Pubblicato il: 7 luglio 2018 alle 10:00 am

Pomodori verdi fritti: meglio il libro o il film? La scrittrice fa vivere attraverso le pagine del romanzo l’atmosfera e i dialoghi in un bar vicino a una ferrovia nel Sud degli Stati Uniti negli anni ’30. La versione cinematografica è del 1991

di Rosa Aghilar.

Roma, 7 Luglio 2018 – Ogni qualvolta da un libro è tratto un film si apre tra i lettori il dibattito sulle mancanze della versione cinematografica rispetto all’originale. I più tenaci poi non possono evitare di addentrarsi nella lettura riuscendo a finire il libro prima di andare al cinema. Ciò nonostante ho imparato a mie spese che non sempre è un reato vedere il film prima di aver letto il testo cui s’ispira. Anzi, alcune volte si potrebbe restare piacevolmente sorpresi. Su suggerimento di Paola, guardo Pomodori verdi fritti alla fermata del treno (Fried Green Tomatoes) e ne rimango colpita al punto che mi spingo in libreria per l’acquisto del libro “Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop”, di Patricia Neal, meglio conosciuta come Fannie Flagg, scrittrice e attrice statunitense,

La drammaticità dei personaggi è abilmente collegata a uno humour irreprimibile rievocando in modo struggente un mondo che non c’è più e Fannie Flagg racconta la storia del Caffé aperto in un’isolata località dell’Alabama dall’insolita coppia formata da Ruth, bella, dolce e riservata e Idgie, temeraria, ardita e dalla forza ammaliante.

La storia ruota attorno alla vita di diversi personaggi degli anni trenta abitanti nel Sud degli Stati Uniti d’America, affrontando temi quali l’amicizia e l’amore e cerca di essere una cura contro le insidie dell’esistenza moderna: quattro donne, quattro storie e due generazioni a confronto.

Evelyne Couch (Kathy Bates) è un’insoddisfatta e grassoccia casalinga quarantenne che afferma con arguzia: “Io sono troppo giovane per essere vecchia e troppo vecchia per essere giovane”.

In una casa di riposo di Birmigham, conosce la stramba Ninny (Jessica Tandy), vecchietta tutto pepe che non smette mai di parlare: non fa che narrare con inarrestabile entusiasmo il suo universo di ricordi vissuti nella cittadina ormai quasi abbandonata di Whistle Stop.

Ed ecco che il tempo si ferma e d’un colpo il tuffo nel passato è inevitabile. Siamo nell’Alabama tra gli anni ’20 e gli anni ’60, quando Whistle Stop prosperava grazie alla presenza della ferrovia e ci si poteva deliziare con l’ottimo arrosto dell’enorme Big George (Stan Shaw) o mangiare degli ottimi pomodori verdi fritti di Sipsey (Cicely Tyson) giù al Caffè presso la fermata del treno.

Il locale è punto d’incontro per umani di diversa natura, poetici banditi, stravaganti sognatori, vittime della Grande Depressione: “C’è qualcos’altro che devi sempre ricordare. Ci sono persone magnifiche su questa terra, che se ne vanno in giro travestite da normali esseri umani”.

Ruth e Idgie sono legate da un fortissimo sentimento di amore e fiducia, devote una all’altra, al punto di dar la parvenza a qualcuno che si tratti di amore omosessuale e che nel film si glissi abilmente sull’argomento, cosa che non trovo così esplicita nemmeno nel libro.

Le due donne si trovano coinvolte, loro malgrado, in una brutta storia di omicidio, ma riescono con il loro indissolubile legame e con tenacia a sconfiggere le avversità, facendo dono a chi le segue, della forza necessaria per combattere le ostilità della vita.

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop è un piccolo capolavoro che molti lettori hanno scoperto e amato anche grazie all’omonimo fortunato film.

I temi trattati sono durissimi, ma nelle calde giornate d’estate il libro riesce a catalizzare l’attenzione. Numerosi sono i salti temporali nella narrazione, ma piuttosto che mandare in confusione, aiutano ad avere un quadro chiaro della situazione dei fatti.

I personaggi sono numerosissimi, a dispetto del film che per ovvie ragioni ha dovuto eliminare, e le loro storie s’intrecciano nella piccola cittadina di Whistle Stop, vero cardine del racconto.

Chiudi gli occhi e sei tra le strade dell’accogliente paesino, cammini mentre in sottofondo il suono del treno di passaggio e l’odore delle pietanze preparate nel Caffè ti riempiono, sollecitando tutti e cinque i sensi.

“A ripensarci, mi sembra che dopo la chiusura del Caffè il cuore della città abbia semplicemente cessato di battere. E’ strano come un posto da nulla come quello riuscisse a tenere unite tante persone”.

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