Pubblicato il: 10 novembre 2018 alle 8:00 am

Spreco alimentare, l’esempio Emilia Romagna Nella regione aumenta la percezione dello spreco: dal 2007 recuperati 22 milioni di euro di prodotti con 132 enti beneficiari, 113 donatori e 52 Comuni coinvolti

di Francesco Nardone.

Bologna, 10 Novembre 2018 – Spreco alimentare: una delle cose che i nostri nonni non conoscevano o che, conoscendone l’illogicità, contrastavano efficacemente. Quanto è illogico? Diciamolo con i numeri: più di 800 milioni di esseri umani non hanno cibo a sufficienza mentre un terzo della produzione globale di alimenti si perde o si spreca lungo la filiera che porta il cibo dal campo alla tavola. 1,3 miliardi di tonnellate di cibo destinato al consumo umano non raggiunge mai le tavole per un valore economico pari a circa mille miliardi di dollari all’anno, che sale a circa 2mila e 600 miliardi di dollari se si considerano i costi nascosti. Così per produrre il cibo che viene sprecato ogni anno nel mondo usiamo circa 250 miliardi di litri di acqua, vengono emesse inutilmente in atmosfera l’equivalente di 3,3 miliardi di tonnellate di CO2e viene utilizzato circa il 30% del suolo agricolo disponibile sul pianeta.

La buona notizia è che l’Italia migliora, anche se butta via ancora lo 0,6% del Pil all’anno.

Secondo i dati del Rapporto 2018 dell’Osservatorio Waste Watcher, Last minute Market/Swg presentato a Bologna da Andrea Segrè dell’Università di Bologna – fondatore Last Minute Market e campagna Spreco Zero – quattro italiani su dieci dichiarano di aver ridotto gli sprechi nell’ultimo anno, nove su dieci ammettono di sentirsi in colpa quando gettano il cibo avanzato e ancora commestibile, e quattro su cinque giudicano irresponsabile buttare cibo ancora buono.

E, in controtendenza con il dato nazionale, in Emilia-Romagna aumenta la percezione dello spreco, forse – spiegano i curatori del Rapporto – perché è maggiore l’attenzione reale al fenomeno. Da Piacenza a Rimini si gettano soprattutto verdura e frutta fresca: un quinto in più rispetto al dato nazionale. Ma anche salse e sughi, pasta fresca, riso e prodotti per la colazione.

Sul versante della distribuzione, dal 2007 al 2016 grazie ai progetti di Last minute market sostenuti dalla Regione, sono stati recuperati alimenti per un valore complessivo di circa 22 milioni di euro e 132 enti beneficiari diretti, 113 donatori, 52 Comuni coinvolti. Oltre 5,5 mila tonnellate di cibo, più di 300 mila pasti, 851 mila farmaci e 13.738 libri, sono stati così salvati dal cestino.

E’ proprio Andrea Corsini, assessore regionale a Turismo e Commercio, a richiamare l’attenzione sulla responsabilità nei consumi, che deve andare di pari passo con una cittadinanza consapevole e rispettosa. «Va coltivata una sensibilizzazione sociale e sugli stili di vita – ha affermato Corsini -, dall’educazione nelle scuole, al monitoraggio nella grande distribuzione, allo sviluppo di una vera e propria cultura di riduzione dello spreco alimentare. Resta comunque da fare ancora parecchio per rendere più diffusi comportamenti di riduzione degli sprechi di cibo. La Regione – ha poi aggiunto Corsini- da tempo è attenta a dinamiche economiche più eque, sostenibili sotto il profilo ambientale e sociale, più solidali e comunitarie, tanto, ad esempio, da normare con due leggi regionali (19/2016 e 16/2015) la promozione dell’economia solidale e il sostegno all’economia circolare, che ruota in sostanza su riuso e riciclo».

«Mangiare è un atto di giustizia e di civismo: verso noi stessi, verso gli altri, verso il mondo – ha spiegato Andrea Segrè -. I paradossi del cibo sono evidenti: 815 milioni di individui sulla terra soffrono la fame e una persona ogni tre è malnutrita. Ma intanto una persona su 8 soffre di obesità. A breve prenderanno il via le iniziative della campagna Spreco Zero per i primi 20 anni di Last Minute Market, un progetto nato fra l’autunno 1998 e la primavera ’99 che vogliamo celebrare con molte iniziative fino al 5 febbraio 2019, Sesta Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco. Tutti possiamo dare il nostro contributo».

Il Rapporto

Lo spreco domestico rappresenta un danno economico secondo 9 italiani su 10 (93%), di forte impatto diseducativo sui giovani (91%).Nella pratica quotidiana il 63% degli intervistati dichiara di gettare il cibo una volta al mese (17%) o anche meno frequentemente (46%). Il 15% sostiene di gettare cibo una volta ogni due settimane, il 15% una volta a settimana e solo l’1% della popolazione afferma di gettarlo quotidianamente o quasi.

Le ragioni sono intuibili: il cibo è scaduto (44%), ammuffito (41%), non ha un buon odore o sapore (39%) o è era stato acquistato in quantità eccessiva (36%).

Con particolare attenzione, l’Osservatorio Waste Watcher ha indagato i dati dell’Emilia-Romagna, regione pilota rispetto ai recuperi Last minute market e motore della campagna Spreco Zero nata presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna.

Cibo scaduto e gettato

Per il 92% degli emiliano-romagnoli è un comportamento irresponsabile.

In base al Rapporto, la presenza di cibo scaduto nelle dispense o in frigorifero è in testa alle ragioni dello spreco in regione (43%): indice di prodotti acquistati probabilmente in eccesso (40%) o ammuffiti (43%).

L’87% dei cittadini emiliano-romagnoli getta il cibo due volte alla settimana o più raramente, il 15% una volta alla settimana e l’8% più volte nel corso di una sola settimana.

Un comportamento che il 92% dei cittadini giudica irresponsabile.

Così il 56% dei cittadini dichiara di conservare il cibo avanzato oppure  consuma quello appena scaduto se ancora buono (46%) o controlla che venga mangiato prima della scadenza (41%).

Strategie ed educazione alimentari

Quali sono le strategie per la prevenzione dello spreco? Prima di tutto la pianificazione della spesa (85%), i packaging intelligenti che cambiano colore (84%) e il controllo delle temperature del frigo (84%).

E rispetto ai figli, che regole si danno in casa? Non sprecare il cibo, per l’86%, scegliere la qualità (sempre 86%) e rispettare la stagionalità del cibo (85%); un po’ meno il risparmio negli acquisti (81%).  E come ha influito la sensibilizzazione di questi anni? Sostanzialmente senza differenze per il 57% degli intervistati, mentre per 4 italiani su 10 lo spreco è diminuito (39%).

neifatti.it ©