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Gli amici che ci facciamo all’universita’ sono per la vita

di Danilo Gervaso.

New York, 25 Luglio 2018 – Amici che vanno e amici che vengono: ex compagni di liceo con cui continui a fare il viaggio in metro o in treno, nuovi rapporti stretti nei banchi per un esame, sguardi alla mensa che tra un’insalata e un panino sbocciano in grandi amori, la partenza per l’erasmus. L’università è anche questo, è iniziare a studiare con una persona magari per comodità e ritrovarsela al proprio matrimonio, è litigare per un progetto e aiutarsi per il prossimo esame. Una delle cose più belle dell’università, o forse l’unica, è quella di riuscire a stringere delle amicizie con la maturità di un adulto e il cuore di un adolescente. Lunghe chiacchierate in totale sincerità, quella che si ha solo a 20 anni, ore passate in biblioteca, e amici con cui abbiamo assaporato le nostre prime inebrianti ore di libertà da giovani adulti.

Una notizia, quella del titolo, che è un balsamo per tutti coloro che affermano che l’amicizia non esiste. Esiste, eccome, ma va coltivata, accudita, sofferta: in altre parole un vero e proprio lavoro in tempi di assenteisti dei sentimenti.

La ricerca

E’ questo il risultato di uno studio condotto sotto la supervisione di Glenn Sparks, professore alla Brian Lamb School of Communication alla Purdue University di West Lafayette, in Indiana: “avere e mantenere amici intimi per tutta la vita è essenziale per la nostra salute, e gli studi universitari sono ideali per creare amicizie perché rappresentano un momento unico nella nostra vita “.

Perché queste relazioni sarebbero diverse da quelle dei nostri anni di liceo? Prima di tutto- secondo lo studio americano – perché normalmente, all’università, con l’adolescenza ormai alle spalle, iniziamo a sapere quale adulto saremo, e quindi siamo più capaci di riconoscere chi ci può stare accanto per tutta la vita. Durante il periodo adolescenziale eravamo confusi, arrabbiati, sopraffatti da vissuti di solitudine e inadeguatezza, il corpo e la mente si trasformavano. Cercavamo noi stessi, e litigavamo con gli amici che cambiavano, come noi.

Verso i 20 anni, invece, per la prima volta compiamo scelte autonome, avvengono importanti cambiamenti a livello sociale. Ciò comporta una maggiore stabilità nelle relazioni affettive, oltre che su un piano professionale ed economico. Questa stabilità contribuisce alla costruzione del senso della propria identità.

Il giovane adulto, rispetto all’adolescente, raggiunge una certa stabilità cognitiva ed emotiva, è autonomo in senso psicologico dagli adulti, ed è quindi capace di instaurare rapporti duraturi, abbracciando norme etiche e valori morali. Più tardi, egli si emancipa progressivamente dalla famiglia d’origine ed entra nella società.

A questa età si è quindi psicologicamente pronti per l’amicizia vera, quella che cresce nel tempo, che è, come dice Aristotele, “un frutto che matura lentamente”, per poi accorgersi spesso che molte conoscenze, magari anche di anni, erano spesso legate a interesse o semplicemente fragili e superficiali: legami facili e, la più parte delle volte, non duraturi.

Un altro banco di prova importante saranno le vicissitudini della vita, che spesso separano. Essere amici da giovani è forse più facile perché si sta costruendo tutto, giorno per giorno, e si diventa complici contro tutto e tutti. Poi si cresce e magari uno ha successo e l’altro no, e allora cominciano le prime discordie.

Oscar Wilde, cinico e ironico, sosteneva infatti che: “Chiunque può simpatizzare col dolore di un amico, ma solo un animo nobile riesce a simpatizzare col suo successo”. Ma l’amicizia esiste ed è un grande sostegno, e solo il tempo ne misura il vero valore.

E se l’amico dell’università non lo vediamo per anni?

Ci sono amici che non si sentono spesso e che si vedono ancora meno, eppure sanno che potranno contare l’uno sull’altro per sempre e in qualunque momento. Sono pochi? E’ sufficiente per stare bene.

Lo studio americano attribuisce, inoltre, grande importanza ai social network, grazie ai quali è ora più facile mantenere le relazioni con gli amici dell’università, anche se non si vive nella stessa città, Paese, continente. Glenn Sparks spiega che “i frequenti scambi di saluti, frasi anche solo d’occasione nelle amicizie virtuali permettono di creare la vera complicità”. E infatti ad ogni matrimonio c’è un tavolo riservato agli ex compagni di studi!

Cerchiamo, insomma, di utilizzare Facebook, Twitter, Instagram ecc. non come un adolescente, ma cercando, con chi abbiamo realmente conosciuto, di scherzare un po’, di dire qualcosa di serio ogni tanto, di non prendercela per una polemica. L’amicizia con le persone che abbiamo frequentato all’università reputandole interessanti, intelligenti, con cui magari abbiamo avviato progetti, scambi di relazioni più stimolanti nei nostri anni giovanili meritano di essere mantenute, anche con impegno.

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