Pubblicato il: 26 settembre 2018 alle 7:00 am

Il Veneto contro il gioco d’azzardo Nella regione, solo lo scorso anno, spesi più di 6 miliardi in giochi e scommesse. In un disegno di legge regionale, tra le misure di contrasto anche incentivi per gli esercenti che disinstallano ‘macchinette’

di Sofia Furlan.

Venezia, 26 Settembre 2018 – Il gioco d’azzardo patologico è una forma morbosa riconosciuta dall’OMS sin dal 1980. Ma è anche una importante fonte di guadagno per lo Stato. Stando a un rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio, l’Autorità indipendente dei conti pubblici, il settore dei giochi coinvolge circa 6mila imprese e più di 100mila occupati. Nessuno in Europa gioca e scommette quanto gli italiani. E il nostro Paese ha il livello di tassazione più del doppio rispetto a Francia e Regno Unito, e quasi quattro volte quello di Spagna e Germania. Nel 2017 sono stati raccolti da giochi e scommesse oltre 100 miliardi di euro.

Immaginate cosa accadrebbe se di punto in bianco si decidesse di eliminare tutti i giochi d’azzardo? Niente più Gratta e vinci, lotterie, Bingo, poker e macchinette anche online. La prima domanda è: si riuscirebbe a eliminare anche la patologia del giocatore d’azzardo? La seconda è: spunterebbero centri abusivi e clandestini di scommesse?

Le due domande e le relative risposte sembrano legate. Sembra che dovremo abituarci all’idea di leggere per sempre “Giocare responsabilmente” sulle lotterie. Un po’ come il fumo: nuoce gravemente alla salute. Firmato: lo Stato italiano, che lo commercializza e ci guadagna.

Il Veneto

In tutta Italia la spesa per l’azzardo è stata di 101,85 miliardi di euro, lievitata del 142 % in dieci anni. La classifica delle regioni dove si gioca di più è: Lombardia, Lazio Campania, Emilia Romagna e Veneto. Il Veneto però schizza al terzo posto per cifre giocate alle cosiddette ‘macchinette’, Awp (più semplici e a basse giocate) e Vlt (di nuova generazione e con possibilità di vincite più lucrose), preceduto solo dalle più popolose Lombardia e Lazio

Stando al “Libro blu” dell’Agenzia nazionale delle Dogane e dei Monopoli, lo scorso anno i veneti hanno speso in giochi e scommesse oltre 6 miliardi di euro, per la precisione 6 miliardi e 106 milioni. E’ come se ogni residente, neonati e centenari compresi, avesse giocato 1245 euro a testa. Nel 2017 i veneti hanno speso in giochi e scommesse 276 milioni in più del 2015.

Nel solo 2017, gli incassi dell’industria del gioco – tra videolottery e sale-bingo, agenzie di scommesse, lotto, Gratta&vinci e Winforlife – superano il costo complessivo per la realizzazione del Mose.

La ‘parte del leone’ la fanno le slot e le videolottery, posizionate nei bar, ristoranti, esercizi pubblici di ogni tipo: lo scorso anno le circa 40 mila ‘macchinette’ disseminate in Veneto hanno inghiottito 4,7 miliardi di euro, pari al 77% delle scommesse complessive nel territorio regionale.

Secondo l’assessore regionale alle politiche sociali, Manuela Lanzarin: “Senza rendersene conto, i giocatori abituali si sottopongono ad una sorta di prelievo forzoso, di cui beneficiano l’erario (per il 12 per cento, pari in Veneto a 765 milioni di gettito nel 2017), la filiera dell’industria del gioco (che ha guadagnato circa l’11 per cento del volume delle scommesse in Veneto) e la ‘dea bendata’, che redistribuisce il monte-premi secondo le ‘regole’ dell’azzardo, per cui è il banco a vincere sempre”.

Disaggregati per provincia, i volumi delle giocate relativi a Awp e Vdl denotano una netta propensione per le ‘macchinette’ degli abitanti del Polesine che lo scorso anno hanno scommesso 1470 euro a testa, seguiti dai veneziani (1051 euro a testa, compresi neonati e centenari), dai veronesi con 1114 euro a persona e dagli abitanti della Marca (900 euro a testa). Meno dipendenti dalle ‘macchinette’ risultano essere i padovani, con scommesse di 792 euro pro capite, e i bellunesi con 779 euro a testa.

“Sono numeri allarmanti, perché slot e videolottery sono dispositivi elettronici che favoriscono un utilizzo compulsivo, isolano i giocatori e creano una vera e propria dipendenza patologica – prosegue l’assessore Lanzarin – Nel 2016 i giocatori problematici in Veneto risultavano essere 32.500 e i potenziali ‘malati di gioco patologico’ sono stimati tra i 3200 e i 3700. Ma solo la metà di questi si rivolge ai servizi pubblici per chiedere un aiuto a uscire dalla spirale della ludopatia, ormai riconosciuta come vera e propria patologia da prevenire e curare”.

La Giunta regionale del Veneto ha varato lo scorso anno un piano regionale di prevenzione e contrasto in collaborazione con le Ulss, i Serd e le associazioni del territorio, stanziando 5,3 milioni di euro (di cui circa 4 provenienti dal Fondo nazionale di contrasto al gioco patologico) per sostenere campagne di sensibilizzazione, la formazione degli operatori, interventi di cura ed esperienze di mutuo-auto-aiuto.

Il disegno di legge

Nei giorni scorsi, poi, è stato approvato un disegno di legge, inviato al Consiglio regionale per la sua approvazione definitiva, per sostenere l’iniziativa degli enti territoriali, dei servizi sociosanitari e delle agenzie educative negli interventi di prevenzione e contrasto. I 15 articoli della legge-quadro proposta dalla Giunta – riassume l’assessore Lanzarin, prima proponente del testo – prevedono distanze minime dei ‘punti gioco’ dai luoghi di aggregazione sociale (300 metri nei comuni più piccoli, 500 in quelli con oltre 5 mila abitanti), stop alle aperture ininterrotte delle sale gioco e niente pubblicità di vincite, obbligo di vetrine trasparenti per le sale e le agenzie di scommesse, Irap maggiorata dello 0,92 per cento per gli esercenti che ospitano slot e apparecchiature da gioco. In materia urbanistica e di regolamentazione amministrativa il disegno di legge rimanda ai Comuni, che possono individuare criteri per la dislocazione territoriale dei punti gioco e prevedere incentivi e forme premiali per gli esercenti che disinstallano ‘macchinette’, slot machines e apparecchiature varie da gioco. Le sanzioni previste per violazioni o mancata osservanza della legge potranno arrivare a 6 mila euro.

Inoltre, la Regione Veneto unitamente alle Università di Udine e di Trieste, ha previsto un corso di perfezionamento universitario in “Gioco d’azzardo, web, sostanze e altre dipendenze comportamentali: dalla conoscenza alla cura”, rivolto in modo particolare a psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili, assistenti sociali, farmacologi e tossicologi.

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