Pubblicato il: 1 settembre 2018 alle 8:00 am

Leggiamo: “Come un romanzo”, di Daniel Pennac “Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo amare...". Le riflessioni di uno tra i più geniali autori del nostro tempo

di Rosa Aghilar.

Roma, 1 Settembre 2018 – Daniel Pennac era un pessimo allievo. E solo verso la fine del liceo ottiene buoni voti, quando un suo insegnante, nonostante la sua dislessia, comprende la sua passione per la scrittura e, al posto dei temi tradizionali, gli chiede di scrivere un romanzo a puntate, con cadenza settimanale.

A oggi è uno degli scrittori più letti del mondo, ma prima ancora Daniel Pennac è un insegnante e uno stimatissimo professore di lettere.

Devo l’amore per questo autore ad una persona a me molto cara che mi ha iniziato alla saga del ciclo di Malaussène: la fortunata serie di romanzi che girano attorno a Benjamin Malaussène, capro espiatorio di “professione”, alla sua inverosimile e multietnica famiglia, composta di fratellastri e sorellastre molto particolari e di una madre sempre innamorata e incinta, e a un quartiere di Parigi, Belleville. Una volta schiuse le porte della casa Malaussène è difficile richiuderle.

Ma ciò di cui voglio parlare è Come un romanzo: una tra le opere più celebri di Daniel Pennac, da alcuni definito un saggio, da altri un romanzo, si rivolge in prima persona al lettore e ne fa il protagonista del racconto. E’ un’opera travolgente e tutt’altro che banale efficace al punto da trasformare la letteratura in metaletteratura.

E’ uno straordinario omaggio alla lettura, l’ammirevole passione che Pennac ha per essa e che cerca di trasmettere ai suoi allievi per cui ha sempre dimostrato grandissima attenzione.

“Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”.

Questo è il libro prezioso, quello che aiuta dal genitore all’insegnante, a comprendere il difficile rapporto dei ragazzi con i libri e le ansie e le frustrazioni che a volte suscitano.

E’ il libro per chiunque voglia provare a trasmettere passione per la lettura. Non esistono trucchi o formule magiche che facciano innamorare i giovani della lettura al punto da farlo diventare un comportamento: l’unico sistema è invogliare loro a leggere.

Per esempio si potrebbe vietare a un bambino di leggere: “Ti proibisco di leggere!”. Dite questo e immediatamente andrà a rubare libri in tutte le librerie, si rinchiuderà da qualche parte per leggerli di nascosto. “Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare”… il verbo “sognare”… Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: “Amami!”, “Sogna!”, “Leggi!”, “Leggi! Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!”, “Sali in camera tua e leggi!”. Risultato? Niente.

Non si può obbligare a leggere così come non si può obbligare a sognare e amare, il gusto della lettura va trasmesso con l’amore e la passione che noi stessi proviamo nel farlo che traspare dall’espressione di un volto che non mente.

Il primo capitolo, Nascita dell’alchimista, descrive i risultati negativi cui può portare la costrizione alla lettura, traendo la conclusione che magari la responsabilità del fatto che i lettori in questi anni sono in costante calo, soprattutto tra i giovani, si potrebbe attribuire a consigli di letture sbagliate, a libri di dimensioni esagerate (libroni fermaporte), alla difficoltà della lingua.

Ma potrebbe accadere quel miracolo che legherà il fanciullo all’opera e allora l’adulto dovrà solo farsi da parte perché, come scrive Kafka nel Diario del piccolo Franz: “Non si riuscirà mai a far capire a un ragazzo che, la sera, è nel bel mezzo di una storia avvincente, non si riuscirà mai a fargli capire, con una dimostrazione limitata a lui stesso, che deve interrompere la lettura e andare a letto”.

Pennac insiste molto sul concetto di gratuità: nessuna contropartita, nulla in cambio, la lettura di un libro dovrebbe essere concessa gratuitamente, senza la pretesa di inculcare alcun sapere, fin dall’infanzia.  A sostegno della sua tesi si avvale della testimonianza di una studentessa che a distanza di quindici anni ricordava ancora stupita il suo professore (Georges Perros): “Leggeva camminando, con una mano in tasca e l’altra, quella che teneva il libro, un po’ tesa, come se leggendolo lo offrisse. Tutte le sue letture erano dei regali. Non ci chiedeva niente in cambio. […] Attraverso la sua voce noi scoprivamo d’un tratto che tutto ciò era scritto per noi. Quella scoperta giungeva dopo che per lunghi anni l’insegnamento delle Lettere ci aveva tenuti a rispettosa distanza dai libri. Cosa faceva dunque di più dei nostri altri professori? Niente. Per certi versi faceva addirittura di meno. Solo che, ecco, non ci somministrava la letteratura con il contagocce analitico, ce la serviva a gran bicchieroni…”.

Nel quarto, e ultimo, capitolo Il cosa-leggerà-la gente (o i diritti imprescindibili del lettore) tutti i titoli dei sottocapitoli sono concetti che ogni lettore dovrebbe tenere saldi nella mente tutte le volte che prende in mano un libro.

Nella parte finale c’è poi un interessante e dai più, definito geniale, decalogo dei diritti imperscrittibili del lettore che stabilisce la facoltà di instaurare un rapporto con i libri basato sulla libertà… compresa quella di non leggere:

  1. Il diritto di non leggere
  2. Il diritto di saltare le pagine
  3. Il diritto di non finire un libro
  4. Il diritto di rileggere
  5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
  6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
  7. Il diritto di leggere ovunque
  8. Il diritto di spizzicare
  9. Il diritto di leggere a voce alta
  10. Il diritto di tacere.

E’ l’opera innovativa e dirompente rispetto al rapporto tra il lettore e il libro.

Al suo termine farà venire un’incredibile voglia di leggere. Questo potrebbe migliorare la quotidianità perché, come afferma Pennac stesso: “Una lettura ben fatta salva da tutto, compreso da se stessi”.

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