Pubblicato il: 17 agosto 2018 alle 8:00 am

Carceri, Antigone: “Stranieri reclusi, il patto di inclusione paga” I dati del rapporto di metà anno dell'associazione. Calano gli ingressi in carcere dalla libertà (24.380 nei primi mesi del 2018 contro i 25.144 nel primo semestre 2017), segno di un’attività criminale non in aumento

di Ennio Tomasini.

Roma, 17 Agosto 2018 – Calano gli ingressi in carcere dalla libertà (sono stati 24.380 nei primi mesi del 2018 erano stati 25.144 nel primo semestre del 2017), segno di un’attività criminale non in aumento, come del resto sottolineano le statistiche sui reati commessi, ma continuano a salire i detenuti, anche se di poco, aumentati di circa 700 unità negli ultimi 5 mesi. Al 30 giugno 2018 erano 58.759, 8.127 in più rispetto alla capienza regolamentare.

È quanto emerge dal rapporto di metà anno sulle carceri dell’associazione Antigone, che dedica ampio spazio anche alla questione stranieri. “Non c’è un’emergenza stranieri e non c’è un’emergenza sicurezza connessa agli stranieri – spiega Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – la detenzione degli stranieri in Italia è diminuita di oltre 2 volte negli ultimi 10 anni. Se nel 2008 il tasso di detenzione (numero dei detenuti stranieri sul numero degli stranieri residenti in Italia) era dello 0,71%, al 30 giugno di quest’anno il tasso è dello 0,33%. I detenuti stranieri – aggiunge Gonnella – sono addirittura diminuiti in termini assoluti rispetto al 2008”.

Secondo l’associazione questo dato è spiegabile con il patto di inclusione. Regolarizzare la posizione degli stranieri e integrarli nella società riduce di molto i tassi di criminalità. Un esempio è quello dei rumeni che in soli cinque anni sono oltre 1.000 in meno nelle carceri, mentre la loro presenza in Italia è andata crescendo.

Nel rapporto Antigone risponde anche a chi propone di costruire nuove carceri. Secondo l’associazione la costruzione di un istituto in grado di ospitare 250 detenuti costa circa 35 milioni di euro. “Molto meno – chiarisce Gonnella – costano le misure alternative alla detenzione che danno risultati migliori in termini di abbattimento della recidiva”.

Secondo l’associazione attualmente in Italia sono 28.621 i detenuti in misura alternativa (16.554 in affidamento in prova al servizio sociale, 11.159 in detenzione domiciliare, 908 in semilibertà). Potrebbero essere 50mila se non si chiudesse la porta del carcere agli oltre 20mila che potrebbero averne diritto avendo pene residue inferiore ai tre anni.

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