Pubblicato il: 26 settembre 2018 alle 8:00 am

«Scirea, Cabrini, Zoff e quei modelli di sportività oggi smarriti» Intervista a Paolo Trapani, autore di “Maledetta Juve”, libro che lui stesso definisce provocatorio e irriverente. Con le anticipazioni sul prossimo

di Alex Cotronei.

Napoli, 26 Settembre 2018 – Due ristampe, migliaia di copie vendute in Italia e a Napoli soprattutto: “Maledetta Juve, non sappiamo più come insultarti” è uno dei casi editoriali del 2018. Edito da “Magenes” nella collana “Voci dal Sud”. L’autore, Paolo Trapani, è un giornalista, napoletano, 43 anni.

Questo titolo… Non le sembra esagerato?

«No, assolutamente. Il titolo è volutamente provocatorio e irriverente. Per certi aspetti goliardico, il tutto allo scopo di creare la giusta attenzione e curiosità».

Juve, la grande nemica da sconfiggere, dice lei. Perché non succede con altre squadre che pure hanno vinto tanto, come Milan e Inter?

«Perché la Juve troppo spesso appare come una squadra molto ‘aiutata’. Da sempre si parla della sudditanza psicologica degli arbitri nei suoi confronti.

Io sono convinto che dovendo scegliere nelle situazioni più complicate, i direttori di gara, scelgano la soluzione meno problematica. Ovvero di non sfavorire i bianconeri. Diciamo per essere sintetici e tranchant “nel dubbio Pro Juve”».

In Europa cambia qualcosa? Come giudica l’espulsione di Ronaldo? Non si può dire che sia stata favorita in questi anni…

«Esattamente. Mentre in Italia permane ed è visibile la sudditanza psicologica, fuori dai confini nazionali gli arbitri appaiono molto diversi. E come succede in uno sport imprevedibile e ad elevato rischio di errore, quale è il calcio, anche i direttori di gara sbagliano. Ma in Europa non lo fanno a senso unico. Dunque facendo torti a tutti, Juve compresa, livellano la competizione senza determinare particolare squilibri.

D’altra parte sono gli juventini che per difendersi dicono sempre: “gli arbitri essendo esseri umani possono sbagliare come i calciatori”».

Var e polemiche. Lei da che parte sta?

«Nel calcio di oggi fare a meno della tecnologia è una follia. Dunque la Var è necessaria ad indispensabile».

Seppure con ironia il suo testo ripropone un sentire comune in Italia da un po’ di tempo a questa parte, soprattutto dopo calciopoli e cioè che il calcio è malato. Ma allora perché milioni di persone continuano a seguirlo, anche spendendo tanto tra abbonamenti, tv, trasferte, maglie e così via?

«Il calcio rimane uno sport ad elevato tasso di imprevedibilità. Dunque conserva sempre il suo fascino e determina passioni collettive e trasporto popolare.

Inoltre il calcio esprime, nel mondo globalizzato ed ipertecnologico, un sentimento antico ed ancestrale quale è quello dell’appartenenza e dell’identità territoriale. Sostenere i propri colori vuol dire sostenere la propria terra, la propria città».

Ha ricevuto qualche insulto dopo l’uscita del libro? Juventini risentiti?

«Sì, qualcuno. Era inevitabile. Diciamo che ho ricevuto il minimo sindacale. Ci può stare. Tra opposte fazioni di tifosi ci si sfotte e ci si insulta. Importante è non scadere nella violenza e nell’offesa personale e gratuita».

Si faccia perdonare da quei tifosi… Ci dica un’annata bianconera che ricorda con piacere e perché.

«Domanda veramente difficile. Rispondo citando alcuni calciatori appartenuti ad un’epoca non lontana e sono stati modello di sportività che la Juve oggi pare abbia smarrito: Scirea, Cabrini, Zoff».

“Maledetta Juve” sembra solo l’inizio. Si ha come l’impressione che stia preparando qualcos’altro. E’ così?

«Con la casa editrice, “Magenes”, stiamo pensando ad un nuovo libro. Stavolta parleremo del Napoli e dei napoletani. Del rapporto viscerale che intercorre tra Città e squadra. Un unicum. Napoli è una delle poche città europee ed in Italia unica ad avere una sola squadra. La città non ha un derby. La maglia azzurra insomma è l’unica ‘Patria’».

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