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“Più vicina al cielo che al mare”

di Vittoria Maddaloni.

Ravello, 15 Luglio 2018 – Con queste parole André Gide, lo scrittore parigino premio Nobel, descriveva questo paesino della costiera amalfitana.

Ci sono luoghi nel Sud Italia che hanno la capacità straordinaria di conservare tutto del loro passato. Odori e passaggi, parole ed eventi. Qui cui convivono le esigenze della modernità e la necessaria calma del ricordo. Qui, nel 1902, lo scrittore ambientò il suo romanzo “L’Immoraliste”.

«In ogni tempo, ho molto amato l’Italia- scrive Gide– ne fanno fede i numerosi viaggi e soggiorni che vi ho fatto. A tal punto l’ho amata che, quando passo la frontiera, non mi sento per niente, fra di voi, uno straniero; vorrei perciò soffermarmi sulla parola riconoscenza: voglio dimostrarvi come io mi riconosca tra di voi». È il 1950. André Gide è a Napoli, in quello che sarà l’ultimo dei suoi tanti soggiorni italiani.

Nei paesaggi e nella vita campana, lo scrittore avverte subito qualcosa di «meraviglioso», ma anche di troppo impegnativo per le sue forze, come scrive alla madre. Le tappe campane sono annotate con cura nei suoi Fogli di viaggio: Cava de’ Tirreni, Positano, Paestum e poi giù di nuovo in Sicilia e in Tunisia. Nella Costiera Sorrentina e Amalfitana andrà a più riprese. E a Ravello si ferma tre settimane. È primavera e Gide, che soggiorna all’hotel Palumbo, allora ubicato nella storica Villa Episcopio, sente il bisogno di condividere nelle lettere che invia agli amici la bellezza del luogo e le emozioni che gli procura.

Non è difficile ricostruire il passaggio di grandi viaggiatori in questo luogo di luce ed eleganza. Ogni angolo, ogni palazzo, ogni piazza di Ravello racconta la storia degli uomini e delle donne che l’hanno vissuta, amata, corteggiata, desiderata. A partire da Wagner, fino alle first lady americane come Jaqueline Kennedy o Hillary Clinton, passando per uomini di potere e magnati russi, Ravello è tappa obbligata nel passaggio al Sud e per la scoperta dell’Italia più bella.

Per i vicoli di Ravello passeggiano gente comune, sposi in cerca di locations fotografiche- si celebrano qui più di 500 matrimoni l’anno – ballerini, musicisti nei giorni del prestigioso festival, tacchi alti e piedi nudi, turisti stranieri, eleganza e vanità si muovono tra tavolini all’aperto e aperitivi. Sulle ceramiche spicca il limone che da queste parti è re.  Prima di arrivarci siamo accompagnati da una natura estrema e nuda, fatta di rocce e spazi verdi, perimetrati all’interno del Parco Regionale dei Monti Lattari.

Di lì inizia la discesa, che come ogni attesa, svela meraviglie ad ogni curva. Fino a scorgere, finalmente, il mare, che sembra davvero un tutt’uno con il cielo.

“Die Klingsor Zaubergarten ist gefunden (il magico giardino di Klingsor è trovato) – esclama il 26 maggio 1880 il musicista Richard Wagner, che a Ravello lascia il suo celebre autografo, a perenne ricordo di un giorno memorabile a  Villa Rufolo. Dopo un breve soggiorno ad Amalfi, Wagner giunge in città a dorso di un mulo, in compagnia della famiglia e del pittore russo Joukowsky, conosciuto qualche mese prima a Napoli. Grande è l’emozione del Maestro di Lipsia alla vista di Palazzo Rufolo, splendido con i suoi fiori esotici e le corti medievali, e qui trova l’ispirazione per l’ambientazione del quadro scenico del II atto del Parsifal, subito abbozzato dal pittore suo compagno di viaggio. Wagner decide di pernottare a Ravello, ma la Ravello del 1880 è ben lontana da quella odierna: non esiste un albergo capace di ospitare tante persone, bensì solo una piccola locanda, e allora Wagner traccia seduta stante il progetto di un futuro grande albergo da far sorgere in quel luogo, indicando persino lo stile che avrebbe dovuto riecheggiare quello arabo-normanno delle antichità locali. Il consiglio è subito messo in pratica dagli stessi proprietari della locanda, che faranno sorgere quell’albergo immaginato dal Maestro e nel quale oggi si conserva, preziosa reliquia, l’autografo wagneriano.

Villa Rufolo è oggi un palazzo a tre piani a cui si arriva attraverso un viale alberato: a sinistra c’è la Torre maggiore, alta circa trenta metri, a destra il cortile, a pianta quadrata, simile ad un chiostro. Attraverso il viale si giunge alla terrazza di Wagner. Nel giardino, ricco di splendidi fiori e rigogliose piante mediterranee ed esotiche, c’è un chiostro moresco. Un antiquarium allestito nell’antica cappella del complesso raccoglie i cimeli ed i frammenti recuperati nella seconda metà del XIX sec..

Da vedere assolutamente c’è poi il Duomo, fondato nel 1086 dal primo vescovo di Ravello Orso Papirio, con la sua splendida porta bronzea: opera di Parisano di Trani, eseguita nel 1179 a Costantinopoli e portata qui via mare, è divisa in 54 riquadri rappresentanti Santi, Storie della Passione, leoni e grifi. Il pulpito è dedicato a San Pantaleone e ne custodisce il sangue.

Inoltre, la Chiesa di San Giovanni del Toro costruita nel 975, la Chiesa di Santa Maria a Gradillo del XII sec., il Museo del Corallo, che raccoglie cammei, madreperle incise e conchiglie, dall’epoca romana al secolo scorso, Villa Cimbrone, con la sua suggestiva terrazza aperta verso il mare e il meraviglioso Belvedere di Mercurio sul punto più sporgente dello sperone su cui sorge Ravello, con un panorama unico nel mondo, la Chiesa di San Francesco in stile gotico con convento e chiostro, fondata proprio dal Santo di ritorno dall’Oriente.

Famosi come o più delle opere d’arte sono i celebri limoni: già nell’XI secolo la Costiera Amalfitana era ricca di limoneti, diffusi soprattutto da quando si cominciarono ad usare nella lotta allo scorbuto, una malattia dovuta a carenza di vitamina C. I “giardini di limoni” lungo la Costa sono citati da numerosi autori già nel 1600, ma il limone “Sfusato Amalfitano” deve avere due caratteristiche importanti: la forma affusolata e la zona in cui nasce, la Costa Amalfitana appunto. Ha la buccia di colore chiaro, un aroma e un profumo intensi grazie alla ricchezza di oli essenziali e la polpa succosa e acida, con bassa presenza in semi.

I limoni della Costiera Amalfitana rappresentano uno dei simboli della Costiera di cui caratterizza anche il paesaggio costellato di limoneti facili da ritrovare anche presso i numerosi giardini dei B&B, curati gelosamente dai proprietari. E’ coltivato a terrazzamenti, raccolto più volte l’anno e si utilizza per produrre l’altrettanto celebre limoncello, liquore che in pochi anni si è diffuso in tutta Italia e anche all’estero, la cui paternità è tuttora contesa tra Sorrento, Amalfi e Capri. Si beve solitamente ghiacciato, sia come digestivo, sia fuori pasto, ed è molto facile da preparare anche a casa.

Un viaggio a Ravello non può prescindere da un buon pranzo: in Costa d’Amalfi la cucina ed il territorio sono legati in modo indissolubile. Assaggiamo ad esempio gli spaghetti alla colatura di alici: le alici di Cetara, altro piccolo borgo marinaro, vengono pescate rigorosamente a primavera, pulite, lavate, salate e pressate con pesi diversi. Il liquido che cola viene filtrato, esposto al sole ed infine imbottigliato.

Si inseriscono perfettamente nel nostro pranzo gli gli ndunderi, una specie di gnocchi originari sempre di Minori e considerati dall’Unesco una delle paste più antiche del mondo. Le ricette originali degli ndunderi probabilmente risalgono al tempo dei romani e venivano fatti con farina di farro e caglio. Oggi invece si preferisce impastarli con ricotta freschissima e si condiscono anche solo con una salsa fresca di pomodoro. Oppure lasciamoci tentare dagli Scialatielli all’Amalfitana: più corti degli spaghetti, piacevolmente irregolari e sublimi con il sugo di pesce. Nei negozi in Costiera si trovano anche secchi, ma un piatto di scialatielli freschi è comunque indimenticabile.

Per i dolci, nome ormai celebre a livello internazionale è Salvatore De Riso, sicuramente il pasticciere più noto del Sud Italia, nella cittadina di Minori. I suoi dolci sono ormai presenti nei migliori hotel e ristoranti d’Europa a partire dall’ormai celebre delizia al Limone, preparata ovviamente con il limone igp Costa d’Amalfi.

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