Pubblicato il: 3 settembre 2018 alle 9:00 am

Rinasce la Torre Castellina di San Felice sul Panaro Distrutta dal terremoto del 2012. «Torna uno dei simboli più colpiti dal sisma, fondamentale per i valori di identità e appartenenza dell'intera comunità», ha detto il presidente della Regione

di Giulio Caccini.

Modena, 3 Settembre 2018 – 28 morti, 300 feriti, 45mila sfollati. Se chiedi un ricordo a uno qualunque dei cittadini residenti nell’area del sisma che sconvolse 55 comuni e in generale tutta l’Emilia Romagna nel 2012, quasi sicuramente nel racconto ci metterà pure questi numeri. 13 miliardi di euro di danni. Danni che poco alla volta sono stati cancellati. Non si possono cancellare le ferite, il dolore, certo. Ma rimettere a posto le strutture, le abitazioni, quello si. La regione, proprio quest’anno, facendo un bilancio delle attività ha fatto sapere che quasi 14mila abitazioni sono state rese di nuovo agibili (+1.600 nell’ultimo anno), quasi 4.400 le attività economiche e commerciali (+862, dai negozi alle botteghe artigiane), per oltre 6.100 cantieri completati. Oltre 14.800 le famiglie rientrate nelle proprie abitazioni, il 90% delle 16.500 costrette a uscire nel 2012 dopo le scosse.

Tra i simboli di quell’evento disastroso e, poi, della ricostruzione, c’è la Torre Castellina, a San Felice sul Panaro, edificio tra i più antichi del comune, dopo la Rocca Estense. Nel maggio 2012, la prima scossa, il 20, aveva fatto crollare la casa annessa, la successiva del 29 era stata invece fatale per la torre colombaia alta 12 metri. Ieri mattina l’inaugurazione della struttura completamente restaurata, alla presenza del presidente della Regione e Commissario delegato per la ricostruzione, Stefano Bonaccini, del sindaco di San Felice, Alberto Silvestri, dell’assessore regionale alla Ricostruzione, Palma Costi, e dell’ingegner Giovanni Castellazzi, che ha seguito i lavori di rifacimento a cui la Regione Emilia-Romagna ha partecipato con un finanziamento di oltre 234 mila euro, mentre altri 30 mila euro hanno rappresentato il contributo della famiglia Vergnanini, proprietaria dell’immobile.

«La Torre è un simbolo di questo territorio ed è stato uno di quelli fra i più colpiti dal terremoto- ha detto Bonaccini -. Oggi è quindi un giorno importante, che si aggiunge alle ormai numerose tappe di grande significato che hanno caratterizzato e che caratterizzano la ricostruzione in Emilia, uno sforzo collettivo i cui risultati vengono riconosciuti da più parti e che vede insieme le istituzioni, gli amministratori locali e gli abitanti di queste terre, davvero i primi protagonisti con la loro forza e volontà. Grazie a questo impegno diffuso, dell’intera collettività, non ci siamo mai fermati e continueremo a lavorare finché ogni ferita sarà sanata. La ricostruzione è un processo che non si esaurisce con i muri e le strade, è infatti importante restituire alla popolazione edifici che, per il territorio, hanno una forza evocativa straordinaria. Per questo – ha concluso il presidente della Regione -, oggi con la Torre Castellina restituita alla comunità locale ricostruiamo anche valori fondamentali come l’identità e l’appartenenza».

La Torre

Fu Annibale Marzi, nel 1562, a far costruire la Torre Castellina. Siamo nel cuore di un’area storicamente rilevante, quella di via Villa Gardè che prende il nome dal notaio rivarese Iacobino Gardè (tracce del suo lavoro di notaio sono tuttora presenti nell’abbazia di Nonantola). I Gardè, a quel tempo, erano latifondisti. Il più antico documento che evidenzia il nome della Castellina, come edificio, è la carta topografica del 1669, che riporta tutto il territorio di San Felice.

A pochi metri dalla Castellina troviamo un oratorio, anch’esso restaurato subito dopo il sisma dalla famiglia Vergnanini, dedicato a Santa Teresa D’Avila.

Altre notizie e foto relative alla Torre sono state pubblicate dal blog Vogliamo ripartire, organo ufficiale di informazione sull’emergenza terremoto del Comune di San Felice sul Panaro, online dal 2012.

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