Pubblicato il: 4 settembre 2018 alle 9:00 am

Lo specchio maligno e la magia del ritocchino Quante cose potrebbero fare le donne, quanti progetti potrebbero elaborare, quanti traguardi potrebbero raggiungere se tutto il tempo e le energie impiegati per essere belle venissero dirottati altrove?

di Caterina Slovak.

Roma, 4 Settembre 2018 – “Lei ha una giovinezza meravigliosa e la giovinezza è l’unica cosa che vale la pena di avere” dice Lord Henry al giovane Dorian Gray. Una massima che è diventata l’ossessione dei tempi moderni. Per tentare vanamente di conservare bellezza e giovinezza ci si sottopone ad interventi di chirurgia estetica anche rischiosi, a diete, ad esercizi fisici stremanti nelle palestre, liposuzioni, trattamenti.

Dorian Gray fa qualcosa di più semplice: assillato dal culto della bellezza e della giovinezza, desidera che il suo ritratto, al posto suo, invecchi ed imbruttisca, lasciando inalterato il suo aspetto fisico.

“La bellezza è una manifestazione del genio. In realtà è più elevata del genio, perché non ha bisogno di spiegazioni. È una delle grandi cose del mondo, come la luce del sole o la primavera, o come il riflesso nell’acqua cupa di quella conchiglia argentea che chiamiamo luna (…) è la meraviglia delle meraviglie. Solo la gente mediocre non giudica dalle apparenze”.

Inutile negarlo: seppur in modo diverso, tutti siamo sensibili al bello. Ogni epoca – e ogni cultura – si è rispecchiata in un ideale di bellezza, mai univoco e quasi sempre ispirato alla figura femminile. Risulta che gli specchi, superfici di metallo perfettamente lisce, esistessero già nell’antico Egitto. Cambiano i canoni, ma il bisogno resta. Ovidio (Medicamina Faciei Femineae– Rimedi per il viso della donna) dà la ricetta di una miracolosa pozione che rende “qualsiasi pelle più liscia e splendente di uno specchio”. E anche allora ci si sottoponeva a rischi elevati, come il trucco a base di carbonato di piombo dell’antica Grecia o degli egiziani. Numerosi reperti archeologici ci offrono testimonianza dell’antico uso dei cosmetici anche presso Sumeri, Ittiti, Assiri e Babilonesi. Perfino la Bibbia menziona la pratica del trucco.

Poppea è passata alla storia per i suoi bagni nel latte d’asina, ma i Romani creavano creme con gli ingredienti più strani: testicoli di toro, api affogate nel miele, uova di formiche pestate, grasso di pecora, burro, fave, ceci…

Oggi abbiamo prodotti più sicuri, ma i confini della bellezza si allargano sempre più.

Lo testimoniano le donne, che, quando vogliono “colpire” un’altra donna, esclamano trionfanti: «Quella è tutta rifatta».

La mania, un tempo solo femminile delle «punturine» (le iniezioni di sostanze rimpolpanti per rendere più tonica la pelle del viso) sono infatti alla portata di tutti, o quasi. E pazienza se poi le richieste diventano esagerate e si cambiano i connotati. Corpi e visi plasmati dal chirurgo nei quali spiccano enormi bocche o sguardi accattivanti, con le palpebre sollevate all’inverosimile.

Molto richiesti i “ritocchini anche dai politici e uomini di potere in generale: interventi per ridurre la pancetta e i fianchi, il “doppio mento”, le “borse” palpebrali che danno un’aria stanca, un seno più voluminoso, il nasino alla francese, o addirittura le infiltrazioni di collagene sulla pianta del piede per rendere più comode impossibili calzature dai tacchi vertiginosi.

Così gli interventi di chirurgia estetica diventano status symbol da esibire, come una bella macchina o un orologio. E se l’età in cui si pensava di affrontare il discorso era finora sui 40 anni, oggi sono molte le neodiciottenni che, invece di feste, balli, viaggi,

chiedono a mamma e papà un’ “aggiustatina” qua e là, nonostante i medici raccomandino di aspettare almeno i 25 anni prima di ricorrere al bisturi per modificare qualsiasi parte del corpo.

Alcuni adolescenti, soprattutto maschi, richiedono – e ottengono – l’inserimento di un mini-bypass gastrico laddove basterebbe una dieta sana e un po’ di movimento.

La chirurgia estetica cambia le conoscenze che avevamo finora: il vecchiorapporto fra il medico e la persona malata si trasforma nell’inedito rapporto fra il medico e la persona sana. E un business che si basa sull’insicurezza o sul bisogno di aggrapparsi alla giovinezza ha tassi di espansione elevatissimi, complice la democratizzazionedei sistemi di pagamento (finanziamenti, rateizzazioni), che permette a tutti (o quasi) di sostenerne i costi non indifferenti.

Se i vip possono usufruire di costose cliniche, per i comuni mortali esiste tutto un sottobosco incontrollato di centri estetici, chirurghi inesperti, sale operatorie improvvisate ed estetiste private che per poche centinaia di euro, con operazioni svolte talvolta in appartamenti e non in strutture sanitarie, regalano l’aspetto desiderato, spesso mettendo a rischio la salute e la sicurezza dei pazienti.

Esaminando i numeri, con buona pace di Dorian Gray, i pazienti della chirurgia estetica sono in larghissima maggioranza donne, poiché proprio le donne soffrono di condizionamenti maggiori. Dal punto di vista biologico, bellezza e gioventù (= fertilità) sono per la donna i due elementi principali di attrazione nei confronti del maschio, e rappresentano quindi un must per l’evoluzione della specie: da sempre la femmina umana usa la propria avvenenza per attirare i maschi migliori, in modo da dotare la propria prole delle caratteristiche genetiche più favorevoli al successo evolutivo. La chirurgia estetica, in questo senso, si aggiunge agli escamotage classici (il make up, l’abbigliamento) a disposizione delle donne per enfatizzare la propria desiderabilità a fini riproduttivi.

A livello sociale, la biologia si combina con l’esigenza moderna di essere, praticamente per tutta la vita, competitive. Per le giovanissime, poi, i modelli estetici femminili veicolati dai media sono un traguardo ambitissimo, seppur impossibile. Nascono così patologie tutte modernecome la dismorfofobia, i disturbi narcisistici, l’anoressia e la bulimia, che non conoscono diminuzione.

Con la maturità, lo specchio diventa veramente un nemico, rimandandoci un’immagine che sembra non appartenerci: la mattina, guardandoci, speriamo tutti che non sia cambiato nulla dalla sera precedente. Ma perché dobbiamo vergognarci di un po’ di pancetta, di una rughetta o di una pieghetta in più sul viso?

Forse dovremmo avere più fiducia in quello che sappiamo fare, in ciò che la vita ci ha insegnato. Occorre un’educazione – familiare, scolastica- che spinga le bambine, e poi le ragazze, a essere fiere e consapevoli, che badi a costruire una personalità, una cultura, poiché sono le uniche cose che ci porteremo fino alla fine.

Una visita dall’estetista in meno e un libro, qualche ora di studio, una passeggiata, un viaggio, un’attività sportiva, un corso di lingue…in più. La bellezza si arricchisce di significati, contaminata dalla capacità di affascinare, affascinarsi, provare passione.

Teniamoci la nostra originalità imperfetta.

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