Pubblicato il: 21 settembre 2018 alle 7:00 am

Testimone del ‘900 e libraia per caso: un ricordo di Inge Feltrinelli «I libri sono tutto, i libri sono la vita». Il 10 ottobre alla Buchmesse di Francoforte il ricordo dell'Associazione Italiana Editori

di Caterina Slovak.

Milano, 21 Settembre 2018 – Una scomparsa che ha colpito il mondo dell’editoria, ma anche  della cultura in generale quella di Inge Feltrinelli. Per più di 40 anni alla guida della casa editrice di famiglia dopo la scomparsa del marito Giangiacomo, fotografa e giornalista tedesca prima, era un’icona della cultura del ‘900. E tutto svolto sempre con entusiasmo e spirito innovativo. “Non possiamo fare a meno di ricordare adeguatamente la vita straordinaria di Inge Feltrinelli, continuando sul percorso che ha intrapreso”, commenta la sua morte la sua Casa editrice.

Inge Schönthal nasce il 24 novembre 1930 ad Essen, nella Bassa Sassonia, nel nord della Germania, e conosce fin da piccola le svastiche di Hitler. Lo racconta lei stessa nel libro privato “Ricordi ebraici di una bambina tedesca alla vigilia della guerra”, e sono gli indelebili ricordi del fumo e dell’odore della Sinagoga di Essen incendiata il giorno dopo la notte dei cristalli. «E pensare – commenta – che mio padre era il tipico ebreo nazionalista tedesco si chiamava persino Sigfried, come l’eroe di Wagner».

Suo padre ebreo fugge in Olanda nel 1938, poi in America, e lei stessa, a causa delle sue origini ebraiche, poco prima della fine della guerra, nel marzo del 1945, deve abbandonare la scuola superiore di Göttingen. «Sulle strade puzza di morte, la borghesia fingeva di non sapere», racconta anni dopo.

Il dopoguerra anche per i tedeschi significa fame e povertà, ma lei è una ragazza piena di passione e inizia a fotografare. Proprio la sua passione le procura grande fama in occasione di un reportage fotografico su Ernest Hemingway, che va a trovare a Cuba. Su questo incontro molto si fantastica all’epoca: si dice che lo scrittore è stato il suo amante. Lei al ricordo era imbarazzata, e raccontava che Hemingway l’aveva sì un po’ corteggiata, ma lei, da “brava ragazza tedesca” non si era lasciata andare. Fotografa una Cuba poverissima, dove i bambini muoiono per strada. Anche di Picasso si dice essere stato un suo amante: «Anche Pablo Picasso fu galante; ma io sempre brava ragazza tedesca». Lo ritrae a Cannes, nel gran disordine creativo della sua villa. Altro ritratto famoso quello di Fidel Castro, il più carismatico, a casa del quale incontra Gabriel Garcia Marquez, che il dittatore cubano ammira.

Non mancano reportage su John Kennedy, Gary Cooper e Greta Garbo. Quando nel 1958 incontra ad Amburgo Giangiacomo Feltrinelli, “nel giorno della Rivoluzione francese”, lei è famosa e bellissima, lui è un celebre nel mondo per aver pubblicato Dottor Zivago, erede di un ricco industriale e fondatore dell’omonima casa editrice, e non nasconde le sue idee rivoluzionarie. Amico di Fidel Castro, estimatore di Che Guevara, vuole importare in Italia i metodi della guerriglia per contrastare la svolta autoritaria di marca neofascista che lui vede imminente in quegli anni nel nostro paese. Motivato da questa preoccupazione e convinto della necessità di preparare la resistenza armata, crea i GAP, gruppi di azione partigiana.

Il loro sodalizio termina tragicamente nel 1972, quando il corpo di suo marito viene ritrovato sotto un traliccio dell’alta tensione, mentre le forze dell’ordine continuano le perquisizioni nella sua casa e nei suoi uffici. Giorni dopo viene data la notizia che Feltrinelli è saltato in aria dopo un’esplosione. Sua moglie non crederà mai a questa versione, sostenendo che si tratti di un omicidio politico.

Inge si trova così a dirigere la casa editrice, e non esita un attimo a prendere in mano la situazione, con entusiasmo ed energia, tra sogni e utopie, successi e crisi.

E un sogno realizzato è stato la sua casa di Villadeati, in verità un magnifico castello sulle colline del Monferrato dove Inge tornava sempre con piacere. Una dimora accogliente, come lei. «Ovunque l’ho incontrata, spalancava abbracci e sorrisi» ricorda Erri De Luca; «un vero vulcano di idee, curiosità, gentilezza» l’aveva definita lo scrittore israeliano Amos Oz.

Vera icona del ‘900, è tra le figure femminili che hanno fatto la storia della cultura, tra quelle che hanno lasciato un segno indelebile, svolgendo un lavoro bellissimo, per una in una vita intera circondata da libri, librai, editori, scrittori e lettori.

«Il mondo del libro perde una grande signora, una personalità straordinaria e una luminosa, vitalissima protagonista dell’editoria e della cultura italiana ed europea», è il primo ricordo del presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi alla notizia della scomparsa di Inge Feltrinelli. «La Buchmesse di Francoforte era un po’ la seconda casa di Inge. Lì, in occasione dell’inaugurazione del Padiglione italiano, il 10 ottobre, tutta l’editoria italiana la ricorderà come merita», assicura Levi.

«I libri sono tutto, i libri sono la vita».

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