Pubblicato il: 3 settembre 2018 alle 8:00 am

Un posto alla “sola” Dazn nei guai e utenti stressati per il flop partite. Contenziosi e risarcimenti in vista

di Antonio Mango.

Roma, 3 Settembre 2018 – Come il gioco delle tre carte. Carta vince, carta perde. Alla fine è sempre il “pollo” che ci perde. Una romantica truffa da marciapiede assai simile a quella che si è consumata nelle case dei tifosi digitalizzati. Sprovveduti per caso. Incazzati per forza.

Non le carte e nemmeno i teneri campanellini che nascondono un cecio. Cecio che vince e che perde a Napoli come a Berlino (ci sono “compari” anche tedeschi). La truffetta non ha confini. Ma prende le sembianze di una “rivoluzione” tecnologica, applicata al gioco più bello del mondo e presente su tutti i dispositivi, tv smart, tablet, smartphon, pc, etc. Come i tre ceci o le tre carte, sono in gioco le tre partite di A (insieme a tutta la B), acquistate da Dazn, facente capo alla britannica Perform Group, e vendute agli utenti in abbonamento mensile (revocabile), primo mese gratis, tanto per gradire, e il resto per la modica somma di 9,99 euro.

L’offerta sgradita

La passione è tanta, lo sconcerto pure. Gli abbonati a Sky, che pensavano come sempre di aver a che fare con un solo operatore, sono stati costretti a pagare un secondo abbonamento (scontato e grazie). Tre gare su dieci, trasmesse in esclusiva dall’impronunciabile Dazn, sette dal colosso di Murdoch. Poi, tutta una serie di accordicchi tra sorelle (Sky, Dazn, Mediaset) per intrecciare piattaforme e profitti. Di questo passo, ci vorrà un abbonamento per mezzo tempo di partita e un altro a conclusione, come per le scarpe di laurina memoria.

C’era stata a concorrere anche la spagnola Media Pro (contenuti tv e film), che si era aggiudicata a febbraio 2018 i diritti dell’intera serie A, bando annullato tre mesi dopo (e ti pareva).

Il flop

Lasciamo stare l’incomprensibile ginepraio di partite, anticipi e posticipi, orari e la povera domenica declassata a giornata di risulta. Il “bello” è stato il finale della tecno-favola. Un clamoroso flop della società britannica e dei suoi server. Le tre carte erano in mano a Dazn, acronimo, pare, di un’espressione in slang americano, che sarebbe “Da Zone”, significato astruso, pronuncia peggio, il grande Maldini a fare da testimonial e da maestro di dizione.

E le connessioni, da sempre terzo incomodo di ogni “rivoluzione” tecnologica? Secondo fonte Codacons l’Italia è al 47° posto nella classifica mondiale della qualità. Velocità media 31,58 megabits, 150 a Singapore.

La pubblicità ingannevole e altre “perle”

Il kaos procurato è ora nel mirino delle associazioni dei consumatori e dell’Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) per pubblicità ingannevole. “Quando vuoi, dove vuoi” la felice espressione d’accompagnamento al flop. Sul sito di Dazn c’è ovviamente il claim di casa “Il nuovo modo di guardare lo sport” e nella pubblicità il rassicurante e azzeccato “Disdici quando vuoi”.

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