Pubblicato il: 17 settembre 2018 alle 8:00 am

«L’Italia contro l’Unione europea è un gioco al massacro» Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori, critica l’atteggiamento del governo grillino-leghista accusandolo di perseverare in un’inutile campagna elettorale: «Rischiamo un pericoloso isolamento. Il Paese ha urgenze drammatiche»

di Giuseppe Picciano.

Roma, 17 Settembre 2018 – Il durissimo botta e risposta tra Mario Draghi e Matteo Salvini è probabilmente l’avvisaglia dello scontro che si consumerà prossimamente sulla legge di bilancio. La polemica a distanza ha del clamoroso perché è montata al di fuori di ogni accettabile rapporto istituzionale. Carlo Costalli, presidente del Movimento Cristiano Lavoratori, europeista convinto, non nasconde la propria preoccupazione.

«E’ un gioco al massacro che può determinare un pericoloso isolamento per l’Italia. Non serve scaricare sugli altri problemi e inefficienze tipicamente italiani».

La luna di miele tra governo ed elettorato sembra durare, anzi il consenso di Salvini cresce. Qual è invece il giudizio di chi, come lei, rappresenta i corpi interni di questo Paese?

«Sull’immigrazione dopo un interessante iniziativa di Salvini volta a richiamare l’Europa tutta a un’assunzione di responsabilità, cosa nessun governo precedente aveva mai fatto, si è intrapresa la strada della polemica sistematica, dimenticando che la redistribuzione dei migranti non spetta alla Commissione europea, ma ai singoli stati, quindi gli interlocutori sarebbero dovuti essere Macron o Orban, per esempio, non Juncker. Lo stesso battibecco con Moscovici è grave, del tutto fuori dai canoni istituzionali. Qui si dimentica del nostro spaventoso debito pubblico e si continua ad attaccare in maniera inconcludente l’Unione europea. Quanto ai provvedimenti in agenda, sui migranti valuteremo col tempo; il Decreto Dignità sta facendo i primi danni alla produzione industriale; sulla ricostruzione a Genova aspettiamo misure concrete e veloci. Insomma, finora solo parole e quelle espresse in maniera disinvolta, come ha ricordato il governatore Mario Draghi, hanno fatto danni e possono ancora farne. Di Maio e Salvini continuano a fare campagna elettorale, ma sottovalutano un dato di fatto: se non mantengono le roboanti promesse che hanno fatto, nel giro di pochi settimane perderanno parte del consenso. Se agli italiani fai grandi promesse, essi si aspettano grandi risultati».

Da cattolico qual è il suo giudizio?

«Come molti cattolici moderati che all’inizio non erano aprioristicamente contrari a un’ipotesi di governo Lega-5Stelle sono molto deluso».

Quali misure economiche si aspetta, invece, per il Mezzogiorno?

«La legge di stabilità sarà la cartina al tornasole delle intenzioni del Governo. Intanto possiamo già fare qualche considerazione. Per quel che concerne la Legge Fornero non so che senso abbia regalare due anni di pensione anticipata sottraendo risorse e possibilità di impiego ai giovani; la tax flat riguarda le regioni del Nord; il reddito di cittadinanza alimenterà la cultura assistenzialistica di determinate aree del Sud, che invece hanno bisogno di sviluppo e lavoro. Basti ricordare la trattativa sull’Ilva di Taranto: quindicimila famiglie hanno rischiato di finire per strada perché parte del governo voleva chiudere lo stabilimento anziché riconvertirlo. Con queste premesse non sappiamo cosa aspettarci. Vedremo».

In primavera torneremo al voto per rinnovare il Parlamento europeo. Si profilano elezioni di portata storica considerando la contrapposizione tra europeisti e sovranisti. Lei che ne pensa?

«Pur deluso da questa Europa, resto un europeista convinto. Le elezioni restano un’occasione importantissima perché determinerà i destini degli europei per prossimi cinque anni in un contesto di accentuata incertezza economico-sociale. Tuttavia il Parlamento europeo resta un riferimento imprescindibile soprattutto quando vota provvedimenti epocali come quello sul diritto d’autore o le sanzioni al governo ungherese. Se vogliamo un’Europa diversa e migliore dobbiamo stare dentro per cambiarla. Uscire sarebbe una follia. Se ne sono accorti anche i leaderini che oggi sono al Governo, che prima hanno fondato la loro campagna elettorale sull’uscita dall’Europa, ora se ne sono dimenticati».

Volge al termine il suo mandato quadriennale alla guida del Movimento Cristiano Lavoratori. A gennaio è previsto il congresso. Come valuta il lavoro di questi anni?

«Non vorrei esprimere giudizi essendo parte in causa. Voglio sottolineare che l’Mcl è una delle poche isole felici dell’associazionismo essendo cresciuto sia numericamente sui territori sia dal punto di vista politico con le proposte operative a sostegno di fasce sociali più bisognose. E’ un ruolo che ci viene riconosciuto nonostante le difficoltà che del Paese e la crisi in cui versano i corpi intermedi delegittimati da un attacco senza precedenti».

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