Pubblicato il: 27 settembre 2018 alle 7:00 am

Francia nell’epoca Macron: “en marche” sì, ma verso destra Il presidente francese, il cui governo ha presentato lunedì il progetto di bilancio 2019, è in forte calo nei sondaggi. Tutto è più complicato di quello che è stato promesso prima delle elezioni

da Parigi, Sylvie Pasquier.

27 Settembre 2018 – Abolizione di tasse eccessive alle imprese, grossi aiuti a pioggia di denaro (pubblico), reddito di cittadinanza, aumento delle pensioni minime, aumento del Pil…

Era il programma dell’attuale governo italiano in campagna elettorale, ma non solo. Era anche ciò che il futuro presidente Macron prometteva, l’uomo che avrebbe dovuto operare il miracolo sull’economia francese. Solo che non tutto è andato come previsto.

Le cifre oggi contano più delle parole, e il governo è in difficoltà questo autunno per varare la legge finanziaria per il 2019, il secondo bilancio del quinquennio Macron.

Ciò che Nicolas Sarkozy e Francois Hollande avevano sperimentato durante lo stesso periodo, Emmanuel Macron lo ha visto adesso sulla sua pelle (e su quella dei francesi): tutto è più complicato di quanto era stato promesso agli elettori. La crescita economica? Il tasso annunciato dell’1,7%, è inferiore alle attese, mentre al 2,8% del PIL il deficit pubblico è più pesante del previsto. Segno questo che la sfida iniziale è fallita: l’elezione di un giovane presidente businessman non ha miracolosamente riportato la prosperità in Francia.

La sera della sua elezione al secondo turno il 7 maggio 2017 (66 % dei voti), quando era già chiara la sua vittoria, Macron aveva tenuto il suo primo discorso da presidente “illuminista” dicendo di voler lavorare per la Francia e per l’Europa per «proteggere i più fragili» e «tutelare la sicurezza e l’unità della nazione». A 39 anni era il più giovane presidente della storia delle Repubblica francese.

Era orgogliosa la Francia, e anche i francesi che non avevano votato per lui adoravano che egli si definisse “di destra e di sinistra”, mentre ora il presidente deve fare i conti con il crollo della sua popolarità, con i sogni non realizzati, con la rivoluzione annunciata e mai avvenuta.

Ecco perché il progetto della legge di bilancio 2019 sembra più un tentativo per rialzare l’indice di gradimento e di credibilità del suo mandato. Decisioni forti, che fanno alzare paurosamente l’asticella del deficit. Come la riduzione del carico fiscale per famiglie e imprese di quasi 25 miliardi di euro. Inoltre le famiglie avranno una riduzione totale di 6 miliardi di euro mentre le tasse per le imprese scenderanno di 18,8 miliardi, con il carico fiscale complessivo che si ridurrà al 44,2% del Pil, il più basso per il paese dal 2012. Basterà a far gridare di nuovo hourra Macron?

Alla fine del 2018, la Francia soffre, come molti altri paesi europei, una situazione internazionale poco favorevole, ma il governo è influenzato anche dalle sue infelici scelte, come lo shock dell’aumento di 1,7 punti che colpisce i pensionati, dal primo gennaio 2018, senza che l’aumento venga immediatamente compensato dall’eliminazione dei contributi di disoccupazione e malattia dei dipendenti.

Sul tema handicap, che doveva essere uno dei temi principali del quinquennio, l’anno scorso, nello scontro televisivo con Marine Le Pen, il candidato Macron aveva sfoderato il suo jolly: «Non voglio più persone con disabilità senza casa […] Questa sarà una delle priorità del mio mandato quinquennale». Ma un anno dopo, nonostante le promesse, le associazioni denunciano: all’Assemblea – la Camera dei Deputati francese –  i deputati hanno votato una legge che in realtà favorisce sì la distribuzione degli alloggi, ma senza categorie riservate.

Un altro progetto governativo in corso ma già contestato: l’integrazione professionale. Il tasso di disoccupazione dei disabili ristagna a un livello doppio rispetto alla media nazionale (19% contro il 9%), secondo l’Associazione di gestione del fondo per l’inserimento professionale dei disabili (Agefiph). Se il ministero di Sophie Cluzel sta lavorando a una “riforma della politica dell’occupazione dei disabili”, le associazioni già deplorano la mancanza di ambizione, poiché la quota-disabili del 6%  nelle aziende è troppo bassa.

Invece del circolo virtuoso previsto, inoltre, i consumi sono in stallo, mentre si spera nelle entrate provenienti dall’aumento del prezzo del tabacco e dei combustibili. Nessuna nuova misura è prevista, invece, per le famiglie. Punto nevralgico del 2019 saranno infatti le imprese attraverso un’ulteriore riduzione dell’aliquota dell’imposta sulle società e la trasformazione del credito d’imposta sulla competitività e l’occupazione.

L’estensione dell’assicurazione-disoccupazione agli agricoltori e ai lavoratori autonomi è stata rinviata, la riforma dell’accesso al sistema di formazione continua è quasi trascurata.

Cosa pensa l’opinione pubblica?

Molti francesi sono stati sostenitori attivi della candidatura di Emmanuel Macron, che incarnava la vera speranza di modernizzare il sistema politico, che avrebbe compreso e tenuto conto dei cambiamenti economici e avrebbe ridotto le disuguaglianze sociali attraverso riforme strutturali.

Tutti i sondaggi d’opinione dimostrano a sorpresa che la popolarità dell’esecutivo è in gran parte derivante dall’elettorato della destra classica. Gli elettori di centro-sinistra sono delusi, gli stessi politici che lo avevano sostenuto non esitano a criticare il presidente. Durante la campagna, i programmi economici di Emmanuel Macron erano i più “coerenti”, ma il primo anno del quinquennio li ha delusi.

Del giovane capo di stato piace all’estero il suo fermo europeismo: gli si deve riconoscere l’interesse per la casa comune europea, e, in tempi di Brexit, di muri e di neonazionalismi, che minacciano di ripristinare rapidamente quelle frontiere tra i popoli e le culture europee che la progressiva anche se laboriosa costruzione dell’UE aveva attenuato, è ancora un immenso vantaggio.

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