Pubblicato il: 9 novembre 2018 alle 8:00 am

Obesità infantile? Il rimedio è nell’amicizia e nella famiglia Emerge da uno studio pubblicato su Nature Human Behaviour e condotto dal Jrc della Commissione europea. “Se l’obesità può essere ‘contagiosa’, i risultati di questo lavoro indicano come lo siano anche i meccanismi che possono contrastarla”

di Arcangela Saverino.

Cambridge, 9 Novembre 2018 – In 9 dei 28 paesi dell’Unione Europea, la percentuale di bambini di 11 anni in forte sovrappeso oppure obesi è superiore al 30%, con punte addirittura del 39% in Grecia e a Malta. Emerge dalla mappatura del Joint Research Centre della Commissione Europea. Secondo la Childhood Obesity Surveillance initiative (2015-17) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, poi, i bambini italiani sono tra i più grassi d’Europa. Proprio nella patria della Dieta mediterranea risulta che circa un ragazzo su cinque (dal 18% al 21%) è obeso.

I consigli degli esperti sono sempre gli stessi: accanto a una corretta alimentazione è necessario praticare attività fisica. Ma non sempre i bambini sono propensi ad abbandonare divano e videogiochi per una sana corsa all’aperto. Un recente studio di cui è coautrice Eugenia Polizzi, ricercatrice dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc), ha dunque esaminato l’impatto di meccanismi sociali come la reciprocità e la cooperazione di gruppo sul motivare bambini di 9-11 anni a praticare più sport. Il lavoro, pubblicato su Nature Human Behaviour, è coordinato dal Joint Research Center della Commissione europea in collaborazione con l’Università di Cambridge.

A 350 bambini di 15 scuole elementari italiane è stato chiesto di indossare quotidianamente per sette settimane un accelerometro che permette di registrare i movimenti del corpo. L’attività fisica rilevata veniva trasformata in punti, che alla fine dello studio potevano essere scambiati con premi, assegnati in base all’attività svolta dal bambino (incentivi individuali), oppure a quella dei loro migliori amici e collettivamente all’interno di squadre (incentivi sociali). In queste ultime due condizioni, più i loro amici si muovevano, più i bambini ricevevano punti.

“Gli incentivi sociali erano molto più efficaci rispetto a quelli individuali nello stimolare l’attività fisica dei bambini, portando ad un aumento globale del 52% di attività rispetto ad una condizione di controllo”, ha spiegato spiega Eugenia Polizzi.

“Inoltre – ha poi chiarito -, l’effetto degli stimoli sociali varia a seconda del genere: le bambine risultano più recettive a incentivi in cui i punti sono scambiati con quelli delle migliori amiche, mentre nei maschi hanno più successo quelli di ‘gruppo’ in cui i punti vengono sommati e redistribuiti tra i membri di una squadra”.

Come si spiegano questi risultati? “Sono spiegabili in termini di differenze nelle reti di amicizia – ha precisato la ricercatrice -. Quelle femminili sono più ristrette e reciproche, quelle maschili più ampie e caratterizzate da giochi di gruppo”.

Il collegamento tra i bambini che assegnavano e ricevevano punti era stato fissato a priori, in modo da impedire che i bambini più pigri fossero ‘abbandonati’. “Questo ha spinto i compagni ad esercitare una positiva pressione verso gli amici da cui ricevevano punti, generando una leva sociale che si è diffusa per tutto il network”, ha concluso la ricercatrice. “Se alcuni studi hanno dimostrato che l’obesità può essere ‘contagiosa’, i risultati di questo lavoro indicano come lo siano anche i meccanismi che possono contrastarla”.

Un altro studio, pubblicato sul sito della National Center for Biotechnology Information, nel Maryland, individua nelle famiglie il primo fondamentale gradino nel contrasto all’obesità infantile.

Il successo di un bambino nel raggiungimento di un peso adeguato e un’alimentazione sana consiste nel supporto che riceve.

La famiglia è un obiettivo applicabile per gli interventi di promozione della salute e i programmi di intervento basati sulla famiglia sono considerati uno dei metodi di maggior successo per il trattamento o la prevenzione dell’obesità. Le famiglie sono in grado di costruire le abitudini di vita dei bambini, attraverso il loro “stile genitoriale” e la gestione del “funzionamento familiare”. Ecco perché i genitori di bambini in sovrappeso, seguendo gli indirizzi di questa ricerca, vengono coinvolti con incontri periodici. E’ emerso che dopo la partecipazione dei genitori a questo tipo di programmi, i loro figli consumavano più fibre e erano meno sedentari. In alcuni casi, è documentata anche una significativa riduzione della massa grassa.

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