Pubblicato il: 28 settembre 2018 alle 8:00 am

Ecco la Biobanca, porte aperte nei laboratori Neuromed che studiano i segreti per vivere più a lungo L’obiettivo è quello di immagazzinare grandi quantità di campioni donati dai cittadini su base volontaria per ampliare le ricerche del futuro

di Ennio Tomasini.

Roma, 28 Settembre 2018 – Immagazzinare grandi quantità di campioni biologici per aprire la strada alle ricerche del futuro. L’obiettivo? Vivere più a lungo e invecchiare in salute. E’ la missione della Biobanca, un progetto che, nato in casa Neuromed, ha fatto il giro delle più grandi testate giornalistiche internazionali, scientifiche e non, per aver dimostrato la correlazione tra la dieta mediterranea e la prevenzione di numerose malattie. Proprio all’apertura della Moli-Bank, nel Parco Tecnologico Neuromed di Pozzilli, inserita nella European Biotech Week, è stata dedicata un’intera giornata, tra le tante iniziative in programma nei centri Neuromed di Pozzilli e Caserta, aperti a studenti e cittadini in occasione degli eventi della Notte europea dei Ricercatori 2018.

«Il progetto di Biobanca – spiega Emilia Belfiore, responsabile Ricerca e Sviluppo di Neuromed – è uno dei pilastri fondamentali delle prospettive di ricerca dei nostri laboratori, in particolare del polo di innovazione Neurobiotech di Caserta. Si fonda, per dirla in poche parole, sulla raccolta di materiale biologico donato dai cittadini su base volontaria e sulla costruzione di enormi banche dati». Lo scopo? «Individuare veri e propri indirizzi di politica della salute e non semplicemente la cura del singolo caso». Ma quale materiale può essere raccolto nella “Biobanca” e secondo quali criteri? «Per materiale biologico intendiamo sangue, urine, parte di tessuti o anche altro tipo di elementi – dice la Belfiore – A disciplinarne la raccolta è una rete scientifica europea che si muove sulla base di normative specifiche. Tutti questi campioni a livello cellulare forniscono informazioni importantissime ai ricercatori. Nel caso specifico di Neuromed la Biobanca è servita inizialmente per studiare l’incidenza di determinati stili di vita e comportamenti alimentari sulle malattie cardiovascolari poi lo spettro di ricerca si è ampliato allo studio di altre patologie con risultati molto interessanti».

Insomma, in un’epoca in cui si rischia di cedere alle sirene dell’oscurantismo scientifico, c’è chi la scienza cerca di avvicinarla alle persone comuni rendendola un “oggetto” meno ostile e sconosciuto.  E’ l’operazione che sta portando avanti la Fondazione Neuromed con il progetto B-Future per la Notte Europea dei Ricercatori 2018 che vede il supporto della Commissione Europea nell’ambito delle azioni “Marie Skłodowska-Curie” del programma Horizon 2020.

Tutto ruota attorno all’idea di una macchina del tempo. Un viaggio nella storia attraverso antiche idee, antiche sfide, per arrivare alle grandi domande del presente, fino al futuro che la scienza sta disegnando. Rappresentato dalla De Lorean, l’indimenticabile auto del film “Ritorno al futuro”, il viaggio proposto da B-Future vuole indicare come la scienza sia parte della vita di tutti, in ogni giorno. Non solo nelle meraviglie tecnologiche che ci circondano, ma anche nel modo stesso di pensare e di vedere il mondo.

L’ultimo appuntamento è stato il simposio “Investire nei giovani ricercatori per disegnare il futuro dell’Europa”, in collegamento in diretta con i 26 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico delle Neuroscienze e della Neuroriabilitazione. Al termine del simposio, c’è stata l’apertura dei laboratori al pubblico. Per tutta la serata i cittadini di ogni età hanno avuto la possibilità di interagire con i ricercatori Neuromed e di visitare gli strumenti del loro lavoro. Il tutto accompagnato dall’allegria del “Pub med”, dalla musica dei “Paipers”, dal cibo mediterraneo del “Science dinner” e dallo spettacolo “Led Show – Illuminiamo la ricerca”.

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