Pubblicato il: 13 novembre 2018 alle 7:00 am

Cambiamento climatico, anche le spiagge sono a rischio Scienziati di Cnr e Università Ca’ Foscari hanno realizzato la prima ricerca sugli effetti a catena che legano emissioni in atmosfera, acidificazione del mare ed erosione costiera. I risultati pubblicati su Climatic Change

di Fabrizio Morlacchi.

Oristano, 13 Novembre 2018 – Per ogni grado di riscaldamento globale, lo studio suggerisce che la variabilità della temperatura aumenterà fino al 15% in Sud Africa e Amazzonia, e fino al 10% nel Sahel, in India e nel Sud-est asiatico. Lo scriveva Teresa Terracciano su questo giornale a maggio scorso. Cambiamenti climatici, disequilibri vegetativi, alterazioni profonde dell’ecosistema: quello in atto è un processo con effetti devastanti. Neifatti.it affronta periodicamente e costantemente l’argomento. Non poteva, dunque, sfuggire il recente lavoro coordinato dall’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ias) di Oristano, svolto in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia, secondo il quale dune e spiagge potrebbero modificare il loro aspetto per l’aumento di emissioni di anidride carbonica in atmosfera, già tra le concause del cambiamento climatico in atto.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Climatic Change, ha analizzato la catena di effetti innescati dall’aumento di COsull’ambiente marino, stimando che da oggi al 2100 l’accumulo dei sedimenti alla base dei sistemi dunali mediterranei potrebbe calare del 31%, con erosione delle spiagge e maggiori rischi di inondazioni. Il caso di studio analizzato dai ricercatori è stata la baia di San Giovanni, lungo la penisola del Sinis, in Sardegna.

“Lontano dalle foci dei fiumi, i sistemi duna-spiaggia possono essere formati, interamente o in buona parte, da sedimenti carbonatici prodotti dagli ecosistemi marini, ad esempio praterie sottomarine di Posidonia oceanica”, ha spiegato Simone Simeone, ricercatore Cnr-Ias, che ha coordinato lo studio. “Tali sedimenti – ha poi precisato – potrebbero essere dissolti dall’acidità crescente dei mari: secondo recenti studi entro fine secolo il pH marino potrebbe scendere di circa 0.4 unità. A provocare l’acidificazione degli oceani, come noto, è l’aumento dell’anidride carbonica in atmosfera”.

La ricerca ha rivelato che gli effetti di questo fenomeno possono stravolgere il bilancio sedimentario di un sistema spiaggia-duna. “Abbiamo constatato come una quantità rilevante del sedimento che forma il sistema spiaggia-duna sia costituito da resti di organismi vulnerabili agli effetti dell’acidificazione. Una diminuzione del pH potrebbe condizionare in maniera rilevante l’abbondanza di questi organismi negli ecosistemi marini e conseguentemente ridurre i sedimenti carbonatici”, ha aggiunto Simeone.

Ma anche i sedimenti sommersi sarebbero a rischio. “Si tratta delle ‘fondamenta’ del sistema spiaggia-duna che potrebbero subire un’inversione del bilancio sedimentario – ha evidenziato Emanuela Molinaroli, docente di geomorfologia e sedimentologia al Dipartimento di scienze ambientali, informatica e statistica di Ca’ Foscari -. Alcune spiagge, da ambienti in progressivo accrescimento o in equilibrio potrebbero trasformarsi in ambienti in erosione. Inoltre, la ricerca dimostra come l’effetto dell’acidificazione sul sistema spiaggia-duna, combinato al previsto innalzamento del livello del mare, potrà incrementare sia l’arretramento della linea di riva, che gli effetti negativi delle inondazioni”.

Fonti: Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ias) di Oristano, Università Ca’ Foscari Venezia.

Studio sugli effetti a catena che legano emissioni in atmosfera, acidificazione del mare ed erosione costiera pubblicato su Climate Change. Link https://rdcu.be/9siA

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