Pubblicato il: 23 agosto 2018 alle 8:15 am

Il mondo ha bisogno di poesia? A Brooklyn credono di sì Dopo i distributori di sigarette riconvertiti in librerie e le macchinette che regalano racconti, ecco arrivare un un’altra novità letteraria: i dispenser che erogano poesie

di Caterina Slovak.

New York, 23 Agosto 2018 – C’era una volta il dispenser di chewing gum – i bambini degli anni ’70 se ne ricorderanno – con qualche spicciolo erogavano dure palline colorate dal sapore indefinibile, che durava solo qualche secondo; oppure di sfere di plastica con all’interno improbabili gadget. Esistono da poco, in una libreria indipendente di Brooklyn, i distributori automatici di poesie: basta inserire un quarto di dollaro e girare la manovella per ricevere una sfera di plastica colorata che contiene un breve componimento, decorato ad acquarelli. Il ricavato è devoluto a Planned Parenthood, un’associazione no profit che offre assistenza sanitaria a madri in difficoltà, si occupa di educazione sessuale e metodi anticoncezionali negli Stati Uniti

L’iniziativa si deve alla proprietaria, la scrittrice Emma Straub (ha pubblicato in Italia il romanzo I vacanzieri per Rizzoli), vera appassionata di letteratura.

L’uomo non ha mai cercato di “inventare” una poesia, poichè essa nasce da dentro. Tutti avvertiamo la necessità di esprimere i nostri sentimenti e alcuni per farlo decidono di prendere carta e una penna e di buttare giù parole che a primo impatto sembrano non aver senso. Invece fanno riflettere, pensare e immaginare. Possono essere tante o poche ma tutte hanno lo stresso obiettivo, ovvero quello di “colpire” il lettore. La fotografia di un momento, di un istante irripetibile. Un aggrovigliarsi di simboli, emozioni e sensazioni cristallizzati per sempre, inchiodati al muro come quadri metafisici. Parole come lame, frasi come ingranaggi a volte oliati a volte stridenti. La poesia è questo e molto altro. Giocando con la fonetica delle parole si ha accesso a un mondo surreale. Il tratteggio delle sillabe che si ripetono e si rincorrono una dietro l’altra creano immagini emozionanti nella mente del lettore.

Ma sono ancora utili le poesie?

Alle grandi case editrici la poesia sembra non interessare più, poiché i poeti, notoriamente, non vendono. Il mercato difficilmente va a braccetto con la cultura e perfino Mondadori con la sua collana storica “Lo specchio” , che ha fatto conoscere al mondo intero Cardarelli, Ungaretti, Montale, Quasimodo, Saba, Sereni, Zanzotto, Raboni, Giudici, Porta, Gatto, regalandoci traduzioni memorabili, ha rallentato le uscite per poi riciclarsi in pubblicazioni antologiche “vintage”. Perché la poesia è chiudere gli occhi, rallentare, fermarsi. E oggi è difficile. In un mondo fatto di immagini veloci, poi, i poeti quando li metti sotto i riflettori perdono la faccia, fanno quasi ridere, come l’albatro di Baudelaire.

Il mondo antico aveva più registri per accedere alla realtà: uno di questi era il sogno. L’uomo antico è simbolico, non gli basta il mondo che vede, vuole l’invisibile. Oggi mancano “interpreti dei sogni” per vocazione (e non per mestiere), anche nel mondo educativo (scuola, università).

La poesia, la bellezza, possono contenere riposte?

La poesia – e tutta l’arte vera – non fa altro che ricordarci che non siamo noi i padroni della nostra vita. Come la bellezza, la poesia non “serve”, ma ha un valore intrinseco, ricordando «l’eccedenza» del mondo rispetto all’utile e quindi è profondamente legata alla speranza.  Se vogliamo avere, in futuro, una generazione di persone capaci di vita spirituale, e non solo di clienti o consumatori, dobbiamo instillare nei giovani il senso della poesia, della bellezza e dell’arte. Il formare una generazione, dopo la nostra, ancora capace di grandi sogni dipende dall’educazione che oggi siamo in grado di dare ai giovani.

Il grande poeta Caproni, sconosciuto a molti studenti – e non solo – all’Esame di stato 2017, era convinto che solo nel rapporto con il lettore la poesia potesse trovare il “suo reale valore” e la sua possibilità di esistenza. Per questo accettò di raccontarsi nelle interviste, per aiutarci ad afferrarla, quella musica.

Che la poesia sia viva lo testimoniano, le centinaia di spettatori, i Festival della Poesia, le serate di reading dal vivo, e “La giornata mondiale della poesia” (23 marzo) voluta dall’UNESCO. Così come sono affollatissimi concorsi e premi letterari, certo non tutti di alto livello; ma la poesia non è morta, e a un certo momento la incontriamo, per caso, quando siamo abbastanza grandi, pronti, come racconta Neruda (La poesia):

“E fu a quell’età… Venne la poesia

a cercarmi. Non so, non so da dove

uscì, da quale inverno o da fiume.

Non so come né quando,

no non erano voci, non erano

parole, né silenzio,

ma da una strada mi chiamava (…)

era lì senza volto

e mi toccava”.

Dispenser di poesie in una libreria di Brooklyn

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