Pubblicato il: 18 agosto 2018 alle 8:00 am

Il bene e il male negli scrittori dell’800 Riflessioni sul tema ma anche spunti per leggere o rileggere romanzi piu' o meno dimenticati di piccoli e grandi autori

di Caterina Slovak.

Roma, 18 Agosto 2018 – “Mi trovo gettato su di un orribile isola deserta, privo di qualsiasi speranza di salvezza. Sono stato diviso dal mondo intero. Ma sono vivo”.

È l’incipit di Robinson Crusoe, quando il marinaio superstite ad un naufragio si trova su un’isola deserta e, preso dallo sconforto, comincia ad esaminare la situazione. Lo fa per iscritto in modo da fissare dei punti fermi, razionalizzando i pro e i contro della sua condizione.

Nelle Affinità elettive, invece, il bene e il male sono rappresentati dalle relazioni affettive che si combinano attorno a due poli, quello della vita e quello della morte (la nascita di una relazione o il suo contrario), e il risultato della fine di un rapporto è un sentimento che può portare a unirsi di nuovo con qualcuno o a restare soli fino a quando, secondo la prospettiva goethiana, non si troverà una persona compatibile, alla stregua di una reazione chimica che può legare o dissolvere gli elementi che si incontrano in natura, per poi riunirli con altri e di nuovo allontanarli.

I tre Moschettieri, un romanzo a metà tra quello storico e quello di appendice, affrontando le tematiche della Francia del 1600, contrappone il bene (la fedeltà, il patriottismo) e il male (gli intrighi, i tradimenti) tra colpi di scena e momenti di suspense.

Cos’hanno in comune questi romanzi? Almeno due elementi: l’epoca, il periodo storico; e la tematica centrale, appunto la lotta tra il bene e il male. Ed è il soggetto del bel libro di Piero Citati Il male assoluto. Nel cuore del romanzo dell’Ottocento, uscito per Mondadori nel 2000.

Il saggio offre l’occasione di alcune riflessioni sul tema, ma è anche un suggerimento a leggere proprio quei romanzi, vecchi, dimenticati, in alcuni casi considerati minori. Perché proprio questo secolo? La letteratura, prima e dopo, è colma di esempi del genere. Dai primi filosofi agli autori moderni e contemporanei, bene e male sono i due principi fondamentali che governano la vita umana, in perenne lotta fra loro e corrispondenti alle pulsioni originarie teorizzate poi da Freud: Eros e Thanatos, amore e odio, vita e morte.

Le grandi religioni hanno fatto riferimento all’esistenza di un Dio del bene e di un Dio del male. Il pensiero antico, già con Omero, Esiodo e Sofocle, rivela una coscienza molto intensa dell’angosciosa presenza del male nel mondo, come antitesi del bene e dell’essere.

Ma nell’800 il sapere diventa “positivo”, l’uomo, nella sua illusione di onnipotenza, osserva e crede di poter spiegare ogni fenomeno, di sciogliere ogni dubbio, dalla matematica all’astronomia, la fisica, la chimica, la biologia e la sociologia.

E’ il progresso.

La grande tradizione del romanzo dell’Ottocento europeo offre all’autore l’opportunità di tracciare un quadro degli scrittori più importanti e dei loro personaggi più noti. E così tra Daniel Defoe e Robinson Crusoe, tra Goethe e Ottilie, Flaubert e Bouvard e Pecuchet, Dumas e i tre moschettieri si crea uno scambio di ruoli, il personaggio diventa autore e viceversa. Un filo conduttore lega tutti i saggi. Balzac, Poe, Hawthorne, Dostoevskij, James e quasi tutti i romanzieri dell’Ottocento sono attratti da un’immagine: quella del male assoluto.Citati ci parla di questi scrittori e delle loro opere descrivendoci anche i loro modi di essere, i gesti, le loro manie e contraddizioni: lo spirito di fuga dal mondo di Defoe, che in mare aperto, grazie al suo personaggio, incontra il volto oscuro di Dio; gli istinti distruttivi di Goethe, che nelle Affinità elettive vuole applicare le leggi naturali al mondo umano e scopre le “forze spaventose che ci assaltano”. E poi, le infinite incarnazioni di Balzac, spia, ladro, poliziotto e giudice delle sue creature; la precisa intelligenza di Manzoni; il folle riso e le incursioni nelle tenebre di Dickens; il black houmour e la sconfinata pietà di Dostoevskij e l’ignoto paese della morte di Tolstoj.

Tutti sedotti dall’immagine del Male, affasciante come Satana nel suo più bell’abito.

Così il confronto tra le cose negative (Male) e positive (Bene) libera Robinson da un’ossessione che avrebbe potuto condurlo alla pazzia e grazie alla ragione incomincia a mettere ordine nella sua posizione riuscendo persino ad apprezzare ciò che di buono c’è nel suo essersi salvato pur trovandosi in un’isola deserta.

Ne Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde di Stevenson, come nei racconti del brivido di Poe, le due nature convivono all’interno di un’unica persona, che possono coesistere in buona fede o annientare l’individuo. E’ un anticipo delle teorie freudiane, del problema del subconscio e dello sdoppiamento della personalità, temi molto più ricorrenti con l’avvento del nuovo secolo.

In Dostoevskij il Male è una forza sempre presente e attiva. Infatti, tutta la sua opera è concentrata sulla lotta dell’uomo tra bene e male e il suo riconoscimento.

Per Flaubert, racconta Citati, il male è credere che la cultura sia studiare tutto, senza distinzioni, ma “la stupidità umana è un abisso senza fondo” e così i suoi Bouvard e Pécuchet si mettono a copiare indistintamente qualsiasi cosa. Inutilmente.

Forse il male, come per Socrate, è proprio l’ignoranza.

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