Pubblicato il: 25 settembre 2018 alle 7:00 am

Caro camino, quanto inquini! Stufe e focolari domestici più inquinanti di caldaie a gasolio. Simile a un’auto diesel, secondo un ente francese. Dal Cnr nuovi dati sulle emissioni nelle città

di Giulio Caccini.

Roma, 25 Settembre 2018 – State pensando alla provvista di legna o di pellet per il prossimo inverno? State già pregustando l’atmosfera di calde serate in casa davanti al caminetto?

Se non avete un’anima green continuate pure a stuzzicare l’immaginazione; se però siete anche tendenzialmente rispettosi dell’ambiente allora proseguite nella lettura dell’articolo.

A gennaio del 2015 fece clamore un provvedimento adottato in Francia: vietato accendere i focolari domestici in tutta l’area parigina. Stando a quanto dichiarato dalla Direzione regionale dell’ambiente e dell’energia francese (Driee), infatti, un caminetto a legna acceso per mezza giornata emetterebbe la stessa quantità di polveri sottili, pm10 in particolare, di un’auto a gasolio che percorre 3.500 km.

In Italia, tra gli altri, è intervenuta Innovhub-Stazioni Sperimentali per l’Industria, l’azienda di ricerca e consulenza della Camera di Commercio di Milano con uno studio secondo il quale i caminetti sono molto più inquinanti delle caldaie a metano o gpl e perfino di quelle a gasolio.

Sostanzialmente dello stesso tenore lo studio dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, pubblicato di recente su Nature Sustainability, teso a dimostrare come elevati livelli di inquinamento da polveri sottili, in ambiente urbano, possano derivare dalla combustione della biomassa ad uso domestico

Nell’articolo, redatto con il contributo di Maria Cristina Facchini e Matteo Rinaldi, dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac), vengono descritti livelli straordinari di inquinamento atmosferico, con superamenti dei valori limite di riferimento un giorno ogni cinque e concentrazione in massa di aerosol sub-micronico (PM1) superiore a 300 μg m-3, osservati in una città europea di medie dimensioni (Dublino, Irlanda).

“Tale inquinamento è attribuito alle emissioni da combustibili solidi ad uso domestico”, spiega Maria Cristina Facchini, direttore del Cnr-Isac. “Le analisi chimiche ci hanno permesso di identificare le ‘impronte digitali’ delle diverse sorgenti nel particolato analizzato. Il risultato è che il consumo di torba e legna, che a Dublino riguarda rispettivamente il 12% e l’1% delle abitazioni, contribuisce fino al 70% della concentrazione di PM1 durante gli episodi notturni di picco di inquinamento presi in esame”.

I picchi sono associati a condizioni di freddo e stagnazione dell’atmosfera, quando si consuma più combustibile per riscaldamento domestico e c’è meno dispersione. “La ‘green agenda’, per limitare l’impatto umano sul clima, promuove il passaggio da combustibili fossili a fonti rinnovabili o a basso tenore di carbonio. In termini di riscaldamento domestico, la scelta ricade spesso sulla legna (inclusi i pellets)”, prosegue il direttore del Cnr-Isac, “l’impatto di questa biomassa sui livelli di inquinamento va valutato con attenzione se si considera che si prevede che il loro consumo triplichi globalmente dal 2010 al 2030. I risultati di questo studio suggeriscono che sia opportuno introdurre delle regolamentazioni sull’uso della biomassa come combustibile per il riscaldamento domestico e necessario implementare strategie win-win, che prevedano azioni per mitigare il cambiamento climatico e contemporaneamente migliorare la qualità dell’aria”.

Le regioni Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna da tempo si sono dotate di normative che prevedono forti limitazioni, sia all’accensione sia alla nuova installazione, di apparecchi a biomassa poco efficienti. Proprio come per gli autoveicoli (da Euro 0 a Euro 6), per distinguere le stufe e i camini le Regioni del Bacino Padano hanno adottato un criterio di classificazione “a stelle”, da 2 a 4.

Fonte: Nature Sustainability, ‘Extreme Air Pollution from Residential Solid Fuel Burning’, 14 settembre 2018, https://www.nature.com/articles/s41893-018-0125-x

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