. In quel momento ho capito che dovevo fare qualcosa per contrastare la sporcizia che invade le nostre strade e mi è venuta in mente una bellissima cittadina canadese piena di fiori: Victoria», racconta a neifatti.it. Una rivolta profumata e colorata, portata avanti con ciclamini, margherite e tulipani. Francesca ha piantato il primo seme della bellezza nel cestino che si trova sotto casa sua, ricoprendolo di rose, ma in poco meno di un mese i semi piantati sono diventati venti, facendo rifiorire diverse zone di Palermo e coinvolgendo tanti palermitani che, come lei, hanno a cuore la città. Tutti i pomeriggi, dopo il lavoro, controlla uno per uno i cestini che ha abbellito e, se si accorge che sono “sfioriti”, non demorde e pianta un nuovo seme «Purtroppo capita che qualcuno tolga o rubi i fiori che appendo; addirittura, a volte, accade che sparisca il cestino. Questo è segno di degrado culturale, ma io non mi arrendo e continuo ad appizzare i miei fiori».

Il progetto, che ha anche uno scopo di educazione civica, vuole far comprendere che i beni pubblici, come i cestini, sono parte integrante e necessaria della vita quotidiana di ogni cittadino e, per tale motivo, è importante riconoscerne e rispettarne il valore, facendo la propria parte per contribuire a mantenerli. Così Francesca ha fatto stampare più di cento cartoline da distribuire e appendere, insieme ai fiori: una sorta di certificato con cui ciascun palermitano può adottare un cestino e trasformare il proprio nome in fiore, stringendo con i cittadini il patto di mantenerlo sempre fiorito «La ricerca del bello deve partire da noi cittadini, senza aspettare che si mobilitino i politici. E’ gratificante vedere che i turisti fotografano i cestini fiorati e non più l’immondizia che si trova a poca distanza. Una città migliore è possibile, basta volere, ma soprattutto, basta fare. Più siamo, meglio stiamo: è questo il mio motto». Palermo ha evidenti criticità – inutile nasconderlo – spesso determinati da uno scarso senso civico. L’esempio di Francesca può e deve essere contagioso e, per tale motivo, invita gli altri a scattare una foto al cestino fiorato per diffonderla sui social network con l’hastag  #Appizzastufiore. Dietro la sua iniziativa c’è un insegnamento ben preciso: il gestito di un singolo, che si unisce al gesto di tanti singoli, può cambiare l’anima delle cose, delle persone; c’è speranza, amore e rispetto per la sua città.

Questa è la bellezza che salverà il mondo!

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