Pubblicato il: 4 agosto 2018 alle 8:00 am

Siracusa ricorda il primo tedesco che si innamoro’ del nostro Paese E’ Federico II di Hohenstaufen. Merito' l'appellativo di Stupor Mundi, nato a Jesi amo' profondamente l’Italia del sud

di Vittoria Maddaloni.

Siracusa, 4 Agosto 2018 – Il 20 luglio scorso, in occasione della riapertura al pubblico del Castello Maniace, è stato anche un grande giorno per Siracusa la Sicilia e per la Germania, l’inaugurazione di una Stele dedicata all’Imperatore Federico II.

Sulla punta estrema dell’isola di Ortigia, cuore della splendida città di Siracusa, il primitivo nucleo abitato da Greci, Romani, Aragonesi e Arabi, all’imboccatura del Porto Grande in una posizione strategica molto importante, il Castello di Federico II a Siracusa, poi detto Maniace, viene costruito fra il 1232 e 1240. Grazie alla bravura degli operai Saraceni, “tecnici specializzati” regolarmente stipendiati. Appena restaurato, il castello deve l’attuale denominazione a Giorgio Maniace, generale bizantino che nel 1038 riconquista per breve periodo la città dagli Arabi.

Un momento emozionante la sera della riapertura della Sala Ipostila, a cui hanno preso parte il Console Onorario Nunzio Turiaco del Consolato Tedesco di Messina, l’associazione Italo-tedesca di Siracusa con l’avv. Giuseppe Moscatt e Joahnn Heinrich von Stein del comitato degli Stauferfreunde, finanziatori della 37° stele dedicata all’Imperatore Federico II, realizzata dallo scultore Markus Wolf. La stele ha la forma ottagonale del Castel del Monte in Puglia, dove è sorta la prima stele in Italia. La parte superiore, in foglie dorate, simboleggia la Sacra Corona Imperiale. Il materiale proveniente dalla Svevia è un travertino pregiato. In quattro dei suoi otto lati sono descritti i legami fra la Casata e i luoghi siciliani con la relativa genealogia. dopo i lavori di restauro e miglioramento sismico finanziati dal Dipartimento della Protezione civile. Un progetto da circa 3,6 milioni di euro redatto dalla soprintendenza dei Beni culturali di Siracusa, che ha coinvolto anche la facoltà di Architettura della città.

Davvero un uomo che ha cambiato la storia dell’Europa Federico II di Hohenstaufen.

Re della Germania, re della Sicilia, re di Gerusalemme, imperatore del Sacro Romano Impero – di titoli e onori Federico II ne ha avuti tanti. Ma aveva anche molti potenti nemici, primi fra tutti i papi che lo hanno scomunicato ben tre volte. Era di origini tedesche, ma ha sempre vissuto in Italia. Sotto il suo regno la Sicilia divenne uno dei paesi più acculturati e sviluppati dell’Europa.

Della Sicilia era diventato re ad appena 3 anni, sotto la tutela del papa Innocenzo III, e della Germania a 16 anni. A 24 fu eletto imperatore del Sacro Romano Impero. Sotto il suo regno la Sicilia ebbe una fioritura culturale mai visto prima, Federico riorganizzò l’amministrazione e favorì il commercio e le attività manifatturiere. Prova della fioritura economica del suo regno in Sicilia fu la coniazione della prima moneta d’oro dell’Occidente dai tempi carolingi.

Affascinante personaggio, dal grande spessore politico e culturale, ha saputo dare vigore e orgoglio alle genti del Sud Italia. Personaggio controverso, come tutti i grandi della storia, sempre pronto ad afferrare con mani salde il proprio destino. Amato da pochi, temuto dagli altri, sia nemici che amici, Federico è il protagonista indiscusso del suo tempo, al punto da meritarsi l’appellativo di Stupor Mundi.

Nasce per caso a Jesi, e la madre Costanza vorrebbe chiamarlo Costantino, in omaggio alla raffinata cultura bizantina adottata dalla sua famiglia: i normanni Altavilla, signori del Meridione d’Italia da quasi due secoli. Ma da Palermo il padre  Enrico, dal giorno prima re di Sicilia, fa sapere che preferisce un nome più teutonico per il suo primogenito: così lo fa battezzare Federico Ruggero, in omaggio ai nonni Federico Barbarossa e Ruggero II d’Altavilla. Enrico VI muore poco dopo, lasciando pochi rimpianti e un piccolo erede, a cui molti farebbero volentieri da tutore. La spunta il papa, Innocenzo III, e così il piccolissimo Federico è incoronato re di Sicilia nel Duomo di Palermo. Qui il bambino vive una triste infanzia, quasi prigioniero nel castello di Maredolce. Ma cresce in una società multirazziale, e il contatto con la poliedrica cultura palermitana, cristiana, bizantina e araba, sarà decisivo nella sua formazione.

A 14 anni viene proclamato maggiorenne. Otto mesi dopo sposa Costanza, figlia del re d’Aragona, vedova ventiquattrenne del re d’Ungheria.

Suo luogo favorito è la Puglia: i limiti organizzativi di uno stato feudale non consentono al sovrano, all’epoca, di risiedere stabilmente in una capitale, e la corte si sposta continuamente da un luogo all’altro del regno sia per ribadire l’autorità regia, sia per ricevere le risorse del territorio.

Federico ama talmente la Puglia da sentirsene figlio: si fa costruire diverse residenze, ma Castel del Monte rimane l’esempio più affascinante dell’architettura federiciana. Costruito su una collina che domina il paesaggio delle Murge, tutto ulivi e viti, nasce come casino di caccia, probabilmente intorno al 1240. La costruzione è dominata dal numero 8: l’edificio è un ottagono, circondato da 8 torri, una per vertice, anch’esse ottagonali, ognuno dei due piani del castello comprende otto stanze di dimensioni uguali, una per lato, tutte con il soffitto a volta. All’epoca. Il numero 8 aveva una forte valenza esoterica. L’infinito: questo è il primo significato attribuito al numero 8, uno dei simboli più antichi, legato al Karma, alla fecondità, allo spirito nel mondo, alla giustizia che si eleva sopra ciò che è terreno.

Una nota curiosa e pratica: nel castello c’erano diversi bagni forniti di acqua corrente che proveniva da ampie cisterne collocate sui terrazzi, dove erano alimentate dalla pioggia. Questo permetteva agli ospiti di potersi lavare in qualsiasi momento, privilegio raro nel medioevo, tanto più in una regione notoriamente scarsa d’acqua come quella della Puglia.

Seguono residenze a Foggia, creata capitale, a Melfi ove si promulgarono le costituzioni del Regno delle Sicilie.

La corte itinerante dello Stupor Mundi impressiona i contemporanei con il suo esotismo. Attratto dalla cultura araba, ancora fortemente radicata in Sicilia, Federico, come un califfo, si circonda di animali esotici e di un harem, intorno al quale nascono molte leggende.

Parla 6 lingue (latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo) e si interessa di filosofia, astrologia, geografia e scienze. Scrive perfino poesie e fa della sua corte di Palermo un centro letterario al livello europeo, un punto di incontro della cultura araba, bizantina, ebraica e latina. Tollerante e rispettoso nei confronti dell’Islam riunisce intorno a sé i saggi provenienti da tutte le parti del mediterraneo.

Da uomo di grande cultura e di vasti interessi, Federico è dunque sensibile al problema dell’istruzione. Avverte la mancanza in Italia meridionale di una struttura universitaria in grado di competere con quelle del nord Italia e del resto d’Europa.

Il luogo scelto è Napoli, vicina anche alla celebre Scuola Medica di Salerno: qui crea la sua Università – ma l’atto è stilato a Siracusa il 5 giugno 1224 – e, da sovrano illuminato, promette agli studenti lezioni di famosi magistri (il latinista Anello da Gaeta, il filosofo Arnaldo Catalano, i giuristi Benedetto d’Isernia e Roffredo di Benevento), ma anche economiche convenzioni con gli alberghi e prestito dei libri di testo.

Gaudente e raffinato buongustaio, ama piatti dai nomi antichi e dimenticati, come il biancomangiare di pollo, la scapece gallipolina, il foglieammischiate, (un insieme di cotenna e verdure miste) e le frittelle imperiali fatte con formaggio di mucca, chiara d’uovo, farina, pinoli ed uva passa. Inoltre, la passione per l’oriente spinge l’Imperatore ad importare ricette ed ingredienti: dalle spezie, alle verdure ai cereali più esotici, tutto arriva nelle sue terre e moltissime nuove coltivazioni vengono introdotte o potenziate, specialmente in Sicilia ed in Puglia, come cetrioli, melanzane, zucchine, cavolfiori, spinaci, asparagi, porri e rape, e perfino un particolare tipo di fagiolo nero.

Alla sua tavola siedono re e principi di tutta Europa, al ritorno dalle crociate o semplicemente in visita, e così, parecchie ricette preparate dai suoi cuochi, rielaborando preparazioni orientali, partono dal Sud per il Nord d’Italia e d’Europa ed in particolare per l’Inghilterra e la Germania.

Ma senza la Sicilia – è lo stesso Federico a dichiararlo – non avrebbe potuto fare lo statista. E senza la Sicilia l’uomo d’ingegno e di cultura che conosciamo non sarebbe esistito. Federico, divenuto imperatore, persegue l’obiettivo di incorporare la Sicilia nel Sacro Romano Impero innescando un conflitto epocale con la Chiesa che non può consentire questa unione. La supremazia religiosa del papa alla fine ha il sopravvento sulla potenza imperiale e Federico è inesorabilmente sconfitto.

Unito all’Impero nonostante il dissenso della Chiesa, il Regno di Sicilia è il luogo in cui Federico II realizza le sue opere maggiori.

Nel dicembre 1250, il 56enne Federico si trova nella residenza di Foggia, quando viene colto da una febbre intestinale che lo tormenta già da tempo. Nonostante ciò decide di spostarsi a Lucera, colonia dei saraceni siciliani, protetta dall’imperatore, dove vorrebbe effettuare una battuta di caccia, attività amatissima. Morirà prima a Fiorentino, nei pressi di Lucera. Una cronaca racconta che, in uno dei rari momenti di lucidità, Federico chiede dove si trovi. Gli viene detto che è nella sua domus di Castel Fiorentino. E in quel momento gli torna in mente profezia attribuita a Michele Scoto, l’astrologo di corte: “Morirete vicino la porta di ferro, in un luogo il cui nome sarà formato dalla parola fiore…”.

A Taranto la salma, forse imbalsamata, è imbarcata per la Sicilia, salutata da centinaia di navi con drappi neri.

Così Federico torna a Palermo, la città dell’infanzia e della giovinezza, che 38 anni prima aveva lasciato per affrontare la straordinaria avventura della sua vita. E’ tumulato nel Duomo, accanto ai genitori e alla prima moglie Costanza, in un maestoso sarcofago di porfido color amaranto.

l fascino dell’imperatore svevo ha attraversato i secoli. E vive ancora ai giorni nostri. La sua fine, per centinaia di anni, è accompagnata da miti e leggende. Del resto, già prima della sua morte, la sua figura era stata mitizzata dai contemporanei.

Un Anticristo, un nuovo messia, un eretico. Qualcuno all’epoca crede che non sia mai morto, nascosto da qualche parte. Nascono così i casi dei “Falsi Federici”: impostori che si spacciano per l’imperatore, che finiscono invariabilmente arsi sul rogo come eretici visionari.

Per duecento anni ancora, tra il XIV e il XVI secolo, altre profezie, racconti, libri e opuscoli vari invocano un ritorno dell’imperatore che “vive ancora”. In Germania, soprattutto in Turingia, si alimenta, a più riprese, il mito della montagna, come rifugio e nascondiglio di eroi immortali. Qui i trovatori canteranno il mito dell’imperatore che, ora addormentato con i suoi cavalieri, si risveglierà non appena la patria tedesca si troverà in pericolo.

Ma se dopo 8 secoli ancora studiamo e dibattiamo la figura e l’opera di Federico II, vuol dire che il mito dello Stupor Mundi, il primo tedesco che si innamorò del nostro paese, è ancora vivo.

Oggi la Fondazione Federico II propone un itinerario chiamato Sulle orme di Federico II con 22 siti siciliani che arricchiscono l’offerta turistico-culturale dell’isola, che va da Palermo a Catania, da Messina a Montalbano Elicona.

neifatti.it ©