Pubblicato il: 22 settembre 2018 alle 8:00 am

L’Italia dei licei (inutili) Scontro tra Miur e sindacati su un’ora di strumento. Dallo “sportivo” al “musicale” passando per il “tecnologico” e l’internazionale, l’involuzione di un riferimento nell’istruzione e nella formazione culturale dei giovani. Il confronto con le scuole di specializzazione del Regno Unito

di Danilo Gervaso.

Roma, 22 Settembre 2018 – “Tanti gli alunni che sognano di diventare un artista famoso e sebbene la formazione e lo studio della musica fosse approdato già da diverso tempo anche nelle scuole non tutti la pensano allo stesso modo”. Comincia così il post pubblicato sullo spazio blog del Miur. Mentre nel Paese, soprattutto al nord, è caos per cattedre non assegnate, docenti introvabili, centinaia di ore di sostegno scoperte, dirigenti e consulenti del ministro si scervellano per trovare la migliore forma possibile a una delle nuove creature del mondo scuola: il liceo musicale e coreutico.

L’Italia ormai rincorre le novità (oltre che le emergenze). Senza mai afferrarle né avvicinarsi. Liceo classico internazionale, liceo tecnologico, liceo sportivo: quella che doveva sembrare una offerta formativa più ricca e variegata agli occhi (e nella mente) del riformatore (i vari Brocca, Gelmini, Moratti, ecc. ecc.) non è altro che un percorso agonizzante nel quale hanno indirizzato il fiore all’occhiello della scuola italiana: il liceo. Non bastavano più i tre indirizzi: classico, scientifico e linguistico, bisognava diversificare, destrutturare. Svilire, mortificare. E non se ne comprendono le ragioni. Se non con un ampliamento del numero di posti di lavoro, unica motivazione che si potrebbe accettare; facendo, però, notare che senza buon senso anche le buone intenzioni danno pessimi risultati. Ci si chiede, a questo punto, quanto manca per il varo del liceo della Acconciatura. E il liceo Sartoriale? Nessuno ci ha ancora pensato?

La discussione più recente, poi, cioè quella sul Liceo Musicale, offre vari spunti per dimostrare la pochezza strutturale dell’offerta formativa di quelli che dovrebbero essere (se ben progettati), indirizzi specializzati.

Il Miur afferma: “L’argomento di discussione tra Miur e Sindacati è stato proprio il quantitativo di ore di studio di musica nei Licei Musicali italiani, in quanto diverse e sfavorevoli sono state le interpretazioni della normativa di riferimento da parte dell’Amministrazione (DPR n. 89/2010). La Normativa – si legge sul blog – prevede come oggetto di studio presso i Licei Musicali le ore così suddivise: 2 ore di primo strumento musicale; 1 ora di secondo strumento. Non la pensa così l’Amministrazione che ha previsto: 1 ora per il primo strumento, la seconda ora è dedicata esclusivamente “all’ascolto”. Per il prossimo anno scolastico l’Amministrazione dopo recenti confronti con i sindacati ha deciso che predisporrà una soluzione migliore facendo intervenire ulteriori supporti”.

Dunque, la prevista specializzazione che dovrebbe realizzare i sogni dei tanti alunni desiderosi di diventare da grandi artisti famosi, si compirebbe grazie alle 2 ore settimanali di primo strumento musicale più una ulteriore ora di secondo strumento. Come a dire: il talento se ce l’hai non c’è bisogno che lo affini a scuola. Incredibile!

Treccani scrive alla voce specializzare: “Indirizzare un’attività verso un settore specifico e ben delimitato, allo scopo di far acquisire maggiore competenza, efficienza, qualificazione”. Proprio come fanno le scuole negli altri Paesi.

Nel Regno Unito, per esempio, dove nelle scuole specializzate le arti non sono extra opzionali, bensì costituiscono una fetta considerevole del curriculum. E poiché, come tutti i genitori sanno bene, scegliere la scuola giusta è un compito difficile per di più aggravato dalla pressione di prendere decisioni che indirizzano in maniera decisa la vita dei figli, come nel caso di scuole specializzate di musica, danza o palcoscenico, nel Regno Unito esistono delle figure guida, dei veri e propri consulenti in materia di istruzione, esperti in scuole specializzate, che lavorano individualmente con le famiglie per aiutarle a scegliere il percorso più adatto alle singole esigenze.

Come funzionano le scuole specializzate in Gran Bretagna?

Parliamo di scuole “non statali” per le quali, come vedremo più avanti, l’accesso è garantito anche a chi ha redditi bassi. Partiamo dalla Wells Cathedral School in Somerset. È una delle cinque scuole di musica specializzate del Paese e finanziate dal governo. Più tradizionale di altre scuole di musica, i suoi 530 alunni della scuola superiore includono 40 coristi che provano cinque mattine alla settimana prima della scuola e alternano il venerdì pomeriggio. La sua musica è, ovviamente, favolosa, ma è l’unica scuola di musica senior che permette ai suoi musicisti di giocare nei team di giochi scolastici.

La Yehudi Menuhin School a Cobham, nel Surrey, con solo 75 ragazzi e ragazze di età compresa tra 8 e 18 anni: la dimensione naturalmente crea la differenza. Ma tutti gli alunni sono seriamente dedicati alla musica, e metà della giornata accademica è occupata da questo, oltre a sessioni di pratica. Praticamente, poi, tutti passano ai conservatori.

La Tring Park School for the Performing Arts – descritta dal compositore Howard Goodall come “unica” e intransigente “per quanto riguarda gli standard elevati” – ha condizioni rigorose di ingresso. Gli alunni promettenti, di età pari o inferiore a 13 anni, devono portare un’opera d’arte a un’audizione di un’intera giornata. Durante la mattinata prenderanno parte a una lezione di danza, recitano una poesia, cantano una canzone e suonano uno strumento. Il pomeriggio è dedicato a questioni accademiche con test di matematica e inglese. Viene chiesto di più agli studenti più grandi che desiderano l’ammissione alla scuola superiore. Dalla scuola, poi, sottolineano: “Questo non è un esercizio passivo ma un tentativo di costruire una tua immagine e quindi per è importante noi decidere se Tring Park è la scuola per te”.

In realtà, la concorrenza per i posti nelle scuole specializzate è molto forte nel Regno Unito e le stesse strutture scolastiche sono alla ricerca di ragazzi con capacità e potenzialità eccezionali. È probabile che il processo di selezione includa esami di ammissione, audizioni e interviste. Anche questo fa la differenza con il nostro percorso di formazione istruzione secondaria. Le singole attitudini sono una ricchezza da esaltare e non da soffocare mescolandole nella massa di indirizzi disciplinari confusi e ripetitivi dove non c’è nessuna possibilità che un alunno emerga per le sue specifiche qualità. E meno male che negli ultimi anni si stanno diffondendo competizioni come le olimpiadi di matematica o le gare di latino, unici momenti in cui viene data la possibilità ai talenti di mettersi alla prova, di migliorarsi, di confrontarsi con la competizione, quella che, poi, troveranno a ogni angolo della propria vita, sociale e professionale.

C’è da dire che oltremanica tutte le scuole specializzate in arti dello spettacolo sono a pagamento. Ma gli studi, soprattutto dei ragazzi più talentuosi, sono assicurati e sostenuti da borse di studio e aiuti governativi. E’ lo stesso sito web dedicato all’Istruzione inglese che specifica: “Non è raro trovare che praticamente tutti gli alunni sono finanziati con fondi. Quindi i costi potenzialmente elevati non devono essere un deterrente”. E la Royal Ballet School, una delle più prestigiose scuole secondarie specializzate nella danza e nella musica, si sforza di sottolineare: “Nessun potenziale alunno o studente dovrebbe essere scoraggiato dalla mancanza di mezzi finanziari nel momento in cui decide di inviare la domanda di ammissione alla Scuola”.

Sempre nell’amibito musicale, esistono nel Regno Unito le Scuole Corali. Ne sono 44, da Cardiff a Cambridge, da Edimburgo a Ely e molte hanno una reputazione eccellente sia per la grandezza accademica che per l’eccellenza musicale a tutto tondo. La scuola dei pellegrini di Winchester, ad esempio, manda circa la metà dei suoi alunni “licenziati” al Winchester College, molti con borse di studio musicali.

E “Se l’intero concetto di scolarizzazione specialistica ti lascia leggermente sopraffatto, vale la pena ricordare che c’è un’enorme quantità di eccellenza nell’educazione tradizionale”, si legge sul web nelle pagine del Department for Education & Skills. Dove non mancano picchi di qualità con insegnamenti specifici orientati a fornire al ragazzo gli strumenti necessari (quelli veri) per il prosieguo degli studi e della carriera, scolastica e professionale.

Mentre in Italia…

Nel nostro Paese, da anni, la scuola diventa campo di battaglia tra vecchi e nuovi ministri, troppo spesso (o quasi sempre?) inadeguati e impreparati ad affrontare un settore tanto delicato e importante per la formazione e l’istruzione dei cittadini del futuro. Il paradosso è che a fronte di docenti altamente qualificati, con lauree, varie specializzazioni, master, abbiamo avuto ministri nemmeno laureati. Al di là di concetti apparentemente demagogici, sui quei campi di battaglia le vittime sono, ogni volta, gli studenti, i docenti e l’intero sistema scolastico. Nessuno, tra i responsabili del dicastero che si susseguono a ogni cambio di governo, che abbia pensato a come rendere veramente performanti i programmi (un esempio? Preistoria, Grecia e Roma si studiano in maniera ripetitiva alle elementari, alle medie e alle superiori; pochi riescono ad andare oltre il secondo conflitto mondiale, quasi nessuno ha il tempo per l’attualità. Provate a chiedere a un ragazzo appena licenziato cosa sa della crisi del 2008); nessuno che si preoccupi di mettere ordine, in maniera logica, nelle classi di concorso (dove c’è un caos da far rizzare i capelli); non si ricorda il nome di un ministro o del suo governo di riferimento che abbia realmente messo mano all’edilizia scolastica.

Poi, però, scuola e sindacati si scontrano per un’ora (sic!) di secondo strumento musicale negli (impalpabili) licei musicali coreutici. Roba da “Liceo Pizza e Fichi”. Esiste già?

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