Pubblicato il: 27 settembre 2018 alle 8:00 am

Piccoli borghi, 1 su 4 è stato abbandonato Per Uecoop è necessario un rilancio oppure avremo tanti paesi fantasma. La proposta: ripopolarli grazie agli immigrati presenti in Italia

di Guglielmo Arduini.

Roma, 27 Settembre 2018 – Secondo Legambiente sarebbero poco più di 5mila i piccoli borghi in Italia, preziosi per la loro opera di presidio e cura del territorio, ma anche in quanto portatori insostituibili di cultura, saperi e tradizioni. Un patrimonio che rischia, però, la lenta e progressiva estinzione a causa della scarsa attività commerciale, la bassa occupazione, una popolazione residente fatta di pochissimi giovani e molti anziani, un turismo minimo o completamente assente e, infine ma non meno importante, a causa della scarsità di presidi sanitari e scuole.

E’ di questi giorni un’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop, realizzata in occasione della Giornata mondiale del turismo, incrociando i dati Istat relativi ai micro paesi d’Italia con meno di 150 abitanti. Quello che è emerso è preoccupante: 1 borgo su 4 ha chiuso i battenti negli ultimi 30 anni con un crollo di oltre il 25%. Da nord a sud della Penisola i 139 micro paesi che ancora resistono – si legge nello studio di Uecoop – rappresentano un patrimonio da promuovere con un’azione congiunta di Stato e cooperative grazie a progetti di valorizzazione del paesaggio e di creazione di servizi in loco con il recupero di opportunità professionali per i giovani italiani e per le categorie più svantaggiate, con 1 italiano su 2 favorevole – secondo il sondaggio Uecoop/Ixè – alla distribuzione degli immigrati nelle aree interne del Paese per recuperare i piccoli borghi abbandonati e combattere lo spopolamento del territorio.

Qualcosa si è già mosso lungo lo stivale.

Ad esempio a Camini, piccolissimo paese in provincia di Reggio Calabria, con poco più di 250 abitanti, quasi tutti anziani, dove la cooperativa Eurocoop, insegna ai migranti mestieri come muratore, falegname, fabbro e li inserisce nella comunità locale ridandole vitalità.

Camini, in Calabria

In Toscana, nel borgo medioevale di Rondine, in provincia di Arezzo, la cooperativa La Rondine ospita studenti che arrivano da zone di guerra come Balcani, Caucaso, Medio Oriente e Africa. Studiano insieme, sperimentano la convivenza e la pace e poi tornano nei loro Paesi di origine per costruire un futuro per le loro comunità nazionali.

Rondine, in Toscana

In Lombardia l’antico Borgo di Ornica, in alta Valle Brembana in provincia di Bergamo: con 160 abitanti, a circa 1000 metri di altitudine, nel parco Regionale delle Orobie Bergamasche, nel corso degli anni si è quasi completamente spopolato e molte abitazioni sono rimaste vuote e spesso abbandonate. Qui la cooperativa Donne di Montagna ha puntato su un’esperienza di ospitalità diffusa per recuperare e far rivivere il centro abitato, ma anche baite estive e alpeggi: così che è nato l’albergo diffuso di Ornica nelle abitazioni ormai disabitate e ristrutturate. Inoltre grandi e bambini possono scoprire tutto sulla lavorazione della lana, sulla produzione del formaggio, confetture e conserve e sulla raccolta e lo studio delle erbe spontanee di montagna.

Senza un vero rilancio – spiega Uecoop – si rischia di allungare l’elenco degli oltre 6mila borghi fantasma, senza più neppure un abitante, che già punteggiano valli e montagne da nord a sud della Penisola. «Nei piccoli borghi la buona cooperazione, quella che punta allo sviluppo sostenibile e al rispetto delle persone, può trovare un formidabile terreno di azione – ha spiegato il presidente di Uecoop Gherardo Colombo -, utile all’economia, alla società, a chi già vi abita e a coloro che intendano trasferirvisi per contribuire, attraverso le più diverse attività, alla rinascita di queste comunità».

Il Piemonte… spopolato.

Dei micro paesi con meno di 150 residenti circa la metà si trova in Piemonte, in particolare nella provincia di Cuneo (ma anche nel Torinese e fra Asti e Alessandria), ma se ne trovano anche in Lombardia nelle province di Pavia, Brescia, Lodi, Sondrio e Bergamo, nel Lazio in provincia di Rieti, in Liguria fra Savona e Imperia, nelle Marche in provincia di Macerata, in Emilia Romagna nel Piacentino, in Sardegna fra Sassari e Oristano, in Abruzzo nelle province di Chieti e L’Aquila, ma anche in Molise, Veneto e Valle d’Aosta. All’inizio del 2018 dalla lista ne sono spariti altri tre per fusione con altri comuni, mentre nella top ten dei comuni più piccoli – spiega Uecoop – troviamo al primo posto Moncenisio (Torino) con 29 abitanti e a seguire Morterone (Lecco) con 35 abitanti, Briga Alta (Cuneo) con 40 residenti, Pedesina (Sondrio) con 41, Ingria (Torino) con 46, Valmala (Cuneo) e Ribordone (Torino) con 49, Torresina (Cuneo) con 51, Massello (Torino) con 52 e fino al 2017 c’era Sabbia in provincia di Vercelli con 54 abitanti che però è stato fuso con Varallo e quindi al decimo posto è subentrato il comune di Cervatto, sempre nel Vercellese e sempre con 54 abitanti.

Briga Alta, in Piemonte

«Non dobbiamo disperdere l’enorme potenziale dei piccoli borghi  – ha infine aggiunto Gherardo Colombo -, perché sono presidi importanti su territori sempre più abbandonati e perché possono diventare occasioni di lavoro in ambito sociale e turistico per l’inserimento di giovani, stranieri ma anche persone che cercano una strada per costruirsi un futuro nella legalità dopo gli errori del passato».

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